José Maria Bergoglio, el Papa della tenerezza (prima parte)

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Matteo è assorto nel contare monete…ma chi è Matteo, il vecchio o il giovane ne ‘La Vocazione di San Matteo’ del Caravaggio? La luce è diretta su quella testa reclinata e assorta a raccogliere avidamente le monete sul tavolo; il dito di Gesù si sintonizza con quel capo inclinato verso qualcosa che per lui è più importante…sì dico a te, è te che chiamo, Matteo, ho letto nel tuo cuore…Gesù si serve della sua incredibile tenerezza per chiamare.

La tenerezza è in disuso ai nostri giorni. Come direbbero psicologi e sociologi, la società oggi è “narcisista” per gli uni, “liquida” per gli altri. Se ne parla tanto di quanto l’uomo dei nostri giorni sia ferito; ferite che diventano feritoie dall’impossibilità di gestire le proprie relazioni familiari, amicali, lavorative; dal limite rappresentato dalle ansie di un cuore indurito, che per paura di essere sorpreso fragile fa trapelare atteggiamenti e reazioni negative di cui anche noi stessi a volte ci sorprendiamo. Avere paura delle proprie fragilità non è un delitto, è piena coscienza del proprio essere. Non siamo perfetti e non dobbiamo cercare di dimostrare di esserlo. Per essere umani a tutti gli effetti non è importante l’infallibilità, tutto il contrario. E’ importante la consapevolezza che l’altro ha bisogno di noi così come siamo. Le nostre giornate dovrebbero iniziare con un abbraccio, un bacio, una carezza, uno sguardo delicato per raggiungere l’altro oltre noi, un traboccare incessante, riflesso di tenerezza verso coloro che incontriamo nel nostro camminare, nella nostra vita, ma nonostante le contraddizioni e la durezza dei nostri tempi possono far perdere quel linguaggio segreto dell’anima.

La tenerezza è strumento e “scienza”, quella che ci insegna a cercare le persone e quando le incontriamo a dimostrare la nostra vicinanza. Tutti possediamo la tenerezza, perché tutti, prima di essere adulti, forti e vaccinati, siamo stati bambini. I bambini si sorprendono, si lasciano stupire, i bambini vivono di sane “sorprese produttive”, come direbbe un noto pedagogista, a cui l’adulto non deve tarpare le ali; si prendono tutto il tempo di osservare le cose intorno a loro. Vivere sorprendendosi.

Cosa c’è di più prezioso del tempo dedicato a quello che stiamo vivendo. Tenerezza è tornare a vivere con questa prospettiva, non una corsa affannosa perché qualcuno ci ami, ma tornare ad amare gli altri in maniera incondizionata. Riempire la nostra vita quotidiana e le strade che percorriamo seminando carezze, attenzioni, piccoli gesti; un biglietto scritto a mano, un sorriso, una parola detta con garbo; seminare, lasciare il segno del nostro passaggio nell’altro. E’ questo l’amore vero, l’eternità dell’amore. “Il futuro dell’umanità – come ce lo racconta Papa Francesco –  non è solo nelle mani dei politici, dei grandi leader, delle grandi aziende. Sì, la loro responsabilità è enorme. Ma il futuro è soprattutto nelle mani delle persone che riconoscono l’altro come un “tu”, e se stessi come parte di un “noi”. Abbiamo bisogno gli uni degli altri. E perciò, per favore, ricordatevi anche di me con tenerezza, perché svolga il compito che mi è stato affidato per il bene degli altri, di tutti. Di tutti voi, di tutti noi”. – 

Segue. . . . .

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