La Società Civile italiana promuove la Natalità, incontriamo il presidente Gigi De Palo

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È romano, sposato da diciotto anni, ha cinque figli. Ha una forte vocazione per le sfide della Società Civile, nonostante abbia coperto alcuni ruoli per il Comune di Roma. È stato presidente delle ACLI Provinciali di Roma, è stato Presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio, nel 2015 è stato eletto Presidente Nazionale delle Associazioni Familiari, nei suoi due mandati ha insistito con il mondo della politica affinché si adottasse finalmente anche in Italia l’assegno unico universale. Attualmente è il presidente della Fondazione per la Natalità che si occupa di organizzare ogni anno gli Stati Generali della Natalità, un evento nato per provare a fronteggiare il problema della denatalità in Italia.

Incontriamo Gigi De Palo, Presidente della Fondazione per la Natalità.

Sono veramente felice che Italia sia riuscita a creare un movimento così forte che si sta mantenendo nel tempo questa è una cosa importante per noi latinoamericani. Questo è veramente ispiratore perché nonostante noi abbiamo tanta gente in realtà non basta mai. E c’è bisogno proprio di costruire una cittadinanza.
Soddisfatto dell’elezione, felice dell’evento?
Sì, però diciamo non comprendo. Ci sono state qualche polemica è un tema che dovrebbe unire il paese, dovrebbe unire l’Europa, dovrebbe unire il mondo invece è un tema che misteriosamente riusciamo a trasformare in una questione ideologica quando non c’entra nulla. Quindi, questa cosa mi lascia un po’ perplesso e mi fa capire che c’è ancora tanto da lavorare, anche dal punto di vista naturale per far comprendere che queste sono occasioni per fare squadra non per litigare o discutere.

Presidente, che cosa si sta muovendo in realtà contro l’umanità?
Contro l’umanità, non lo so, nel senso che è una domanda molto ampia. È sicuramente un momento complesso perché con le guerre, la situazione climatica e anche in questo senso, la perdita di fiducia un po’ del futuro perché la cartina di tornasole della fiducia di un popolo, almeno per quanto riguarda l’Italia, è la nascita dei figli. Se non nascono figli vuol dire che non si ha fiducia nel futuro che si ha un po’ paura. Ecco noi dobbiamo cercare di andare oltre questa paura perché l’uomo non è mai il problema, il problema è il consumismo, il problema è l’egoismo. Il problema è l’individualismo anche della gestione delle risorse della terra, non è l’uomo, non è la nascita di un bambino. Diciamo che l’obiettivo nostro è quello di cercare di mettere insieme tutto il sistema paese quindi le banche, le imprese, la politica, lo sport, lo spettacolo, gli italiani in generale in tutte le loro sfaccettature, quindi mettere insieme il paese e cercare di ragionare sulle cause relativa al fatto che non abbiamo più fiducia nella vita, non mettiamo più al mondo figli. Non si tratta però di convincere le persone a fare figli, questo ognuno fa quello che vuole, noi insistiamo molto sulla parola libertà, cioè dobbiamo creare le premesse perché ciascuno liberamente scelga di fare quello che vuole della sua vita però oggi in Italia chi non vuole un figlio è libero di non averne: non lo fa e non ce l’ha. Chi vorrebbe un figlio in Italia non è libero di averne perché la nascita di un figlio è una delle prime cause di povertà. La prima causa di povertà è la perdita del lavoro di uno dei componenti della famiglia, la seconda causa è la nascita di un figlio. Allora è chiaro che in un paese a nascita Zero una cosa di questo tipo è un problema grande

