Papa Francesco e il Sinodo: “Le sfide della Chiesa del futuro che ascolta e dialoga con tutti”

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Vescovi e laici dei cinque continenti portano a Roma storie vissute, in un momento di guerre, persecuzioni e disuguaglianze. “La Chiesa si lasci guidare dalla forza dello Spirito Santo verso le periferie del mondo”

Si è conclusa la prima sessione, svoltasi nell’Aula Paolo VI, della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Il Sinodo sulla sinodalità è stato fortemente voluto da Papa Francesco, incentrato su Comunione, partecipazione e missione della ChiesaUn Sinodo di rinascita più che di confronti interni, ma storico per le innovazioni, nella sostanza e nella forma, che sono state introdotte; cambiamenti spirituali, culturali, e fiducia sull’efficacia di questo processo come mezzo per ripristinare la coesione nella Chiesa cattolica.

Uniti da una meta comune, ha visto un’azione convergente, un cammino insieme verso la Chiesa del domani (battezzati, Papa, vescovi, sacerdoti, persone consacrate e laici) conforme alla missione che le è stata affidata. Ascoltare e dialogare con tutto il Popolo di Dio sono stati gli imperativi, guidati dallo Spirito Santo che in questo momento parla alla Chiesa del terzo millennio nel segno dell’unità, della fraternità e della preghiera.

“Camminiamo insieme…lo Spirito Santo purifichi la chiesa dalle ideologie e dalle polarizzazioni – dichiara Francesco – ricordando che questo passaggio è solo l’inizio di un cammino ecclesiale. “È un cammino che percorriamo – aggiunge – come i discepoli di Emmaus, ascoltando il Signore che viene sempre in mezzo a noi”.

Intrapreso dal Papa nell’ottobre 2021, è passato inizialmente per una fase diocesana, per opera di parrocchie e diocesi, proseguendo per una fase continentale, dedicata ai lavori delle conferenze episcopali. L’Assemblea, composta da 365 membri tra i quali 54 donne con diritto di voto, per la prima volta vede protagonisti, e membri a pieno titolo, anche i laici, con la possibilità di votare un documento finale nell’ultima fase del processo.

Gli analisti affermano che non è un processo volto a cambiare i documenti nella dottrina, ma è fonte di esperienza di evangelizzazione vissuta, che parte da una elaborazione teorica. È un processo che produce dinamismo, e che rende la Chiesa più improntata alla comunione e alla condivisione della missione di Cristo in terra.

Tra i diversi i temi affrontati, correlati soprattutto alla promozione di una chiesa sinodale, il rapporto tra ministeri ordinati e non ordinati, ascolto ai poveri e agli emarginati, ripercussioni delle attuali forme di colonialismo, modo di evangelizzare le culture partendo dalle culture, per dare risposte ad una Chiesa aperta sì a tutti, ma alle condizioni di Dio e non dell’uomo. Uno spazio particolare, ma non centrale, è stato dato anche alla questione specifica della prevenzione degli abusi che, secondo i partecipanti, sarà sicuramente oggetto di attenzione nelle chiese del mondo.

Inoltre, il Card. Francois Prevost, prefetto del dicastero dei vescovi e padre sinodale, a proposito del diaconato per le donne, ha sottolineato che: “C’è un’apertura a prendere in considerazione il tema, tuttavia bisogna dire che l’ordinazione delle donne non risolve il problema, potrebbe crearne uno nuovo”. “Una delle cose emerse chiaramente – ha detto il card. Prevost – è che non è perché nella società le donne vengono riconosciute in un certo modo, questo comporti un parallelo speculare nella chiesa. Le donne comunque stanno assumendo ruoli di leadership anche nella Santa Sede e ci sarà un riconoscimento continuo”. Inoltre, non è stato indifferente agli avvenimenti di attualità esprimendo con momenti di preghiera la vicinanza al popolo ucraino per la guerra insensata che subisce da mesi, o di condanna della ferocia scatenata dal riaccendersi del conflitto in Terra Santa.

 

La lettera al Popolo di Dio, così prende nome la sintesi a lavori conclusi redatta dai partecipanti al Sinodo, ricorda che non si tratta di un’ideologia ma di una esperienza radicata nella tradizione apostolica. Le sfide, ricorda il documento, “sono molteplici e le domande numerose. La relazione di sintesi della prima sessione chiarirà i punti di accordo raggiunti, evidenzierà le questioni aperte e come proseguire il lavoro che si concluderà nel 2024”. Il documento finale che sarà poi consegnato al Santo Padre potrà essere la base per una nuova Esortazione apostolica post-sinodale.

Il Sinodo è nato in un momento in cui il mondo vive l’oppressione di sistemi economici fallimentari, sfruttamento, diseguaglianze, guerre, persecuzioni e uccisioni dei cristiani, e cambiamenti globali. Come afferma lo stesso Francesco, non ha avuto lo scopo di produrre documenti, ma di aprire orizzonti di speranza, in cui le Diocesi dei cinque continenti presenti hanno apportato le proprie esperienze locali. Il testo dell’Assemblea, noto come Instrumentum Laboris o “Strumento di lavoro”, indica l’iter di questa nuova fase del Sinodo.

Per molti dei partecipanti il Sinodo ha segnato un cambiamento straordinario soprattutto nella modalità di svolgimento e di condivisione delle sessioni, più improntate alla collegialità e all’espressione serena ognuno delle proprie esperienze e vissuti, in cui è stato importante un clima di ascolto, dialogo nelle diversità culturali, alla ricerca della verità, ma anche di silenzio utile al discernimento e alla preghiera per fidarci sempre più di Dio e trovare le risposte ai bisogni della Chiesa di oggi.