“The Economy of Francesco” la “rivoluzione” che non lascia indietro nessuno

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Non c’è dubbio che dopo la pandemia, l’attuale guerra in Ucraina e la crisi energetica nel mondo, c’è un urgente bisogno di rinnovamento dell’attuale economia mondiale, di una revisione del nostro sistema governato dal capitalismo, o dalla concorrenza, e dalle prestazioni. Due controvalori che rischiano di dare una visione ridotta della persona che non rispondono alla natura umana e alle sue reali aspirazioni.

“È necessario – così si rivolgeva Papa Francesco con una lettera nel 2019 ai giovani professionisti e imprenditori, leader e premi Nobel di tutto il mondo – studiare e praticare un’economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, che include e non esclude, che umanizza e non disumanizza, che ha cura del creato e non lo depreda”. 

Così, invitando a “progettare insieme un’economia attenta alle persone e all’ambiente, uscendo dal binomio produrre/consumare”, e facendo perno sull’idea di un’economia più giusta e più fraterna, “The Economy of Francesco” è il primo incontro-laboratorio mondiale che si rivolge a giovani studiosi di master e dottorato in economia provenienti da oltre 120 paesi di 5 continenti, che punta sui tempi lunghi senza scoraggiarsi, facendo scaturire iniziative concrete, segno tangibile dell’anima che si vuole rinnovare. Un processo voluto con forza da Papa Francesco che ha proposto un ‘patto’ in cui chiama le giovani menti ad essere motori propulsivi di un cammino di conversione del mondo economico e dare un’anima all’economia di domani, con anche lo scopo di aprire un dialogo con l’economia reale, il mondo imprenditoriale, le istituzioni bancarie, i colossi energetici e il centro della finanza.

L’iniziativa, con la presenza del vescovo di Roma, si realizzerà nella città di Assisi dal 22 al 24 settembre, in un momento storico così complesso e pieno di incertezze in cui migliaia di giovani daranno vita e corpo ai sogni, sperimentando l’auspicio che un’altra economia più solidale, sostenuta dalla gratuità, capace di sacrificare il profitto, piccolo o grande che sia, per il bene comune, è possibile.

Il Prof. Stefano Zamagni la chiama il nuovo strumento di civiltà, progresso morale ed economico, un processo che armonizza la Laudato Si’, Evangelii Gaudium e Fratelli tutti, che si traduce nel coraggio di toccare, abbracciare la povertà, come fece San Francesco di Assisi, che, spoglio di tutti i suoi beni per essere interamente di Dio e dei poveri, come in un gesto di rifondazione dell’essere al mondo, sognava una città fraterna senza esclusi.

La Chiesa vuole guidare il grande cambiamento che l’umanità reclama e che, in larga misura, sta avvenendo, esortando i giovani a correggere quei modelli di crescita oramai incapaci di garantire “l’accoglienza della vita, la cura della famiglia, l’equità sociale, la dignità dei lavoratori, i diritti delle generazioni future, il lavoro inteso come servizio alla vocazione e non come schiavitù”. Una prospettiva ampia ed esigente rispetto al “politicamente corretto” dei nostri giorni. Idee alla base della dottrina sociale della Chiesae della grande rivoluzione umana dei Vangeli: ”Viviamo in un momento storico segnato da sfide difficili, che mette ulteriormente in luce un’altra sfida globale. Questo mette tutti noi di fronte alla necessità di una scelta: tra ciò che è importante e ciò che non lo è; tra continuare a ignorare la sofferenza dei più poveri e maltrattare la nostra casa comune, la terra o impegnarsi a tutti i livelli per trasformare il nostro modo di agire”. La speranza è che l’essere umano non si riduca solo a essere “funzionabile”, solo ad un “Homo economicus”, ma che prevalga l’altra parte del nostro essere, quella della relazione, della reciprocità “Homo reciprocans”,una dimensione importante della vita umana che probabilmente in questi lunghi anni abbiamo dimenticato.