Allora se noi vogliamo difendere la vita in questo momento di grande diffusione della tecnologia, che cosa si potrebbe fare per aumentare questi valori familiari? come si può fare per aumentare anche la consapevolezza sociale tramite la tecnologia?
Ma io credo che comunque il desiderio di famiglia, il desiderio di figli è insito nell’uomo. Bisogna che non ci siano troppe sollecitazioni esterne che in un certo senso distraggano ma soprattutto che mettano gli uomini e le donne nelle condizioni di scegliere liberamente perché tante volte se noi lasciassimo andare le cose in maniera naturale come avverrebbe in Italia nascerebbero anche più figli. Il problema è che noi abbiamo creato tutta una serie di complessità intorno e, anche tu parli della tecnologia, tutta una serie di distrazioni relative al fatto che poi alla fine le persone non si incontrano più per quello che sono ma si incontrano sempre mediate da uno schermo. Uno dei grandi problemi, leggevo recentemente su uno studio è che anche i giovani incontrandosi personalmente essendo abituati a vedersi dietro uno schermo, essendo abituati a vedersi nelle storie di Instagram, nei racconti di Instagram dove comunque ci sono dei filtri poi alla fine quando si incontrano personalmente c’è molta difficoltà. Perché tu racconti sempre un pezzo di te che non è quello reale al 100% ma è quello un pochino mediato appunto da uno schermo, da un filtro e questo poi ti induce a temere l’altro perché poi magari l’altro ti immagina diverso da quello che sei perché tu hai fatto una narrazione di te stesso diverso, sono grandi sfide. La soluzione non è spegnere i cellulari, la soluzione non è non utilizzare i Social Network anche noi qui stiamo parlando a distanza ma comunque gli strumenti sono utili. La soluzione è cercare di trasformare anche gli incontri digitali in incontri reali, in incontri che poi fanno nascere delle amicizie vere, altrimenti, il problema del digitale è non farlo diventare virtuale perché il digitale volendo è reale.

Qualche settimana fa abbiamo avuto anche una reazione spropositata nei confronti di una ministra che non è riuscita neanche a esprimere le sue idee e sembra che questa giovane generazione, che avrà proprio nelle loro mani il futuro dell’Italia, è proprio molto confusa?
Io dico che sono confusi i media perché lì c’erano 25 giovani che hanno fatto molto rumore e hanno impedito alla ministra di parlare ma ce n’erano più di 1,000 che avevano fatto domande, avevano fatto video per partecipare all’evento, avevano preparato interviste per i ministri, avevano lavorato nelle scuole da un anno con i loro docenti sul tema della natalità. Allora il tema è sempre lo stesso, se i media danno più voce a 25 ragazzi che alzano la voce rispetto a 1,000 ragazzi e anche altri perché poi erano collegati altri con le scuole che invece lavorano e partecipano e danno il loro contributo al bene comune in maniera ineccepibile, silenziosa, fornendo contenuti, facendo riflessioni, facendo domande, il tema non è la gioventù o i giovani, il tema è la narrazione che facciamo e chi andiamo a valorizzare. Nei giornali abbiamo avuto 25 che hanno avuto la massima attenzione e 1,000 che si sono sentiti un po’ stupidi perché pensavano di poter dare il loro contributo al dibattito su questi temi in maniera diversa. Allora questo è il vero problema un problema educativo spesso e volentieri delle generazioni precedenti che non hanno chiaro il senso della priorità e la valorizzazione di ciò che dovrebbe essere, magari valorizzato e raccontato meglio rispetto, magari a 25 che volevano solamente ottenere pubblicità che poi l’hanno ottenuto

Sì infatti però allora senza dare un aggettivo al comportamento e la ministra, ha perso una grande occasione?
Allora non solo la ministra è stata contestata siamo stati contestati anche noi, siamo stati impediti di parlare, anche una donna incinta all’ottavo mese che non è il massimo diciamo dell’accoglienza soprattutto da chi si definisce femminista e tanti giovani sono stati impediti. Non hanno potuto parlare. La ministra ha fatto una scelta, anche perché, diciamo c’erano state situazioni precedenti dall’altro lato quindi, solidarietà con chi non riesce a dire la propria quindi ci mancherebbe altro, però credo che dobbiamo abbassare un po’ i toni. Perché non si può fare i tifosi, non si può. In Italia noi abbiamo purtroppo questa visione molto binaria: destra-sinistra, bianco-nero. Nel mezzo c’è spesso e volentieri la mediazione tra la complessità e la complessità è il tempo che stiamo vivendo.

