Nicaragua: una Chiesa perseguitata tra repressione e violazione dei diritti umani

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Il regime di Ortega espelle dal Paese l’Ordine delle Suore Missionarie della Carità: “Sono persone pericolose”. Intervista a Marling Balmaceda, giornalista nicaraguense, esiliata, che lavora per l’agenzia giornalistica Articolo 66

Ci sono ancora paesi nel mondo in cui professare la propria fede, o essere cattolico, può costare la vita. Rapine, minacce, profanazione, esilio, aggressione, campagne diffamatorie e persino incitamenti all’odio sono all’ordine del giorno in Nicaragua, paese centroamericano retto dal regime comunista del Presidente Daniel Ortega e di sua moglie, che è entrato in una fase di aggressiva ostilità nei confronti della Chiesa cattolica. Episodi che riportano ai momenti più bui della storia latinoamericana, come la persecuzione e l’assassinio da parte degli “escuadrones de la muerte” del Santo Oscar Romero.

Il paradosso ideologico del regime attuale sta mettendo a tacere i religiosi, oggetto di aggressioni fisiche e verbali, rendendo la vita difficile a migliaia di credenti in un paese tradizionalmente cattolico.

L’indagine intitolata “Nicaragua: una chiesa perseguitata?” rivela che dal 2018 al maggio 2022 contro la Chiesa cattolica sono stati registrati 190 atti dannosi; 48 casi, che hanno messo particolarmente in pericolo il clero e costretto all’esilio forzato (sacerdoti, vescovi, suore, seminaristi, laici) si sono verificati solo nel 2019. Tra le intimidazioni più gravi l’esplosione nella cattedrale di Managua di una bottiglia molotov contro un’immagine di Cristo.

Il rappresentante dei diritti umani in Nicaragua, l’avvocato in esilio Pablo Cuevas, ha vissuto in prima persona il volto aggressivo e omicida dell’apparato repressivo dello Stato, denunciando l’attacco ai rappresentanti della Chiesa cattolica perpetrato dalla polizia nazionale su ordine della coppia presidenziale nicaraguense.

La situazione economica e politica in Nicaragua è disastrosa. La riforma e lo smantellamento, iniziato nel 2018 del sistema pensionistico ha costretto molti cittadini nicaraguensi a scendere in piazza per protestare contro un Governo che ha prontamente risposto nelle strade della capitale con violenza, innescando un peggioramento alla grave crisi che vive il paese. “La repressione delle proteste da parte dello Stato – dichiara Cuevas – è costata la morte di 355 civili, migliaia di feriti e costretto all’esilio circa 100mila nicaraguensi”. 

La Chiesa cattolica e altre organizzazioni, oltre a criticare la politica repressiva del governo, hanno espresso pubblicamente la loro preoccupazione per la situazione. Una richiesta che è stata ascoltata anche a Roma. Attualmente il rapporto tra Vaticano e il paese centroamericano vive momenti tesi: “Esprimo la mia vicinanza nella preghiera a quel Paese – esorta Papa Francesco nel 2018 – e mi unisco ai vescovi nel chiedere che cessi ogni tipo di violenza, che si eviti un inutile spargimento di sangue e si risolvano pacificamente, e con senso di responsabilità, le questioni aperte”. 

Il documento ha denunciato che il governo cerca di ‘sottomettere’ la Chiesa cattolica “usando le peggiori azioni vili come quelle ad opera dei paramilitari. “Non è una novità per il sandinismo – aggiunge il report – negli anni ’80 10 sacerdoti furono rapiti e gettati in Honduras; e ancora l’attacco della folla a Monsignor Silvio Fonseca o la barbarie commessa contro Monsignor Carballo”. 

La posizione di aiuto della Chiesa nicaraguense, che si espone da sempre nel paese in difesa degli ultimi e denunciando i soprusi, infastidisce così i governanti preoccupati per le voci discordanti degli avversari.

La Commissione interamericana per i diritti umani (CIDH) ha condannato recentemente il regime di Daniel Ortega per aver cancellato nel mese di maggio dalle reti televisive un canale cattolico. È l’ultimo di una serie di atti di vessazione e repressione contro la Chiesa cattolica che costituisce una violazione della libertà di espressione, di pensiero e di religione. Il regime di Ortega in questi anni ha cancellato lo status giuridico di organizzazioni legate alla Chiesa cattolica, come l’Università Cattolica dei Tropici Secchi e le scuole della diocesi di Estelí. Nel mese di marzo lo Stato ha disposto l’espulsione dal Paese del Nunzio Apostolico, mediatore nel Tavolo del Dialogo del 2019. Dal 2018 è interdetto, attraverso recinzioni di sorveglianza e cordoni di polizia, l’accesso dei cittadini e fedeli alle chiese di quartiere. Anche ai sacerdoti stranieri è riservato un trattamento simile: privati del loro permesso di soggiorno sono minacciati di espulsione. Nel 2022 sono già stati registrati 21 attacchi, tra cui le molestie della polizia al vescovo di Matagalpa, Rolando José Álvarez.

Abbiamo incontrato Marling Balmaceda, giornalista nicaraguense, esiliata, lavora per l’agenzia giornalistica Articolo 66

 Marling Balmaceda
Articolo66 – Marling Balmaceda

Qual è la situazione attuale in Nicaragua?

