I Patti Lateranensi nell’era di Papa Francesco (prima parte)

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Sono passati 90 anni dalla firma dei Patti Lateranensi fra lo Stato e la Chiesa cattolica, che vide come protagonista nel palazzo di San Giovanni in Laterano il cardinale Pietro Gasparri e Benito Mussolini. Una conciliazione che stabiliva la “laicità” italiana, alleviava le difficoltà nelle relazioni e sanciva l’inizio di una sana collaborazione tra Stato e Chiesa. Un Concordato che riconosceva la nascita della Città del Vaticano, come Stato indipendente e con una piena sovranità rispetto a qualsiasi altro potere politico. Un rapporto speciale e importante tra la Santa Sede e l’Italia.  Un’Italia che veniva chiamata “il giardino della Chiesa”, per il legame molto forte con la Chiesa Universale. Un rapporto tra i due stati, interrottosi nel 1870.

Foto: https://omnilogie.fr/

Un nesso antropologico, un vincolo teologico e un dovere di carità sono alla base delle relazioni tra Chiesa e Stato, differenti per natura e confini. Una distinzione di ruoli senza alcuna separazione, ma anche l’unione senza la confusione. Una relazione fruttuosa nella misura in cui si riconosca l’esistenza di un ambito etico che dà forma alla vita del cittadino, che distingue la missione della religione e quella della politica, favorendo la collaborazione tra i due ambiti. Una laicità dello Stato è sana, se il laicismo non relega la religione alla sfera prettamente privata, e non calpesta il diritto alla libertà religiosa, pregiudicando anche l’ordine sociale.

Ambiti diversi ma non separati, perché l’uomo religioso e il cittadino sono la stessa persona, con impegni sia religiosi che sociali, economici e politici. È necessario, lo ricorda la Lumen Gentium, che “i fedeli imparino a distinguere accuratamente i diritti e i doveri”.

La natura sociale dell’uomo, d’altro canto, istituisce lo Stato, il cui fine è il bene comune della società civile; è un bene non solo materiale ma anche spirituale, perché i membri della società sono persone con corpo e anima. Il progresso sociale richiede, oltre ai mezzi materiali, molti altri beni di carattere spirituale: la pace, l’ordine, la giustizia, la libertà, la sicurezza, raggiungibili solo mediante l’esercizio delle virtù sociali, che lo Stato deve promuovere e tutelare.

Il pontificato di Papa Francesco sta segnando una novità molto importante per la Chiesa Universale e, ovviamente, anche per la Chiesa Cattolica italiana. È un legame solido, ma non più esclusivo come in passato. Con la nascita nel 1952 della CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, la cui prima plenaria si svolse dopo il Concilio Vaticano II, si stabilì in maniera più significativa il passaggio delle competenze tra la Santa Sede e la CEI. Un cambiamento che non si avvertì subito tra la gente. Nel 1984, tale concordato venne riformato, ma mai sostituito, né tantomeno abolito; alla firma c’erano Bettino Craxi e il Segretario di Stato, Card. Agostino Casaroli.

Foto: Avvenire

La CEI, legata fortemente alla figura del Papa, è sensibile e in sintonia con le tematiche affrontate dal pontificato del vescovo di Roma: attenzione ai poveri, anche di spirito, ai diseredati, ai profughi, all’accoglienza dei migranti che approdano sulle nostre coste e sulle coste d’Europa. Principi e valori che mettono al centro la dimensione umana della persona. La missione della Chiesa riguarda l’uomo nella sua integrità. Francesco ci invita ad “agire nella vita quotidiana con una mentalità laicale, con un forte spirito di servizio”; ricordava ai vescovi del Sinodo sull’Amazzonia di stare attenti a non clericalizzare i laici, definendo un doppio peccato affidare loro incarichi e compiti tipici del clero, rischiando di svilire la dignità originale di ogni vocazione. L’impegno della Chiesa italiana è a favore di un’evangelizzazione in costante movimento “dall’interno verso l’esterno”, per portare Cristo al mondo interiormente, con un maggior coinvolgimento e credibilità sul piano pastorale. Una Laicità vera, sana, aperta, e non ideologica. Comportarsi in politica in accordo con la propria fede, nel rispetto della dignità delle persone, non significa pretendere che la politica si assoggetti alla religione; significa che la politica è al servizio della persona e, pertanto, deve rispettare le esigenze morali e favorire la dignità di ogni essere umano.

Sia la Chiesa che la politica – che si esprime attraverso le varie istituzioni e partiti –, anche se a titolo diverso, sono al servizio dell’uomo e «svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti, mediante una sana collaborazione tra loro».

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