Riguardo Pro Vita come difensore della vita c’è una ostilità nei confronti di queste persone che possono essere presenti nel Consultorio al momento di aiutare  a prendere la decisione finale, invece c’è opposizione a queste figure. È possibile riuscire a fare capire che sono proprio poteri uguali?
Allora noi non ci occupiamo di questo è uno dei problemi, uno dei problemi grandi della manifestazione è che hanno in un certo senso confuso il lavoro che stiamo facendo noi che è un lavoro politico, culturale del cercare di mettere insieme le varie anime del paese nei confronti di una realtà come quella di Pro Vita o come le Femministe che invece vivono la situazione opposta. Quindi, io credo che nelle contrapposizioni come dicevo prima da una parte i Pro Vita, dall’altra le femministe non si fa il bene della donna quindi noi il nostro lavoro è precedente, è cercare di creare le premesse affinché anche su temi complessi come quelli dell’aborto non ci sia uno schierarsi così da tifoseria ma ci sia un lavorare gomito a gomito leggendo la Legge, cercando di mettersi insieme per trovare delle soluzioni. Perché io credo che tutti siamo d’accordo su una cosa: è una sconfitta quando una donna è costretta ad abortire per questioni economiche. Allora partendo da questo io sono convinto che ProVita, le Femministe, i Cattolici, i non Cattolici, chi la pensa in un modo, chi la pensa in un altro se non arriva a una mediazione su questo tema è una sconfitta per tutti. Un conto è una scelta e non entro nel merito. Io rappresento le persone, quindi non è questo il tema, ma il centro di tutto: quando una donna è costretta ad abortire per questioni economiche perché non ha delle risposte dal suo paese, dalla sua città, dal comune, dalla regione, dalle persone intorno a lei ed è costretta a fare una scelta così dura che poi la segna per tutta la vita per questioni economiche, io credo che qui dobbiamo lavorare tutti insieme perché questa è una cosa che va a ferire tutti. Per questo io credo che c’è tanto spazio di lavoro insieme, bisogna però, togliere il desiderio di primeggiare.  Perché quando la politica inizia a fare questo tipo di di lotta chi ci rimette sono le povere persone. Quando la persona umana, in questo caso, una donna, in questo caso, i bambini, non sono il fine ma sono il mezzo per arrivare a una vittoria politica, perdono tutti.

Abbiamo fatto una passeggiata. Adesso parliamo esclusivamente del Forum delle Associazioni Familiari. Ci faccia capire e ispirare magari ad altre realtà, altre associazioni in altri paesi a ispirarsi con questo esempio e anche replicarlo.
Allora, io sono stato presidente fino a poco tempo fa per 8 anni del Forum delle Famiglie che è una realtà eccezionale, veramente un qualcosa di unico al mondo. Che cos’è? È una realtà che mette insieme tutte le Associazioni in Italia che si occupano di famiglia e quindi ha al suo interno circa 591 associazioni, quindi associazioni nazionali, associazioni regionali associazioni locali che eleggono un loro presidente che porta avanti poi le istanze delle famiglie all’interno delle relazioni col Governo e poi ci sono i presidenti regionali che portano avanti le politiche familiari a livello regionale perché non ci sono solo le politiche nazionali, ma ci sono anche quelle regionali, quelle comunali e al suo interno il Forum rappresenta circa 5 milioni di famiglie in Italia che sono tante. Tenendo presente che la popolazione è grosso modo di 59 milioni, 5 milioni solamente appunto le famiglie, quindi poi si dovrebbe moltiplicare per il numero dei componenti della famiglia. È una voce libera che ha come scopo quello di rompere le scatole alla politica, perché in Italia noi parliamo tantissimo di famiglia. Nel mondo l’Italia è rappresentata con la famiglia, eppure noi non abbiamo mai fatto Politiche Familiari, in Italia è un miracolo che le famiglie reggano perché se in Italia noi avessimo le Politiche Familiari della Francia, della Germania, di molti altri paesi del mondo, staremo benissimo, perché la famiglia in Italia regge. In Italia, la famiglia è una grande ricchezza, l’Italia è uno dei paesi dove le famiglie si indebitano meno, hanno veramente a cuore l’acquisto della casa, quindi è un paese che ha un grande debito pubblico legato a tutta una serie di spese, ma se siamo uno dei primi paesi al mondo è proprio perché le famiglie reggono. Allora il Forum vuole dare voce a queste famiglie che poi fanno parte di quel ceto medio che è la stragrande maggioranza di famiglie italiane. Mentre noi siamo qui a parlare, le famiglie del Forum delle Famiglie, le associazioni delle famiglie che compongono il Forum, stanno risolvendo problemi. C’è chi si occupa di adozione. C’è chi si occupa di accoglienza con l’affido di bambini in difficoltà. C’è chi si occupa di conciliare e far tornare insieme famiglie immigrate quindi ricompattare famiglie. C’è chi si occupa di disabilità. C’è chi si occupa di servizi alle famiglie. C’è chi si occupa di aiutare le famiglie a trovare soluzioni quando litigano. Insomma è veramente una grande ricchezza.

