Pace, speranza e riconciliazione il filo conduttore del viaggio di Papa Francesco in Africa

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Terra di conflitti e di forti cambiamenti climatici, dal 4 al 10 settembre l’Africa sarà protagonista del quarto viaggio apostolico di Papa Francesco. Mancanza di stabilità ma anche una fede giovane, genuina, forte e in crescita: Mozambico, Madagascar e Mauritius attendono l’arrivo del pontefice, visto come il garante della chiesa Universale, come il seminatore di pace per antonomasia, che sostiene e incoraggia gli ultimi.

La sua presenza sarà vitale come un balsamo, in una terra martoriata dalla violenza, dalle ferite indelebili di migliaia di cattolici e non, tormentati dalla ferocia di dittatori e conflitti, in nome del “progresso”. Il Vescovo di Roma visiterà i tre Stati africani, i più diversi del continente, segnati da forti contraddizioni nel segno della speranza, della pace e della riconciliazione, con un occhio di riguardo alle periferie, “le chiese famiglie”, come vengono chiamate in Mozambico, dove recentemente è stato firmato l’accordo di pace fra i due leader mozambicani, che mette fine agli scontri armati tra le forze di difesa e di sicurezza del Mozambico e l’ala armata dell’opposizione.

Torna la pace nel paese che è prossimo alle elezioni politiche in autunno; con la speranza in un futuro luminoso per il continente. La popolazione del Mozambico, indipendente dal 1975, è di 27 milioni di abitanti; il 56% della popolazione è cristiana, in prevalenza cattolica. Il 18% si dichiara musulmano e il 19% non credente, ma con una parte che pratica riti animisti tradizionali.

Il Madagascar è un Isola che costeggia l’oceano indiano, al largo delle coste del Mozambico; gli abitanti sono circa 25 milioni, 18 le tribù indigene, il 46% sono cristiani, la chiesa cattolica è presente dal XVI secolo. Quarta isola più grande al Mondo, il Madagascar è uno dei paesi più poveri del pianeta. E’ costituito in grande parte da asiatici e i suoi abitanti non si considerano africani. La lingua è il Malgascia. Circa metà della popolazione è di religione animista. La terza e ultima tappa del viaggio di Papa Francesco è l’Isola di Mauritius, nell’Oceano Indiano. La città di Port Louis è composta da 150 mila abitanti. Il 68% della popolazione è composta da indo-Pakistani, seguiti dai creoli con il 27,4%, i Cinesi con il 3% e i francesi con il 2%. Il resto sono Africani (schiavi durante la dominazione francese). In questa isola, tropicale e vulcanica, prevale la religione induista con il 49,9%, seguita dai cristiani con il 32,5% e dai musulmani con il 17,5% della popolazione.

La chiesa in Africa è viva, dinamica, unita nelle diversità, giovane. Sa ascoltare i segni del tempo. Una chiesa, però, che soffre ancora di una mancanza di profondità: il Vangelo non diventa una cultura di vita quotidiana. Nonostante tutto, le vocazioni in questi tre paesi sono in crescita, un buon segnale per la chiesa Universale, soprattutto nel vecchio continente Europeo dove le vocazioni sono in calo. Sarà un momento di forte abbraccio, sincero, con centinaia di missionari, Sacerdoti, suore, laici che riconoscono in questo Padre Spirituale un filo di continuità e coerenza con il Vangelo di Cristo.

Sono i “docili pennelli” nelle mani del Signore, che pagano a volte con la propria vita, testimoni di fede, al servizio dei poveri, ma anche poveri svuotati della speranza di un futuro migliore. L’economia in Africa si basa in gran parte sull’agricoltura, il cui ciclo vitale dipende molto dell’andamento del clima, motore della sua sopravvivenza. Le persone si vedono obbligate ad abbandonare la propria terra a causa dei problemi naturali dovuti all’inclemenza del tempo, dei forti contrasti tra i partiti politici, che recentemente hanno anche portato alla guerra civile, e a una forte insicurezza dovuta alla mancanza di ordine pubblico che non permette loro di sopravvivere, o meglio dire, vivere umanamente. Siamo abituati a vedere gli africani come persone fondamentalmente povere, sfortunate, ma felici. Abbiamo creato il mito del buon selvaggio. Inoltre, siamo abituati a immaginare l’Africa delle immense distese della Savana, dei tramonti e delle magie dei colori. Ma la maggior parte degli Africani non vive in quella condizione. L’Africa di oggi sono gli inferni metropolitani, megalopoli come Kinshasa, Nairobi, estremamente problematiche. Le dittature del passato hanno trasformato le coscienze degli abitanti delle grandi città. In altre parole, il punto di partenza di un’autentica cultura dello sviluppo deve essere la convinzione non di una “cultura occidentale”, di una “cultura africana” o dell’idea stessa di “altra cultura”. L’obbiettivo deve essere una “cultura universale dell’uomo”. Le proiezioni demografiche prevedono per il 2050 una popolazione mondiale superiore ai 9 miliardi. Oggi gli africani sono 1 miliardo e 256 milioni; nel 2050 dovrebbero essere il doppio; il continente rappresenta quindi quasi la metà della crescita della popolazione mondiale. Il problema è che in Europa non vogliamo vedere le cose con una prospettiva più ampia. È la cultura dell’incontro che Papa Francesco propone sull’accettazione dell’apertura ai migranti che arrivano spesso per cercare una qualità di vita migliore. Ma anche del dialogo interreligioso tra le culture, volto ad affrontare insieme e risolvere i problemi della società dei nostri tempi. “I poteri economici – segnala Papa Francesco nella Laudato Sì-  continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente. Così si manifesta che il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi”. L’Africa di Papa Francesco vuole stare con i poveri e gli esclusi, toccarli e incoraggiarli, amarli e coccolarli. Vuole predicare il Vangelo, essere uno di loro, condividere dolori e gioie, sogni e speranze. Con gli stessi rischi e pericoli. “Cosa c’è di più utile della passione per portare i santi verso la gloria?” Ascolta quanti vengono calpestati nella loro dignità e, nonostante questo, hanno la forza di innalzare lo sguardo verso l’alto per ricevere luce e conforto. Ascolta coloro che vengono perseguitati in nome di una falsa giustizia, oppressi da politiche indegne e intimoriti dalla violenza; eppure sanno di avere in Dio il loro Salvatore.

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