Appello di Leone XIV alla pace, al perdono e alla fraternità. Durante la messa ad Annaba: “La carità è il codice fondamentale dei cristiani”
Il profondo appello di papa Leone alla pace, al perdono e alla fraternità tra i popoli ha caratterizzato la prima giornata del suo viaggio in Africa con prima tappa in Algeria. Il Pontefice ha concluso il secondo giorno visitando i siti archeologici agostiniani di Annaba, l’antica Ippona, patria di Agostino, dove ha fatto il vescovo per 34 anni. Sotto una pioggia torrenziale e sotto stretta sorveglianza ha visitato le rovine, deposto una corona di fiori e, molto emozionato, si è raccolto per un breve momento di preghiera.
Poi ha fatto visita alla Casa di accoglienza delle Piccole Sorelle dei Poveri, dove cinque suore si prendono amorevolmente cura di circa quaranta anziani, la maggior parte dei quali musulmani. Al suo arrivo il Santo Padre è stato accolto dalla Superiora della Comunità, rivolto un saluto ai presenti seguiti dallo scambio di doni e da un canto: “Vi ringrazio di accogliermi in questa casa! Sono contento perché qui abita Dio, perché dove c’è amore e servizio, lì c’è Dio”.
Il Papa ha sottolineato che il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne. “Ma il cuore del nostro Padre – aggiunge Papa Prevost – non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli e gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno. Come cercate di fare qui nel servizio quotidiano, nell’amicizia, nel vivere insieme”.
A seguire il Pontefice ha incontrato in udienza privata i membri dell’Ordine Agostiniano. La visita è caratterizzata da un itinerario che mira a rafforzare il dialogo e la convivenza tra cristiani e musulmani; pone inoltre l’accento sulle origini nordafricane di Agostino, il padre Patrizio, pagano, e la madre Monica, fervente cattolica, la cui fede incrollabile avrebbe influenzato in modo decisivo il ritorno di Agostino alla Chiesa.
Leone XIV ha presieduto la Messa, nella Basilica di Sant’Agostino di Annaba, gremita di fedeli, e ha sottolineato che la parola divina attraversa la storia e la rinnova con la voce umana del Salvatore. “Oggi ascoltiamo il Vangelo, buona notizia per tutti i tempi, in questa basilica di Annaba dedicata a Sant’Agostino, Vescovo dell’antica Ippona. Lungo i secoli, i luoghi che ci ospitano hanno cambiato nome, ma i santi sono rimasti come nostri patroni e testimoni fedeli di un legame con la terra, che viene dal cielo”.
Nella sua omelia il Papa è partito dall’episodio evangelico dell’incontro tra Gesù e Nicodemo per spiegare la chiamata a rinascere dall’alto, cioè da Dio. Da questa prospettiva, il Pontefice ha sottolineato che “non si tratta di una dura imposizione, ma di un dono di libertà, poiché rivela una possibilità insospettata: quella di rinascere dall’alto, grazie a Dio, una rinascita che deriva dalla sua volontà d’amore, che desidera rinnovare l’umanità chiamandola a una comunione di vita che inizia con la fede”.
Mentre Cristo ci chiede di rinnovare da capo tutta la nostra esistenza, ci dà anche la forza per farlo. Lo attesta bene sant’Agostino, dice Leone XIV, che prega così: «Da’, o Signore, quel che comandi e comanda quello che vuoi». “Quando ci chiediamo come sia possibile un futuro di giustizia e di pace, di concordia e di salvezza, ricordiamoci che stiamo facendo a Dio la stessa domanda di Nicodemo: ma davvero la nostra storia può̀ cambiare? Siamo così carichi di problemi, insidie e tribolazioni! Davvero la nostra vita può̀ ricominciare da capo? Sì!”.
L’affermazione del Signore, così piena d’amore, riempie i nostri cuori di speranza. Il Pontefice dice che non importa quanto siamo oppressi dal dolore o dal peccato: il Crocifisso porta tutti questi pesi con noi e per noi. Non importa quanto siamo sfiduciati dalle nostre debolezze: “Proprio allora si manifesta la forza di Dio, che ha risuscitato Cristo dai morti per dare la vita al mondo. Ciascuno di noi può̀ sperimentare la libertà della vita nuova che viene dalla fede nel Redentore”.
Per i commentatori della Chiesa la visita di Leone XIV ha portato con sé un messaggio chiaro: l’eredità di Agostino vive nella ricerca della verità, nell’incontro con Dio, nel riconoscimento della dignità di ogni persona e nell’impegno per la costruzione della pace. Così lo ha espresso il Papa riferendosi a Sant’Agostino: “Guardiamo a lui e alla sua conversione. In questa rinascita, provvidenzialmente accompagnata dalle lacrime della madre, Santa Monica, egli divenne se stesso esclamando: «Io non sarei, Dio mio, non sarei affatto, se Tu non fossi in me. O meglio, non sarei, se non fossi in te».
Con questo gesto il Papa non solo ha reso omaggio a uno dei giganti della fede cristiana, ma ci ha anche ricordato che, anche in contesti a maggioranza musulmana come l’Algeria, il dialogo, il rispetto reciproco e la cura dei più vulnerabili rimangono percorsi possibili e necessari: “In questa terra, carissimi cristiani di Algeria, rimanete come segno umile e fedele dell’amore di Cristo. Testimoniate il Vangelo con gesti semplici, relazioni vere e un dialogo vissuto giorno per giorno: così date sapore e luce là dove vivete”.
Leone incoraggia i fedeli a continuare questo servizio alla carità, una storia fatta di accoglienza generosa e di tenacia nella prova: qui hanno pregato i martiri, qui sant’Agostino ha amato il suo gregge cercando la verità̀ con passione e servendo Cristo con fede ardente. “Siate eredi di questa tradizione, testimoniando nella carità̀ fraterna la libertà di chi nasce dall’alto come speranza di salvezza per il mondo”. Chiede ai cristiani di Algeria di restare un segno umile e fedele dell’amore di Cristo e incoraggia ad essere una testimonianza costante di dialogo e di gioia nel paese.
Fonte: Rainews