Che bello, dove avete la sede principale e da quando siete in vita?
Dal 1993 e la sede principale è al centro di Roma, Lungo Tevere dei Vallati nella zona di Campo dei Fiori a Roma. È una sede dove ogni mese ci sono i Direttivi, dove vengono persone da tutta Italia per portare avanti questo tipo di tematiche. Ma ripeto al di là di questo c’è poi una capillarità anche nelle regioni, nei comuni e sono tutte persone volontarie quindi diciamo c’è un grande investimento da parte di queste persone per l’amore, per qualcosa che siamo convinti sia un po’ il futuro.

Qual è il vostro programma?
Il nostro obiettivo con la Fondazione per la Natalità che organizza appunto gli Stati Generali della Natalità è quello di continuare a battere il ferro perché dobbiamo necessariamente cambiare la situazione in Italia perché se continua così, i poveri saranno sempre più poveri, i più fragili saranno sempre più fragili. Noi oggi abbiamo un sistema sanitario eccezionale con tutte le critiche, per carità, perché poi ogni tanto ci sono anche problemi ma in Italia si vive 83,1 anni di media di aspettativa di vita, è uno dei primi paesi al mondo in cui si vive sia perché si sta bene in Italia ma anche perché ci sono tutta una serie di attenzioni. Ripeto, la sanità gratuita è una grande conquista. Il problema è che con questo numero di bambini che nasce sempre di meno, diminuiscono le persone che lavorano, diminuiscono le persone che pagano le pensioni e quindi tra qualche anno inevitabilmente crollerà non solo il sistema pensionistico ma anche il sistema sanitario e quindi, crollando il sistema sanitario, in Italia si morirà prima. Io questa cosa la dico perché spero di mettere anche un po’ di attenzione perché è così quello che accade in Italia Noi viviamo circa 5 anni in più rispetto agli Stati Uniti e perché questo? perché al di là della dieta mediterranea che sicuramente ha tutti i suoi benefici. Al di là del clima, c’è un sistema sanitario nazionale che funziona, quando non funzionerà questo sistema sanitario crollerà un po’ tutto, allora il nostro obiettivo è cercare di far riflettere di far ragionare perché in Italia noi dobbiamo necessariamente fare delle politiche che mettano al centro la famiglia e che aiutino i giovani a scegliere liberamente. Avremo anche più famiglie oggi, come oggi questo non avviene, indipendentemente dai governi perché si sono succeduti tanti governi, eppure, nonostante questa alternanza nessuno ha fatto delle politiche impattanti. Abbiamo bisogno invece di qualcosa di più forte è come se uno ha una malattia grave e non si può curare con la pasticca di zucchero, la malattia grave va curata con la medicina adeguata.

