Ispirata alla “cultura dell’incontro” invocata spesso da Papa Francesco, la mostra “Friendly Taiwan incontra Fratelli Tutti” comprende 18 opere di calligrafia religiosa e 12 dipinti a inchiostro calligrafico creati da due noti calligrafi taiwanesi americani, Maw Chyuan Wang e Karen Shee. Tra gli ospiti era presente una delegazione di autorità di Taiwan, della Santa Sede; oltre a membri del corpo diplomatico e delle congregazioni religiose.
Le 30 opere presentano passaggi della Bibbia e delle encicliche papali “Fratelli tutti” e “Laudato sí”, insieme ad altre frasi ispiratrici che mettono in luce l’impegno di Taiwan e gli sforzi congiunti con la Santa Sede per promuovere i diritti umani, il benessere globale, la democrazia, la libertà e la cura del Creato. Perché “ciò che avvicina Taiwan alla Santa Sede non è solo la forma delle espressioni artistiche, ma anche i valori di democrazia, libertà e diritti umani condivisi da entrambe le parti”, ha ricordato l’Ambasciatore Matthew S.M. LEE.
La mostra “Friendly Taiwan incontra Fratelli Tutti” vuole celebrare l’80° anniversario delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Cina (Taiwan) e la Santa Sede, coniugando le Sacre Scritture del Cattolicesimo con la bellezza della calligrafia taiwanese, allo scopo di regalare al pubblico un’esperienza originale e innovativa.
A continuazione le parole del Cardinale Gianfranco Ravasi.
Io mi associo al saluto che è stato fatto dall’Ambasciatore e dalle parole che sono state dette anche dall’artista, da entrambi, ci sono già i temi fondamentali di questa che è non soltanto un’apertura di esposizione, è anche un momento religioso. Vorrei prima di tutto ricordare il mio legame perché in questa stessa ambasciata, tre anni fa, ho inaugurato un’altra mostra di pittori che provenivano da Taiwan. Oltre a questo, c’è anche un dato particolare: 80 sono gli anni delle relazioni tra la Santa Sede e Taiwan, e 80 sono anche miei anni, per cui abbiamo iniziato insieme questo lungo itinerario. Vorrei anche aggiungere il fatto che una parte della mia esperienza di studioso è stata legata alla paleografia, sia pure delle lingue diverse sia come per esempio il latino, il greco o l’ebraico, e anche un po’ l’arabo. È proprio in queste lingue la paleografia è la rappresentazione della parola calligrafia. Cioè, come dice questa parola greca, della rappresentazione della scrittura bella, che diventa anche alla fine disegno, che diventa anche pittura. Non per nulla tutti i pellegrini che vanno in Terra Santa, arrivano a Gerusalem, vanno sulla spianata delle Moschee e vedono la splendida Moschea, che è la cosiddetta moschea di Omar… e vedono che l’esterno c’è una fascia mirabile blu e bianca, tutta segnata da scritte. È queste scritte dal Corano, fatte in modo tale da comporre anche a chi guarda con intensità, comporre dei disegni con forme che non si potevano fare, dal punto di vista della legge coranica e anche della legge ebraica. Quindi la scrittura bella come immagine è un mistero.
È la considerazione spirituale che vorrei fare è legata alle parole di San Paolo che diceva che dobbiamo rendere lode a Dio con le parole, con le opere e con il canto. Esistono tre stelle che si ascendono nel cielo della vita di tutti: queste tre stelle si chiamano, la prima si chiama il verum, la verità, la scoperta della profondità della realtà; la seconda stella si chiama il bonum, la morale, il bene, l’amore; e la terza stella si chiama il pulchrum, in latino, cioè il bello, la bellezza. Ed è per questo, che allora, noi in questo momento stiamo idealmente attraverso le parole che sono state dette prima, e le opere che ammireremo, si è rappresentato proprio questa costellazione insieme. La verità viene espressa nei contenuti della Fratelli Tutti, la quale ci spinge anche al bene, al bonum, all’amore; e però che al tempo stesso tutto questo è espresso e noi lo manifesteremo attraverso anche la scrittura come farà l’artista, come farò io con la nostra grafia molto più semplice, non così ricca come quella cinese.
Rivolgo il mio ringraziamento per questo invito perché mi viene da questa isola che i portoghesi quando l’hanno conquistata l’hanno chiamata formosa, che in latino vuol dire dalle forme belle, bella. È bella probabilmente l’impressione visitandola, ed è la stessa impressione che ho avuto anch’io visitandola molti anni fa.






