L’incontro tra el abuelo del mundo e il nonno d’Italia, per favorire lo scambio generazionale, custodire le radici e tramandarle.
“La carezza e il sorriso” è il titolo dell’evento che si terrà sabato 27 aprile nell’Aula Paolo VI in Vaticano, voluto da Papa Francesco e promosso dalla Fondazione Età Grande, con lo scopo di sostenere le persone anziane e il loro ruolo nel mondo attuale. Sono attesi seimila partecipanti, tra cui nonni e nipoti. In Aula, oltre alle varie testimonianze, sarà ospite anche il nonno d’Italia, Lino Banfi, e Al Bano. Mons. Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, ha spiegato che l’evento può significare un cambio di passo all’interno della cultura, della società, dell’economia e della religione, sulla scorta delle indicazioni che il Santo Padre ha dato, con le sue 19 catechesi sulla vecchiaia, su come vivere cristianamente quei trent’anni in più che rimangono dopo la pensione. Questo incontro tra nonni e nipoti può portare un vento di primavera che può vincere anche l’inverno demografico.
Gli anziani devono comprendere che ancora possono dare molto. L’Italia, dopo il Giappone, ne conta 14 milioni, in gran parte senza alcun pensiero politico, economico, culturale e spirituale. Papa Francesco ha più volte richiamato l’attenzione su questa fascia della popolazione e sul rischio di isolarla sull’onda di una società dello scarto. Nel 2050 il pianeta ospiterà 2 miliardi di persone ultrasessantenni, una realtà che ha bisogno di tutele e politiche sanitarie adeguate. Un tema attuale ma spesso dimenticato dai nostri governanti, per cui è stata recentemente creata una commissione per la cura dell’anziano per contrastarne l’abbandono e l’indifferenza. Di fondamentale importanza è promuovere ogni iniziativa intergenerazionale, favorire la permanenza degli anziani nella propria abitazione – che rischiano l’isolamento sociale –, promuovere la dignità, la cura e il rispetto. Il Santo Padre ha spiegato che l’obiettivo di questa Giornata è quello di favorire l’incontro tra generazioni, tra nonni e nipoti, per “custodire le radici e tramandarle”.

Intervista a Lino Banfi, attore. Da tutti conosciuto come il nonno d’Italia
Come è nata l’amicizia tra Lei e Papa Francesco?
Desideravo molto conoscere Papa Francesco e mi emozionai molto quando mi fu comunicato che Sua Santità mi avrebbe incontrato privatamente prima dell’udienza generale del mercoledì. La prima volta è stato un incontro veloce, ma mi sono trovato di fronte al Pontefice che mi disse: “Mi hanno detto che lei è il nonno d’Italia”. Gli raccontai che lo avevo conosciuto quando era Cardinale a Buenos Aires. In quell’epoca mi trovavo a girare una fiction in Argentina. Il Pontefice ricordò subito che in quell’occasione aveva incontrato nella Diocesi degli attori italiani. Il tempo dell’incontro durò poco, ma gli promisi di raccontargli, un giorno, con calma, la mia storia. Ma prima o poi, a piccole dosi, riuscirò a far dire a Papa Francesco ‘papele papele’
Poi vi siete lasciati?
Durante questo primo incontro non potevo andare via senza farmi una foto ricordo! Gli dissi: “Vede, Santità, io sono attore! Se racconto ai miei colleghi di essere stato con Papa Francesco senza essermi scattato un ricordo, tutti si metteranno a ridere”. “Non ha un cellulare?”, mi chiese Lui. “Si – risposi – ma non so fare i selfie”. “Neanch’io!”, rispose Francesco. Quindi chiamò Don Sergio Mercanzin, che aspettava fuori nella piccola camera a Santa Marta, e immortalò quel bel momento. Questa fu la prima volta insieme al Papa. Poi, piano piano, è cresciuta l’amicizia. Adesso vengo a trovarlo più spesso. Lui mi chiama il nonno d’Italia, io lo chiamo el abuelo del mundo.
Quanto è importante rimettere al centro, nella nostra società, il ruolo dei nostri nonni, anziani nella vita delle nostre famiglie?