Quale sarebbe questa cosa forte che bisognerebbe fare? Diamo due indicazioni?
Ma io te ne posso dire anche 10, il problema non è che cosa bisogna fare, perché che cosa bisogna fare lo sappiamo da 40 anni ovvero una fiscalità a dimensione familiare, oggi in Italia si pagano le tasse non in base alla composizione familiare ma in base al reddito. Quindi se tu hai un figlio, due figli, zero figli o 10 figli paghi le stesse tasse. Questo è un problema perché se io, che vivo da solo ho €30.000, faccio un esempio di stipendio, e chi ha quattro figli ha €30.000 di stipendio è chiaro che io pagando le stesse tasse di chi ha €30.000 sono avvantaggiato perché vivo da solo, io deve dividere i €30.000 con altre quattro persone quindi questa cosa è la prima. Poi c’è sicuramente da insistere relativamente sul lavoro, i giovani escono da casa e trovano un lavoro fisso troppo tardi rispetto alla fertilità e quindi magari le donne e gli uomini fanno i figli a 33 – 34 anni è chiaro che in quell’occasione ne fai uno, non ne fai due. Noi siamo fertili molto prima, quindi questo è un altro problema. Il fatto che le donne hanno degli stipendi inferiori agli uomini e quindi quando poi rimangono incinta spesso e volentieri sono costrette a decidere se lavorare o continuare o dedicarsi alla famiglia. Mentre, invece, bisognerebbe aiutare le donne a poter fare l’uno e l’altro: asili nido sicuramente e così via cioè, diciamo che le ricette sono chiare. Ma noi abbiamo un altro problema, non è capire che cosa dobbiamo fare, il nostro problema è farlo, nel senso che sono passati i governi, tutti dicono queste cose che ho detto io, chi in un modo, chi in un altro. Chi mette prima l’asilo nido, ma le cose sono le stesse. Il problema è che nessuno ha la forza di cambiare la storia mentre invece questo è il tempo in cui noi dobbiamo è come durante i momenti critici e difficili del nostro paese. Adesso è il momento di fare la storia e dobbiamo provare a farla. Per questo, abbiamo fatto come proposta quella della creazione di un’Agenzia per la Natalità che in un certo senso vada oltre i governi perché se i governi devono decidere le cose, ma i governi hanno comunque 5 anni davanti ma cercano fondamentalmente di essere rieletti noi dobbiamo creare qualcosa che vada al di là di questo perché i nostri figli restano, ma i governi passano.

Quanto rappresentano le famiglie musulmane in questo gruppo di famiglie  italiane?
Allora le percentuali non lo so, parlo più in generale delle famiglie di immigrati perché non ci sono dati specifici sugli immigrati. Sicuramente portano un valore aggiunto dal punto di vista numerico. Però c’è un però in Italia, non essendoci politiche familiari anche l’immigrazione non risolve il problema perché comunque gli immigrati trovano politiche familiari inadeguate e quindi si adeguano alle nascite delle famiglie italiane e quindi fanno 1,2 figli per donna forse qualcosina in più gli immigrati ma grosso modo si adeguano al numero, al tasso di natalità italiano e soprattutto spesso e volentieri vengono in Italia in attesa di andare in altri paesi dove trovano politiche familiari, dove poter costruire e dove poter vivere bene come famiglia. Quindi il tema dell’immigrazione, che sicuramente è un tema che andrebbe approfondito maggiormente ma è anche uno di quei temi come dicevo prima che in Italia divide. E quindi c’è chi la vede in un modo, c’è chi la vede in un altro e comunque non se ne parla, mentre invece bisognerebbe affrontare i problemi e le criticità senza entrare nelle diatribe destra-sinistra, bianco-nero ma affrontarle. Comunque non è una soluzione è un pezzetto della soluzione Più che altro legata alla mancanza di lavoratori, perché in Italia noi stiamo vivendo anche questo. Noi oggi siamo il nono paese al mondo come PIL, alla luce della denatalità arriveremo a diventare nel 2050 quindi tra 25 anni il 25esimo paese, allora capite che è in atto una rivoluzione. Nel nostro paese è un paese piccolo ma che ha saputo fare grandi cose perché comunque ha tanti talenti, al di là del turismo, anche nella manifattura. Quindi l’aspetto della cucina, la moda, le barche. Insomma è un paese che ha tanto da dare e il problema è che non essendoci giovani è come se dicesse «ci siamo stancati, abbiamo dato adesso ci riposiamo» Ecco non è il tempo di riposarci perché i nostri figli meritano un paese bello con speranza, all’avanguardia.

