Celebriamo l’8 Marzo: Diversamente Uguali

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Perché tutto cambi, devi cambiare tu: è sufficiente? No. È necessaria la consapevolezza da parte della politica e della società per creare un ambiente favorevole affinché tutte le donne possano contribuire con le loro capacità in un sistema che non è pensato per loro come protagoniste. Questa situazione è più evidente in Europa, in Italia, dove tutti: ragazzi e ragazze seguono lo stesso sistema educativo, dove l’istruzione è obbligatoria. Ma l’ambiente sociale non è preparato ad accogliere le donne: sono preparate le famiglie?

Un ambiente lavorativo e sociale che predilige la mentalità maschile, dove la forza fisica va di pari passo con la mente, non dà molto spazio ai ragionamenti femminili, la direzione maschile punta a essere seguita e non accetta suggerimenti e tanto meno innovazioni.

Pochi giorni fa è stata proiettata la vita dell’astrofisica Margherita Hack, tratta dalla sua autobiografia “Nove vite come i gatti”. Nata a Firenze nel 1922, figlia unica di una insolita coppia italiana, il padre di origini svizzere perse il lavoro per non aver accettato la tessera del regime fascista, la madre pittrice mantenne la famiglia grazie al suo talento, lavorò in Svizzera in una scuola, dove alle ragazze veniva insegnato ad avere paura anche di se stesse, del proprio corpo, si lavavano vestite, la madre rifiutava le religioni che limitavano l’essere umano.

Il padre osservava che Margherita non veniva accettata dalle altre bambine, non giocavano con lei perché indossava pantaloni e non i vestiti, per la madre invece «se Margherita crescerà libera, crescerà forte», la accetta così com’era e la incoraggia nelle sue scelte. Si forma in un ambiente familiare dove conta la sua opinione, ma, soprattutto, dove l’attività agonistica, esaltata dal regime fascista, gli permette di assumere le sue capacità fisiche, rafforza la sua libertà di pensiero e gli fa assaporare il piacere di vincere, sa cosa è vincere e non se ne vergogna, non si vergogna di dire “sono prima” nessuno la chiama arrogante.

Nonostante abbia definito crudele il «Duce Mussolini» per aver licenziato dalla sua scuola un’insegnante ebrea, suicidatasi poi, lei non fu espulsa, ma solo sospesa per 20 giorni. Studia fisica, svolge la tesi presso l’Osservatorio Astrofisico di Arcetri, un luogo dal valore storico, ad Arcetri Galileo Galilei visse e morì “eppur si muove”.

Margherita voleva conoscere le stelle, vederle e fotografarle con il telescopio, doveva lavorare di notte, pernottare all’Osservatorio, nessuno glielo impedì, nemmeno il suo fidanzato. Non smetteva mai di guardare le stelle, con loro trovo la sua strada, sì all’università, in classe era l’unica donna, non era tanto brillante in teoria, era invece brillante nell’esercitazioni, la migliore in operatività, studiava le stelle Cefeidi, che si caratterizzano per la loro imprevedibilità. Vince il concorso per l’insegnamento e la ricerca all’Osservatorio Astronomico di Merate in Lombardia, dove lavoravano molte donne, nella parte amministrativa, gli astronomi, tutti uomini, cercavano di trattarla come una “donna, non come una collega”, la meschinità dei suoi colleghi scientifici nei suoi confronti, le fanno capire che nonostante si occupassero del cielo erano “semplicemente uomini”, arrivando addirittura a tagliarle le gomme dell’auto, si preoccupano perché lei non aveva figli, chiamavano il marito “il moglio”. Il direttore dell’Osservatorio era un piccolo «Barone», che si sentiva potente quando si vedeva circondato da omini che lo accompagnavano annuendo. Non sopportava Margherita, che riuscì a far pubblicare le sue ricerche all’estero. Fu invitata a Berkeley come visiting professor per scrivere un Trattato di spettroscopia stellare, il direttore non accetta, sostenendo che “lei è pagata per lavorare al Centro di Merate”, lei risponde “sono pagata per fare ricerca. La scienza non ha limiti, se non scambiamo idee con altri scienziati rimarremo alla periferia del mondo” gli ricorda che l’Italia è il paese di Galileo, Cassini, Schiaparelli, la “storia d’Italia”. Margherita gli ricorda a sua volta che «sono tutti morti» e propone: «al mio ritorno non vi dirò niente di quello che ho imparato così non potranno peggiorare e saremo tutti felici». Chiede anche che venga corretta la dizione del suo nome, i suoi colleghi che non hanno vinto il concorso docenti-ricerca si chiamano professore e lei è chiamata dottoressa: «Lo so che è una inezia, ma al mio ritorno spero che sia stato corretto».”

A Berkeley capisce che a Merate non era felice, decide di dare una svolta alla sua vita, si candida e vince il concorso come direttrice dell’Osservatorio di Trieste. Altro confronto, il vecchio direttore di Trieste non vuole lasciare la direzione, poiché come in tutte le università il Barone intende lasciare lil testimone al suo assistente, per tramandarla ai posteri, gli ha fatto la guerra. Suo marito disse a Margherita “ti farà la guerra, ma, come sempre, vincerai”.

Non solo ricoprì l’incarico di Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Trieste, che nacque dalla Scuola Nautica di Trieste fondata da Maria Teresa d’Austria nel 1753, nella quale venne edificato l’Osservatorio nel 1923. Margherita ottenne il cambio di destinazione di un’area militare al confine con la Slovenia, dove è stata costruita la “Specola Margherita Hack”, luogo aperto alla visita del pubblico e delle scuole.

Margherita Hack è ispiratrice, sostiene di non aver subito discriminazioni, in realtà avrebbe potuto subirle, tuttavia l’ha combattuta e sconfitta, non si è mai abbassata al livello delle “vibrazioni” di chi la voleva diversa, di coloro che sono rimasti sorpresi dai suoi risultati non essendo un uomo. Questa Italia che sta cambiando è stimolante, che parla apertamente delle piccole cose maschili che da sempre ritardano lo sviluppo di questo Paese.

Margherita Hack, sorpresa dai suoi risultati, si chiese: dove sono finite tutte quelle ragazze intelligenti che studiavano con me? Si sono perse, divorate da quei lavori in cui bisognava obbedire e non pensare, non si vedeva bene, come anche adesso non è molto ben accettato che una donna sia ambiziosa in ambito lavorativo. Scoprì il sistema stellare Epsilon Aurigae e scrisse l’ipotesi che avesse una compagna, ipotesi ora confermata, combatté per quello in cui credeva. Non ha mai perso la sua ambizione né è diventato ciò che gli altri volevano, quelli che poco a poco ti influenzano senza che tu te ne accorga.

Piuttosto ha prodotto un cambiamento, oggi la ricordo come un personaggio con carattere e un atteggiamento che spaventa a molti, per migliorare la società bisogna lasciarsi alle spalle mediocrità e meschinità, avere sempre pensieri alti come le ambizioni. Come ha detto Margherita “tutti noi abbiamo un’origine comune, siamo tutti i figli dell’evoluzione dell’universo, dell’evoluzione delle stelle, e quindi siamo davvero tutti fratelli”, quindi: diversamente uguali.