I procuratori, il servizio di spionaggio del Perù, stanno lavorando arduamente per scoprire chi ci sia dietro le violenze nel sud del Paese. L’esperienza guadagnata negli “anni del terrore” si dimostra utile per scoprire se i terroristi di più di trent’anni fa, i quali hanno compiuto una pena ridotta in carcere, vogliono rivivere l’anarchia. Chi ha sparato e causato più di 40 morti negli scontri con la polizia? Bisogna verificare se gli esplosivi appartengono alla polizia o hanno una diversa origine, così come il carico di proiettili per fucili diretto al Perù dalla Bolivia, scoperti e detenuti al confine. Le forze armate peruviana non usano fucili e neanche i proiettili “dum dum” che sono vietati internazionalmente, questi “proiettili esplosivi” hanno lasciato nelle vittime un foro d’ingresso per poi esplodere all’interno devastando il loro organismo. Chi ha sparato? Da dove vengono questi proiettili? Dalla Bolivia, dai peruviani dedicati illegalmente all’estrazione dell’oro, dal narcotraffico o dal contrabbando, tutti questi gruppi delinquenziali hanno un proprio corpo armato. Gruppi illegali appoggiati e rinforzati dal presidente Castillo durante il suo mandato, inoltre, lui, Castillo, non ha voluto che si sradicassero le piante di coca che poi sono cresciute sproporzionatamente.
La “Camarada Cusi di Sendero Luminoso” oggi è stata detenuta, per l’accusa di “aver finanziato la violenza di questi giorni”, i nove anni di prigione non sono serviti a niente, il suo attivismo contrasta la recente sentenza della Corte Costituzionale che sostiene la totale riabilitazione della terrorista, incluso politica, dopo la condanna. Questa violenza è stata programmata al dettaglio da più di un anno e mezzo nel sud del Perù. I manifestanti quechua e aymara si sono uniti nella richiesta “Rinuncia di Dina Boluarte”, lei nei migliori momenti con Castillo aveva assicurato a queste popolazioni “se Pedro Castillo andrà via, anch’io andrò via”. Non lo ha fatto, adesso è la presidente costituzionale del Perù dopo “l’auto golpe di Castillo», però, per la popolazione indigena è un tradimento. Questa delusione è utilizzata dai gruppi sovversivi.
Dall’inizio della presidenza Castillo, il quale ha più di venti processi aperti per corruzione, documentati grazie ai “collaboratori efficaci”, si è dedicato a arricchirsi: lui, la sua famiglia, il suo ambiente politico, ha introdotto nell’apparato statale gente senza alcuna formazione per le medie e alte cariche mentre ogni fine settimana viaggiava insieme a Torres a generare rancore nelle popolazioni del sud. Torres minacciava “se va via Castillo scorrerà molto sangue nel Perù”.
Inoltre, la sinistra estrema affezionata alla rivolta, al caos, è consapevole che non tornerà più al governo dopo questa deludente esperienza, allora sceglie la via del terrore. La cruenta morte del poliziotto bruciato nella sua volante o l’impedimento dell’arrivo di un neonato prematuro all’ospedale per ricevere trattamento di emergenza, morendo nell’intento, è una dimostrazione.
Bisogna riconoscere che la creazione delle Regioni e l’autonomia di queste, unita all’incapacità di gestire le risorse in favore della propria popolazione dopo aver sconfitto il terrorismo è stato un fallimento, né lo Stato centrale né le Regioni hanno costruito benessere per queste popolazioni, nonostante ci fossero i soldi dei canoni minerari.
Nel Parlamento, nella sessione per chiedere il Voto di Fiducia al governo Boluarte, i ministri hanno presentato un programma di lavoro in favore di queste popolazioni, che si potranno realizzare solo se lei rimarrà in carica, sennò ancora dovrà passare del tempo. La presidente Boluarte non dialoga con il paese, soprattutto con il sud, il suo silenzio è assordante e rinforza il discorso della rivolta, del risentimento, dell’anarchia, lei, invece, deve evitare il caos. Anche all’estero il suo “silenzio” si sente, nessuna Ambasciata può trasmettere alcuna chiara spiegazione né alcuna posizione di presenza solida del governo.
Ê urgente unire il Paese con la partecipazione di tutte le realtà per evitare sia una realtà le proposte Castillo-Evo Morales, di stabilire il Runasur, vale a dire, unire le regioni produttrici di cocaina VRAEM-Chapare. Ambedue vendono con grande successo all’Unione europea cocaina tramite l’uscita per il porto di Santos nel Brasile.
La difficile situazione peruviana richiede della solidarietà dei paesi vicini invece questi sono ostili alla scelta economica peruviana che contrasta con la visione del Foro di Sao Paolo. Speriamo che questi intenti non derivino nella secessione di questo ricco paese che insieme sarebbe una potenza.