Allora diciamo che quello che sta fallendo o quello che sta bloccando lo sviluppo naturale perché uno sviluppo naturale italiano e l’amore alla famiglia, l’aver costruito famiglie, l’aver costruito anche ricchezza, l’aver sviluppato anche tante arti e mestieri è il tema economico, il tema di mancanza di politiche però che incide sull’economia È giusto così?
Il tema della natalità incide anche sull’economia quindi tocca tanti aspetti. Io ripeto quello più preoccupante è l’aspetto dell’energia, della voglia, della speranza perché i giovani hanno in loro un desiderio di cambiamento, hanno in loro un desiderio di correre, di avere energia, di avere futuro, di mangiarsi la vita, e questo sta mancando è chiaro poi che ha tutta una rilevanza anche economica. Perché, come dicevo crolla il PIL, crolla il sistema pensionistico, crolla il Sistema Sanitario. Le faccio un esempio banale io ho comprato una casa, sto pagando il mutuo di questa casa e lo sto pagando tanto, alla luce della denatalità, questa casa tra qualche anno varrà molto di meno rispetto a quella che l’ho pagata, quindi l’aspetto economico è un aspetto altrettanto importante, per questo noi abbiamo detto, in una delle nostre proposte, che forse il tema Natalità più che avere un ministro senza portafoglio, forse sarebbe stato il caso di darlo al ministro dell’economia perché la Natalità e l’Economia vanno di pari passo ormai.

Ho sentito tra le proposte o proteste da questi ragazzi «Ci chiedete di fare bambini in un momento dove c’è una guerra». Allora, questo vorrebbe dire che i ragazzi si sentono demotivati, frustrati, rattristiti per questa situazione, più di un anno che siamo in guerra e non si va da nessuna parte.
Ma quei ragazzi erano proprio comunque confusi perché nessuno ha mai chiesto questo, come ho detto prima, noi facciamo un discorso sulla libertà, non stiamo chiedendo a nessun ragazzo di fare i figli, ci mancherebbe altro! io non mi permetterei mai di entrare a rompere le scatole nella vita privata delle persone, quei ragazzi dicevano purtroppo tante stupidaggini perché dicevano che il nostro era un evento voluto dal governo, a me non risulta, noi siamo la Società Civile, siamo una realtà totalmente autonoma e il governo non ha voluto nulla, anzi noi l’abbiamo invitato e in alcuni casi nemmeno è venuto. Che era un evento organizzato e voluto dal ministro della scuola, no non è nemmeno venuto il ministro alla scuola. Che si parlava di aborto, no non ne parliamo ma perché non è il tema specifico perché poi quello apre tutta un’altra serie di scenari così come non parliamo di adozioni che è un altro tema che noi avremmo a cuore però non ne parliamo. Non parliamo di aborto.  Non parliamo di tante cose. Il nostro è un un evento che cerca di rompere le scatole di fare da pungolo organizzato da Uomini e Donne da Mamme e Papà che si sono messe insieme preoccupate per il futuro dei loro figli quindi diciamo che quei ragazzi, purtroppo, a mio modo di vedere avevano proprio sbagliato manifestazione, la mia sensazione è che non avessero cercato bene su Google e non avessero capito chi eravamo. Perché facevano una serie di rivendicazioni che non c’erano oppure, cosa probabile, volevano utilizzare la visibilità che siamo riusciti a tenere in questo periodo, in questi anni con il Papa, col presidente Draghi, col Papa e Draghi insieme, col Papa e il Presidente del Consiglio attuale insieme quindi abbiamo avuto una grande visibilità e quindi volevano utilizzare questa visibilità per ottenere una loro attenzione e questo purtroppo gli è riuscito. Però poi alla fine che cosa succede? che loro hanno parlato, ma non ci sono state risposte dalla politica, i contenuti non sono emersi e quindi è stato un grande alibi per il mondo della politica per non rispondere alle nostre questioni, alle nostre domande e quindi, di fatto volevano contestare il governo, alla fine sono stati alleati del governo.

