Il muro dell’indifferenza, persone in cerca di umanità. (prima parte) Roberto Montoya

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Domenica 29 settembre si celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. E in questi giorni, Papa Francesco ha mandato il suo elemosiniere, il cardinale Konrad Krajewski, a visitare i cosiddetti “ghetti” dell’area della Capitanata, nel Foggiano, dove si concentrano migliaia di lavoratori agricoli, per la maggior parte migranti provenienti dall’Africa.

L’attenzione di Bergoglio per i migranti è stata da subito uno dei tratti distintivi del suo pontificato. Fu a Lampedusa, nel 2013, il primo viaggio pastorale del Papa venuto dall’altra parte del mondo. Un atto sorprendente, iniziato con la preghiera all’ingresso del porto dell’isola siciliana per ricordare lo sbarco di migliaia di migranti e rifugiati. Ci fu poi la messa davanti a 10 mila persone, a carattere penitenziale, quasi un rito funebre per le vittime dell’immigrazione. Persone che scappano da conflitti, persecuzioni, emergenze umanitarie, vittime della tratta, lavoratori immigrati in situazione irregolare, sfruttati, e vulnerabili. In migliaia, in questi anni, hanno perso la vita durante la traversata a bordo di barconi sovraffollati o gommoni insicuri, trasformando il Mediterraneo in un gigantesco cimitero.

Sono oltre 70 milioni le persone nel mondo che fuggono da guerre e persecuzioni. Un record storico, mai registrato dopo la seconda guerra mondiale. E circa 258 milioni i migranti internazionali, un grande movimento di persone che fa parte del nostro tempo.

L’elenco dei paesi di origine di migranti e rifugiati in Italia è lungo: Siria, Afghanistan, Sud Sudan, Myanmar, Somalia, e Venezuela. Il paese caraibico per la prima volta, nel corso della sua storia, registra più di 4 milioni di persone costrette all’esilio forzato. Una migrazione forzata, anche quella che arriva dall’altra parte del continente Americano, che ci mette davanti a una cruda realtà che si consuma da anni. Un numero sconsiderato di persone ogni anno percorre centinaia di chilometri su immense distese di terra polverosa per raggiungere la frontiera tra il Messico e Stati Uniti. Un sogno per milioni di latinoamericani, desiderosi di una vita migliore per sé e per le loro famiglie, che spesso trovano invece la morte.

A Lampedusa, il Papa delle periferie volle inviare un messaggio forte e chiaro a un’Europa dal cuore indurito.

«Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Non si tratta solo di migranti – dice Papa Francesco nella giornata Mondiale per i migranti e rifugiati – si tratta anche delle nostre paure. Le cattiverie e le brutture del nostro tempo accrescono «il nostro timore verso gli altri… gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri. E così la paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro. «Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?”.” Il progresso dei nostri popoli – continua – dipende soprattutto dalla capacità di lasciarsi smuovere e commuovere da chi bussa alla porta e col suo sguardo scredita ed esautora tutti i falsi idoli; idoli che promettono una felicità illusoria ed effimera, costruita al margine della realtà e della sofferenza degli altri”

“Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidarietà! E le loro voci salgono fino a Dio! Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! – Commenta Papa Francesco nella storica visita a Lampedusa – Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io. Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? La globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere!”.

Ma non furono solo quelle parole a rappresentare il sentimento del pontefice verso i migranti. L’azione di Francesco si spinge alla collaborazione con le comunità internazionali, offre spunti continui e promuove misure efficaci sulla dignità, i diritti e la libertà di tutti i soggetti della mobilità umana come il Global Compact on Migration, un’iniziativa per un’immigrazione sicura, ordinata e regolare. È un’occasione unica per fornire una risposta congiunta in termini di cooperazione internazionale e di responsabilità condivisa a beneficio anche delle comunità ospitanti. Un magistero dalle caratteristiche che provocano scandalo. Ma in perfetta sintonia con la Dottrina sociale della chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

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