La nuova enciclica di papa Francesco: Fratelli tutti. Tornare alla fratellanza per cambiare il mondo

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Il 3 ottobre, Papa Francesco firmerà ad Assisi la sua nuova enciclica Fratelli tutti, che ha come temi centrali la fraternità e l’amicizia sociale. È la terza, dopo la Lumen Fidei (2013) e la Laudato Si’ (2015) che ha come sfondo la lode a Dio e alle opere della natura tutta, in cui è riflessa l’immagine e la mano del suo Creatore. Un documento, per il papa, sulla fratellanza e l’amicizia dal valore trascendentale e dal carattere programmatico, che trae spunto, per il titolo, dagli scritti di San Francesco che esortava i fratelli, già nel 1221, a seguire e ad avere come esempio (…) il buon pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce.

Un percorso ben segnato quello del vescovo di Roma, che diede testimonianza di fraternità, sin dal momento della sua elezione al Soglio di Pietro, chinando la testa davanti ai fedeli in un segno che contraddistingue il suo pontificato con il servizio al prossimo e ai più piccoli.

A sottolineare la relazione vescovo-popolo come cammino di fratellanza sono stati gli innumerevoli incontri con il popolo di Dio, segnati da momenti di profonda emozione. Francesco si fa strumento ad ogni occasione, condivide gioie e tristezze del suo popolo, i problemi del mondo contemporaneo, a livello del progresso scientifico e tecnico, delle conquiste terapeutiche, dell’era digitale, dei mass media, delle comunicazioni; ma anche e soprattutto tocca le ferite della povertà, della devastazione delle guerre e delle afflizioni di tanti fratelli e sorelle in diverse parti del mondo, a causa della corsa agli armamenti, delle ingiustizie sociali, della corruzione, delle disuguaglianze, del degrado morale, del terrorismo, della discriminazione, dell’estremismo e di tanti altri motivi.

Fratelli tutti è un documento che ha avuto molte tappe significative e che ha come unico obiettivo la pace, la pace interiore che scaturisce dal senso di fraternità con gli altri: dal recente Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, firmato ad Abu Dhabi, a quel primo appuntamento del pontefice nel luglio del 2013 che abbraccia e prega per i fratelli invisibili vittime delle peripezie migratorie annegati nel Mediterraneo, che lui stesso chiamerà, Mare del meticciato. Ma anche i gesti e le parole dello straordinario viaggio in Terra Santa in cui Francesco esorta ad “(…)abbracciare i conflitti, abbattere i muri, immaginare e costruire la pace”.

Ma dove si impara la fratellanza? Dove si apprende la pace? Come un semplice maestro che si rivolge ai suoi alunni in Amoris Laetitia scrive: «La relazione tra i fratelli si approfondisce con il passare del tempo, e il legame di fraternità si forma in famiglia tra i figli, e se avviene in un clima di educazione all’apertura agli altri, è la grande scuola di libertà e di pace”. Nasce così una pedagogia del quotidiano, in cui la fratellanza non si dissocia dal Vangelo: diviene lotta per la giustizia sociale e cura del Pianeta. Bergoglio desidera un mondo “con” e “dopo” il coronavirus capace di viaggiare sulla base della fratellanza umana, della solidarietà e dell’ecologia integrale.
Uscire da sé verso il fratello è un’assoluta priorità sottolineata anche nella Gaudete et exultate: Gesù stesso (…) si è fatto periferia. Per questo, se oseremo andare nelle periferie, là lo troveremo: Lui sarà già lì.

Abbiamo incontrato Suor Alessandra Smerilli, salesiana, economista, consigliera del Papa e docente di Economia politica all’Università Auxilium di Roma.
È sulla tomba del Santo Umbro, la città del Poverello che riparte la nuova tappa del magistero di Francesco. Perché in questa fase storica il Papa mette al centro la Fratellanza? Perché propone di far ripartire da qui l’umanità? Questo Santo rivela il cammino che sta percorrendo il magistero di papa Francesco. Quello che mi piace pensare, e lo metto in relazione ad Economy of Francis, è che il Papa credo voglia dire che il concetto sulla fraternità e l’amicizia sociale parte da un gesto molto importante: l’abbraccio con il lebbroso. San Francesco trasfigura la sua vita dopo aver avuto il coraggio di abbracciare un lebbroso. Il tema della fraternità che vuole trasmettere attraverso questa enciclica, mi fa pensare all’episodio che abbiamo scoperto, e di cui abbiamo parlato con papa Francesco, ad Assisi, nella basilica, dove ci sono 28 scene della vita del Santo. Manca però la 29esima, che è quella dell’abbraccio con il lebbroso. Chi allora pagava e commissionava le opere non voleva che si sapesse che ad Assisi ci fossero i lebbrosi, altrimenti la città avrebbe sfigurato.

Mi sta facendo capire che per risanare le nostre ferite dobbiamo abbracciare le ferite dell’altro?
Papa Francesco che sin dall’inizio ha denunciato la cultura dell’indifferenza, dello scarto, invita il mondo a partire dalle periferie economiche ed esistenziali. Forse, in questa enciclica, vuole riportare alla luce questa scena e dire che se non ripartiamo da questo abbraccio non ci potrà essere la pace universale. Quindi una fraternità che parte dal riportare alla luce tutto ciò che non ha neanche diritto di nota, di parola, perché tutti ce ne facciamo carico e ce ne prendiamo cura. L’enciclica, dunque, non si rivolge solo ai cattolici. Quando Papa Francesco parla di temi legati alla pace dall’inizio del suo pontificato è stato famoso il suo dire “stiamo vivendo una guerra mondiale”. Ora forse non ci sono grandissimi conflitti, ma la terra è piena di conflitti. Forse se non risolviamo i conflitti interiori, non troveremo una pace duratura, abbiamo bisogno di una conversione integrale.

