José Maria Bergoglio, el Papa della tenerezza (final)

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Nasce così il libro “El Papa de la Ternura”, Il Papa della Tenerezza (Planeta), ancora non tradotto in italiano, che mette in evidenza gli elementi essenziali della personalità del Pontificato di Papa Francesco, raccontato dall’autrice, la corrispondente vaticanista spagnola per COPE, Eva Fernández.

Cosa ti ha colpito di più del pontificato di Papa Francesco?

Quando sono arrivata a Roma come corrispondente della catena radiofonica spagnola COPE, mi è toccato di seguire attentamente ogni giorno le cronache di Papa Francesco, e le prime cose che mi sono saltate agli occhi sono stati questi gesti di tenerezza nei confronti della gente. Avevo fatto molta attenzione, c’era qualcosa di molto forte, attraente come una calamita, genuino nei suoi gesti, una docilità nel tratto in special modo con gli ultimi; riusciva a cambiare il cuore delle persone. Sai, sono esperienze che ti cambiano la vita, cominci ad avere uno sguardo differente, impari ad accogliere con delicatezza chi hai davanti. Questo atteggiamento del Papa non è una sua invenzione, è piuttosto pura testimonianza evangelica. Gesù aveva la capacità di andare in profondità e capire le anime delle persone. Solo con la donazione all’altro si può sperimentare questa virtù.

Come nasce l’idea di questo titolo, Il Papa della Tenerezza?

Nell’epoca digitale che sembra dare poco spazio a gesti molto spontanei, il comportamento di Papa Francesco ha destato da subito molto stupore; parlava un linguaggio gestuale a cui le persone da tempo non erano abituate. Credo che voglia invitare tutti a non avere paura di essere teneri, di essere vicini e di camminare insieme, di essere aperti alla vita. Non volevo perdere questa fase del suo pontificato, volevo approfondire di più questa che chiamerei una vera e propria rivoluzione a cui Papa Francesco sta dando impulso. Ho cominciato ad annotare giorno per giorno i gesti di amore; questo meditare giorno per giorno mi ha fatto pensare di dover condividere quello che vivevo come cronista con un pubblico più ampio, così è nata l’idea del libro.

Possiamo dire che i gesti della sua testimonianza valgono più di mille parole?

Papa Francesco è arrivato in una fase storica della nostra vita molto interessante, dove Internet, le reti sociali, le immagini, Facebook hanno molta influenza, soprattutto nei nostri giovani. Quindi ogni omelia, incontro, viaggio, discorso arrivano oltre confine. Ora non è che i precedenti Papi non facessero gli stessi gesti, ma certamente avevano meno possibilità di arrivare ad una platea eterogenea. Questo Pontefice trova sempre tempo per incontrare i bisognosi, ha una forte attrazione verso i malati, perché hanno bisogno di attenzione, amore, carezze, cura. Gesti che alleviano il doloro fisico e dell’anima. Durante le sue udienze ha questa necessità impellente di fermarsi a salutare i malati. Credo che sia un punto importante per lui, vuole che l’attenzione non si concentri sulla sua persona ma su quel gesto che lui rivolge in quel momento al debole. Papa Francesco vuole essere testimonianza che dove c’è il bisogno, la sofferenza e il dramma, lì è l’incontro con la Croce di Gesù.  A volte i suoi nobili gesti, non sono ben capiti.

Corrono il rischio di essere rigirati, inquinati?

Il Papa, da buon latinoamericano è una persona che non si tira indietro, è diretto, aperto, affronta il problema, non nasconde la mano. È successo che a volte non è stato ben capito, ma ha ratificato e chiesto scusa, per non aver fatto arrivare bene il suo messaggio. È un Papa che assume il rischio, preferisce parlare, che rimanere muto. Come egli stesso afferma preferisce una chiesa con le porte aperte che con le porte chiuse. Ora è sicuramente più cauto perché è molto facile che altri possano manipolare quello che dice in buona fede. Durante i viaggi papali mi risulta che non lascia mai in sospeso la risposta alle domande che noi giornalisti poniamo, nonostante molti in passato abbiano rivolto domande scomode poco attinenti al viaggio papale, lui risponde lo stesso. È un Papa che si occupa molto degli immigrati.

Che cosa non capiamo bene del vescovo di Roma?

Quando Jorge Mario Bergoglio fu eletto Papa nel 2013, erano anni in cui era scoppiato il problema dell’immigrazione massiccia di profughi verso il continente europeo. Gente che scappava dalla guerra, dalla fame, da una vita di stenti. Tutti ci siamo commossi per i profughi che arrivavano a Lampedusa, per coloro che morivano nel Mediterraneo. Poi ad un certo punto abbiamo chiuso le porte, la società ha cominciato ad avere paura che i profughi ci togliessero il lavoro, venivano a rubarci il nostro benessere. Il gesto del Papa nei confronti dei profughi, è un gesto rivolto ai bisognosi, un gesto di amore; non ha assolutamente intenzione di interferire con uno stato sovrano, ma la sua azione è solo evangelica, di rimanere sempre umani.

E’ un Papa che mette al centro l’essere umano?

Sì. Recentemente durante un’udienza si è rivolto ai messicani presenti pregandoli di essere accoglienti con gli immigrati latinoamericani che vogliono attraversare la frontiera tra gli Stati Uniti e Messico. È stato un messaggio non previsto, che sicuramente era tra le sue preoccupazioni. Le immagini di padre e figlio che hanno perso la vita lungo le coste degli Stati Uniti hanno scosso molto Papa Francesco, il quale ha affermato che è inumano incontrare la morte ai giorni nostri solo perché si aspira avere un futuro migliore.

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