Che risposta voi attendete da parte della società nonostante ci sia stata questa opportunità mancata?
Allora l’opportunità non è mancata perché ancora oggi su tutti i giornali si parla di Natalità. Solitamente, noi abbiamo avuto 150 giornalisti accreditati da tutto il mondo. Quest’anno ne abbiamo avuti più di 180 siamo andati come poi anche questa intervista lo testimonia in giro per il mondo. Abbiamo fatto interviste sul New York Times quindi l’opportunità non è mancata, manca la risposta, cioè se noi volessimo visibilità saremo contenti ma noi non vogliamo visibilità noi vogliamo risposte per i nostri figli noi vogliamo risposte per il paese. Noi vogliamo poter cambiare la storia di questo paese che sta andando verso un muro e non si vedono i segni di frenata sull’asfalto. Quindi, ripeto, l’opportunità e l’evento è riuscito è venuto anche il Papa è stato molto bello. Il problema è che a noi non interessa fare eventi noi lo facciamo gratuitamente, noi siamo volontari a noi interessa avere risposte, a noi interessa cambiare l’inverno demografico iniziare con una primavera demografica

Quali sono i valori familiari che bisogna inculcare nella società?
No, non c’è da inculcare, è inculcare che è sbagliato nel senso che io ho cinque figli e i miei figli non è che faranno famiglia perché io glielo inculco o perché io li convinco a fare famiglia o perché io gli dico che si devono sposare, no. I miei figli faranno famiglia se vedranno che io e mia moglie ci siamo amati se vedranno intorno a noi famiglie felici, la famiglia funziona non per convincimento ma per attrazione. Allora noi in questo evento facciamo anche questo, cioè cerchiamo di far vedere e facciamo parlare Amministratori delegati di grandi aziende, Influencer, Attori, Cantanti facciamo vedere che «un figlio ti migliora» e quindi da una parte rompiamo le scatole alla politica per creare le premesse perché i giovani siano liberi di scegliere e dall’altra cerchiamo di raccontare una contronarrazioni perché paradossalmente tutte le volte che si parla di famiglia ne parliamo come il peso da sopportare per tutta la vita come qualcosa di negativo mentre invece, la mia esperienza e l’esperienza delle persone che invitiamo che poi è l’esperienza grosso modo di tutti è che «un figlio ti fa diventare un supereroe ti migliora migliora quello che sei, migliora la tua paternità è migliore il tuo essere uomo o il tuo essere donna» quindi non si tratta appunto di convincere si tratta di mostrare questa bellezza che è una bellezza che poi emerge nel racconto delle persone.