A che punto è il percorso intrapreso riguardo la dichiarazione sulla Fratellanza Umana firmata ad Abu Dhabi circa due anni fa?
Quando lui parla di questo impegno e di questo documento parla di dialogo e di impegno congiunto. Riproporre un’enciclica è come dare di nuovo un segnale: ci ricorda che è importante fare dei passi in quella direzione. Uno è per esempio il grande interesse nato intorno al patto educativo globale, ci sono stati tanti incontri tra mondo Occidentale e Orientale. Era previsto per il patto educativo anche un impegno da parte dei rappresentanti delle varie religioni; anche la FAO ha lanciato una sfida sul tema della sicurezza alimentare, perché quando parliamo di pace, parliamo anche di problemi legati alla catena alimentare e a paesi che fanno fatica in questo momento a nutrirsi. La fame sta aumentando e i governi sono preoccupati. Per questo vogliono unirsi in uno sforzo comune. Questi passi credo che siano nello spirito di papa Francesco, non momenti di celebrazione, ma un modo per avviare processi e monitorarli.

L’enciclica esce in un momento storico segnato da una triplice crisi: economica, pandemica ed ecologica nel mondo intero. Cosa ne pensa?
Credo che l’enciclica fosse stata concepita prima della pandemia. Ma il momento è giusto perché c’è maggiore ascolto e le persone si interrogano sui problemi; fino a pochi mesi fa parlare in maniera un po’ profetica di economia avrebbe significato un po’ di derisione e superficialità, oggi qualcuno comincia a pensare veramente che c’è forse qualcosa da cambiare, così anche sui temi della politica. Questa enciclica è fondamentale, perché arriva in un momento in cui siamo più disposti all’ascolto.

Bergoglio si è rivolto al Forum Ambrosetti di Cernobbio, gotha della finanza internazionale e della politica, dicendo che non è più tempo degli adoratori della finanza, ma di un’economia reale fondata sulla persona. Cosa ne pensa?
Come sappiamo Papa Francesco lancia messaggi forti perché vengano ascoltati da chi li deve ascoltare. Nel 1900 il beato Toniolo vede come uno dei più grandi pericoli una finanza che viaggia per conto suo senza avere un contatto con l’economia reale. Riportare questo tema alla luce è fondamentale. Cosa vuol dire avere una finanza che lavori per l’economia reale? È una finanza che fa il suo mestiere. Tornando a San Francesco i primi monti di pietà, le prime strutture finanziarie in aiuto alla povertà vengono dai francescani che si resero conto che una città non può essere fraterna se ci sono esclusi. Quindi il mercato e la finanza possono essere un mezzo di inclusione. In quel senso la Finanza deve riscoprire la sua vera vocazione.

Tutti vogliamo tornare alla “normalità” e riprendere le attività economiche. Dopo la pandemia in che modo possiamo aiutare a guarire il nostro mondo, per non rimanere a guardare dalla finestra?
Si può contribuire in tanti modi. Papa Francesco lo ha detto recentemente: non dobbiamo tornare all’economia di prima perché era già malata prima del virus, ma riprendere consapevolezza, mettere insieme tutte le dimensioni, in un concetto di sviluppo umano integrale; vuol dire sentirsi responsabile come consumatore; quando si acquista un prodotto al supermercato il nostro obiettivo potrebbe essere quello di pagarlo il meno possibile. Ma questo potrebbe voler dire che i lavoratori vengono sfruttati, quindi non sto assicurando uno stipendio degno a quel lavoratore. Se voglio rompere questa catena devo partire da quel piccolo gesto, sapendo che in questo momento pago un po’ di più, ma che sto lavorando per me in quanto lavoratore; avere anche responsabilità nella gestione dei beni, dei risparmi e dei miei investimenti. Avere una cultura economica finanziaria, e capire quanto sia importante formarsi in questi termini.

Da cosa bisognerebbe partire per diffondere nella società un nuovo progetto di comunità e di socialità? Cosa abbiamo perso e cosa dobbiamo recuperare? L’emergenza sanitaria ci sta facendo ancora vedere chiaramente come nei momenti più tragici abbiamo bisogno di essere uniti, anche tra nazioni, per fronteggiare qualsiasi emergenza. C’è stato un recupero del senso dello Stato e di una politica al servizio del bene comune. Il Pontefice, nelle sue recenti catechesi, si è soffermato spesso sui grandi temi della Dottrina Sociale della Chiesa tra i quali la politica come servizio per la collettività; ha ribadito il tema della destinazione universale dei beni, che a sua volta apre tantissime finestre anche sui temi del debito ecologico. Abbiamo bisogno di recuperare lo spirito di ciò che ci unisce, sapendo che nessuno può uscire da solo da questa crisi, e ciò è possibile facendo ognuno la sua parte.

Fonte: www.rainews.it