Come nonno di 88 anni vorrei che si togliesse di mezzo un aggettivo che viene spesso usato per noi anziani: la parola fragili. Non mi è mai piaciuto! Noi non siamo fragili, siamo fortissimi! Nella mia famiglia ancora mi sento il ceppo principale, l’albero maestro, dove stanno tutti appesi; per ogni cosa chiedono sempre “a papà”. Adesso girerò un docufilm sulla mia vita, e quando si dice sulla mia vita vorrei girarlo adesso che sono ancora vivo. Quindi trattiamo di cambiare questo aggettivo! Per i miei gusti, vorrei che le case di riposo per anziani non esistessero, ma so che questo non è possibile. Finché si può i familiari dovrebbero tenere gli anziani in casa, devono stare in famiglia. Le persone anziane devono poter, anche se non parlano o non si muovono, guardare i loro figli e i nipoti che sorridono. Quello vale molto, più di mille cose.
Lo scambio generazionale è fondamentale per la crescita e lo sviluppo dei nostri bambini. Mi sa dire i motivi per cui questo spesso non avviene?
È una domanda difficile. Lo scambio tra generazioni può avvenire solo se c’è coesione fra loro, tra i parenti. Di solito si accenna sempre a due lettere dell’alfabeto greco, Alfa e Omega, ma tutte le altre lettere che sono dentro l’alfabeto non vengono mai menzionate. Bisogna parlare degli altri componenti della famiglia: genero, nuora, suocera, cognati, ecc.
Il rapporto tra nonno e nipote è molto bello. Si crea una relazione anche di furbizia e di intelligenza con il bambino, una relazione di intesa. Quando si rompe questa relazione si rompe tutto: con la diffidenza tutto, poi, diventa difficile.
I giovani sono sempre più sfiduciati a crearsi una famiglia. Lei cosa ne pensa?
Quando vado a parlare ai giovani li incoraggio a mettere su famiglia e a fare figli. Non si può aspettare troppo tempo, altrimenti i nonni finiscono. Come si fa una vita, una nazione, senza avere figli e nonni? Quindi, ragazzi, datevi da fare, perché quando c’è più amore nascono più figli e siamo tutti più felici. Ai bambini domando sempre: “Come si fa ad essere bambini? Insegnatecelo, per diventare bambini un’altra volta”. Ecco il rapporto che voglio creare, più unione tra le nostre generazioni.
Cortesia – Lino Banfi“Il Santo Padre, credo che lo faccia ogni mattina,
ci aiuta a pregare per la martoriata Ucraina.
Ed anche per Israele e per la Palestina.
E tutti noi, oggi, insieme a Papa Francesco, che è il nonno del mondo,
dandoci la mano, nonni, nipoti, faremo come un girotondo.
Certo, non è con questo gesto che qualche guerra finirà,
ma a qualcosa di buono certamente servirà”.
Nonni, anziani vivono in solitudine e sono spesso abbandonati a loro stessi. Da dove ripartire per un cambiamento di rotta?
Come Le accennavo prima, le case per anziani non dovrebbero esistere. So che sto dicendo una cosa grossa. Dipende molto da ognuno di noi. I nostri anziani devono stare più a contatto con i loro famigliari, fa parte di noi. È come se uno dicesse: “Un braccio lo devi tenere in ospedale e il resto del corpo a casa…come fai?”. Il braccio, anche se non si muove, ti serve perché con l’altra mano ci fai qualcosa. Così è il vecchio, se noi lo isoliamo si intristisce ancora di più. Personalmente molti medici mi hanno ringraziato perché dicono che il mio film, Vieni Avanti cretino, fa ridere chiunque. Anche se non capiscono la lingua i malati di Alzheimer ridono e ridendo si muovono un po’ tutti i muscoli facciali.
Papa Francesco incoraggia i giovani a non dimenticare mai le radici e la storia delle loro famiglie. Cosa accade nella generazione attuale che non ringrazia abbastanza i nostri anziani, nonostante ci sostengano anche economicamente?
Devono imparare un po’ di più a ringraziare i nonni e a dire: “Senza di te non ce l’avrei fatta!”. Ma sono i genitori, le nuore, i generi ad insegnare la riconoscenza ai giovani. Gli adolescenti dovrebbero ubbidire di più ai genitori. Da qui nasce il rispetto per gli anziani e per la vita che abbiamo trascorso.