Attualmente ci sono 190 prigionieri politici, questo è un dato importante, in quanto riassume la situazione del paese, di cui la maggior parte sono leader dell’opposizione. Sette di questi prigionieri politici erano candidati alla presidenza dello scorso anno e sono state imprigionati dal regime di Daniel Ortega e Rosario Murillo che non voleva una reale concorrenza. All’inizio di maggio dello scorso anno è iniziata una nuova retata che si è conclusa con oltre 40 prigionieri politici, che si sono aggiunti ai 130 che c’erano già. Tra questi prigionieri politici ci sono difensori dei diritti umani, attivisti, giornalisti, avvocati e leader di ogni tipo, che in quel momento si sono fatti sentire e hanno detto basta. Non vogliamo più questo regime che sta opprimendo il Nicaragua.

Quindi il mal contento è cresciuto?

A seguito della repressione è iniziata una riforma dello stato sociale nel 2018, quella delle pensioni. Come sapete il Nicaragua è un paese molto povero, un ulteriore taglio del 5% della già pensione rachitica destinata agli anziani ha spinto i giovani a ribellarsi e a sostenere le loro rivendicazioni. Si è alzata un’ondata di indignazione collettiva. Le forze dell’ordine e i simpatizzanti, con interventi rapidi che utilizza il regime, hanno iniziato a colpire duramente giovani e anziani.

Perché il regime di Ortega perseguita la Chiesa cattolica?

Il rapporto di organizzazioni come la Commissione Interamericana dei Diritti Umani dichiara che nel contesto delle proteste del 2018, sono stati perpetrati attacchi, ad opera dei paramilitari e polizia, contro la popolazione. In tale contesto la Chiesa ha aperto le porte delle sue parrocchie per dare rifugio ai cittadini che stavano fuggendo da questa repressione. La Chiesa fece un discorso duro e diretto contro il regime, dando voce a migliaia di nicaraguensi e battendosi in primo piano per il rispetto dei diritti umani. Inoltre chiedevano che nel paese ci fosse libertà di parola, libertà di stampa e libertà di associazione.

Perché non ha funziona il dialogo di intesa tra il governo e le forze sociali del paese?

Perché la Chiesa permetteva alla gente di esporre il proprio punto di vista, il governo ha iniziato a dire che la Chiesa era di parte, e che aveva partecipato al tentato fallito colpo di stato. Con l’apertura delle parrocchie hanno iniziato ad attaccare direttamente i sacerdoti, accusati di essere coinvolti nell’assassinio di alcuni simpatizzanti del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale. La stessa coppia presidenziale han accusato i sacerdoti di usare la tonaca per promuovere l’odio, di essere golpisti, traditori della patria, o di ricevere anche finanziamenti. Da qui è scaturita questa ondata contro la Chiesa, che ha portato all’arresto di un sacerdote, all’esilio di un vescovo, Monsignor Silvio José Báez e altri, che hanno dovuto proteggersi dall’assedio della polizia, come il caso di Padre Padilla e Monsignor Ronaldo Álvarez, che si è dichiarato perseguitato politico per le persecuzioni che si sono inasprite dal maggio di quest’anno.

È qualcosa di inaccettabile, incredibile. Dal 2018 ad oggi abbiamo assistito alla chiusura, ad opera del regime di Daniel Ortega, di 860 ONG, con argomentazioni che provocano stupore e spavento. Nel caso, per esempio, dell’Associazione missionaria della Carità di Madre Teresa di Calcutta non abbiamo riscontrato nessun legame di pericolosità, si tratta solo di una associazione caritatevole. Il Ministero della Famiglia non ha autorizzato la loro attività. Non ci sono precedenti di associazioni caritatevoli come questa che siano state chiuse. È un colpo diretto alla chiesa…questo è quello che abbiamo in Nicaragua, una chiesa perseguitata. Le azioni del regime ci fanno capire che non vogliono filtri. A quanto pare quello che cercano è la scomparsa di qualsiasi organizzazione che aiuti i nicaraguensi in qualsiasi ambito, in modo tale che debbano solo sottomettersi ed essere governati dal regime.

Quanto hanno influito i paramilitari nelle aggressioni contro i civili e i sacerdoti in questi anni?

I paramilitari si sono fatti sentire nel paese nel 2018. Sono personaggi sotto copertura dallo Stato, che non si fanno scrupoli a fare del male a chiunque capiti. Secondo la Commissione Interamericana per i Diritti Umani questi attacchi armati hanno causato la morte di 355 persone. I paramilitari eseguono costantemente atti persecutori, osservano, pedinano la Chiesa, i parroci, i sacrestani, persino gli stessi parrocchiani. Monsignor Rolando Álvarez, denunciando le vessazioni, si è dovuto rifugiare in una parrocchia di Managua. Lui stesso aveva raccontato che la sua chiesa era circondata e che ai suoi parrocchiani non era permesso partecipare alla messa domenicale. I paramilitari hanno il compito di mantenere una vigilanza permanente nei confronti di qualsiasi fonte di notizie che essi reputino pericolosa.

C’è una via d’uscita a tutto questo? 

Faccio un appello alla comunità internazionale, all’Organizzazione degli Stati Americani, alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani, alle Nazioni Unite, al Parlamento Europeo, che potrebbero esercitare una maggiore pressione anche con delle sanzioni, con la consapevolezza che lo stesso governo sostiene che le sanzioni non lo intaccano, ma in realtà lo colpiscono. È necessario trovare un modo per negoziare per ristabilite le garanzie costituzionali. Il Nicaragua deve tornare a un sistema che rispetti il popolo, in modo che non ci siano prigionieri politici, abolendo l’imposizione di uno stato d’assedio de facto, perché questo è ciò che prevale nel Paese. Quindi, questa pressione internazionale deve essere accompagnata da dichiarazioni politiche e da sanzioni anche da parte del Vaticano, che deve pronunciarsi su un’ingiusta situazione che mette ogni giorno in serio pericolo la vita dei laici e dei religiosi.