Allora vediamo, l’Italia la concepisco come un paese che ama la famiglia, ama il gruppo, ama stare in gruppo, è un paese magari individualista dal punto di vista del lavoro, però dal punto di vista sociale è un paese che piace l’agglomerazione, piace stare insieme. Però, adesso piano, piano la responsabilità di costituire una famiglia non si dà. Abbiamo individuato nel tema economico una ragione per la quale i ragazzi non si lanciano in questo progetto, non che non ci credano, sennò che hanno paura, perché se devono andare incontro a un sacco di difficoltà che magari possono anche distruggere il loro amore… Che cosa bisogna fare  o bisogna farli fare loro gli stoici affinché abbiano bambini nonostante tutto perché c’è bisogno di Natalità o cosa? Non riesco veramente a trovare una soluzione.
Allora l’aspetto economico, l’aspetto culturale, l’aspetto valoriale, l’aspetto antropologico sono strettamente collegati, cioè se la nascita di un figlio è la seconda causa di povertà noi dobbiamo togliere questo impedimento. Perché non è un impedimento economico è un impedimento culturale perché io giovane ragazzo che voglio fare famiglia se so che la nascita di un figlio, tenendo presente che ci tengo a un figlio, rischia di mettere in difficoltà me e mia moglie, lui ci pensa più volte e non è una questione solamente economica va a incidere sulla mentalità va a incidere sulle ansie, sulle paure. Quindi noi dobbiamo innanzitutto togliere gli impedimenti, queste strutture incancrenite che oggi come oggi non fanno scegliere liberamente. Successivamente, come cercavo di dire credo che sia importante fare una narrazione diversa, una narrazione bella in Italia, se noi togliessimo questi impedimenti, per intenderci, se noi in Italia facessimo il quoziente familiare che c’è in Francia noi avremmo più figli dei francesi, perché i No-Child, cioè le donne che non vogliono figli in Italia sono il 2,5%, in Francia sono quasi il 7%. Allora questo è il tema cioè noi dobbiamo togliere questi impedimenti poi vediamo come va, e diciamo, i dati ci dicono che dovrebbe comunque andare meglio poi dopo si può anche costruire, poi si vede, si analizza, la situazione, si interviene. Ma se tu non togli questi impedimenti è come se noi volessimo risolvere l’inquinamento nel mondo, invece di cercare di togliere le cause dell’inquinamento decidessimo di regalare delle maschere antigas alla popolazione: non è quella la soluzione, la soluzione è lavorare sul problema. Per quanto riguarda la Natalità, la soluzione non è fare delle campagne. Ci sono dei paesi del nord Europa, la Danimarca ad esempio che fa delle campagne a favore dell’incontro di uomini e donne, regala addirittura viaggi pagati dallo stato per uomini e donne che vanno in Italia, in Grecia, in Spagna al mare a fare incontri galanti tra di loro, in Giappone stanno costruendo una sorta di Tinder che mette insieme caratteristiche similari è una sorta di Tinder di Stato per far unire le persone. Noi in Italia, non abbiamo bisogno di questo. Noi in Italia, abbiamo bisogno di essere liberi di scegliere, oggi non siamo liberi di scegliere. Perché se tu fai una scelta familiare, una scelta anche seria una scelta di paternità o di maternità inevitabilmente sei abbandonata a te stesso e vai in grande difficoltà. Questo è il grande problema italiano.

Qualche cambiamento con la presidentessa Meloni che ha anche una storia  familiare che dovrebbe renderla molto sensibile di fronte a cosa vuol dire la famiglia?
Io conosco Giorgia Meloni da tanto tempo, sicuramente su questi temi è sempre stata molto attenta Ha sempre parlato, ma non adesso, anche prima quando era all’opposizione. Sono anni, diciamo che ci aspettiamo di più alla luce del fatto che adesso è il momento in cui può farle le cose che ha sempre detto. Questo è il problema, ripeto, il problema italiano non è capire cosa fare è iniziare a farlo e io questo lo capisco, io ho amministrato, sono stato assessore al Comune di Roma, quindi so che è complesso amministrare, certo. Però, diciamo, qua siamo a un punto di non ritorno, io coinvolgerei tutto il paese in una grande campagna, in una grande sfida, in una grande partita, vediamo dopo le elezioni europee che sicuramente sono complesse perché c’è sempre un clima molto acceso in Italia durante le elezioni. Magari, il Presidente del Consiglio può aiutare in questo senso a fare una grande squadra che lavori insieme su questo tema perché «è la Partita, è la finale dei Mondial», per noi voi sapete quanto l’Italia tiene ai mondiali di calcio. Qua c’è da giocare una partita più importante di quella di una finale dei Mondiali di calcio.

Allora presidente, cosa possiamo fare? augurarle il meglio e siamo sempre predisposti a ascoltare qualsiasi novità e credo che anche i latinoamericani saranno anche in Latino America desiderosi di vedere come svolge la sua presidenza e tutto questi movimenti che soltanto danno forma a una società, perché una società senza famiglia definitivamente non è una società molto strutturata

Un saluto a tutti gli amici latinoamericani!