
Mentre Trump vende bibbie cercando di conquistare l’elettorato praticante, ma anche appoggiandosi al leitmotiv nazionale, rinfrescando la memoria ai più, che questo paese si fonda su origini religiose che abbracciano tutto il mondo credente, “in God we trust”, noi, invece, cerchiamo di capire chi sarà il “suo” Vicepresidente.
Purtroppo per Biden non ci sono alternative a Kamala, che come donna, e di colore, se fosse sostituita, causerebbe sicuramente una perdita sensibile di voti, oltre che di critiche al vetriolo.
La lista per Trump, oltre alle chiacchiere sussurrate che circolano nei vari gironi economici, sociali, o della “beltway” washingtoniana, ossia la tangenziale che cinge la capitale è, a tutti gli effetti assai lunga. Dei tanti e possibili, uomini e donne, analizziamo i più quotati, perché, con Trump, non si sa mai.
Tipicamente il vicepresidente deve essere una figura che «bilanci» il ticket presidenziale, dal punto di vista demografico, ideologico o geografico. Trump, nelle elezioni del 2016, seguì questo ragionamento e scelse all’epoca Mike Pence che, pacato, un po’ noiosetto e prevedibile, proveniente dal Midwest, ultraconservatore e cristiano, con esperienza governativa, rappresentava essenzialmente l’opposto della personalità televisiva erratica, spigolosa del nostro newyorkese.
Sempre secondo tradizione la maggior parte dei candidati presidenziali non annuncia il nome del Vicese non alla Convention ufficiale di partito, che quest’anno, sarà il prossimo agosto. Fonti vicine alla squadra di Trump dicono che l’annuncio sicuramente non avverrà prima, sia per creare suspense, sia per aumentare la pressione e quindi le leve negoziali nei confronti dei candidati che ambiscono al ruolo. Anche Bannon, il suo precedente stratega, ci riporta agli anni di quando Trump era giudice nella serie televisiva “The Apprentice” – l’apprendista, commentando: “Il tutto si concentrerà nell’episodio finale”.
Ecco quindi uno per uno i più quotati:
Deputata Elise Stefanik di New York: Stefanik, trentacinquenne, di origini italo ceche, è una delle sostenitrici più agguerrite di Trump. Ha difeso il movimento MAGA (Make America Great Again), ha raccolto più di $5 milioni a favore della campagna elettorale, ha preso le difese di Trump in numerose occasioni, soprattutto avendo un ruolo chiave nella squadra di difesa durante l’impeachment del 2019. Sicuramente è vista come qualcuno che potrebbe portare avanti l’eredità di trumpiana, ma purtroppo non è in grado di apportare i voti del suo Stato alle elezioni, storicamente molto democratico e contemporaneamente i repubblicani non possono permettersi di perdere una deputata di spicco in Congresso.
Un’altra allieva del ex presidente è Sarah Huckabee Sanders, governatore repubblicano dell’Arkansas, da sempre stato democratico a 41 anni, è una delle più giovani all’interno del GOP (Grand Old Party – Partito Repubblicano), potrebbe aiutarlo nell’apportare i voti delle donne dei sobborghi. È stata portavoce della Casa Bianca come addetto stampa dal 2017-19, ma nonostante la sua bravura provata sul campo sia come staff che come politico, in un recente sondaggio il suo indice di approvazione è solo del 48%, il rating più basso per qualsiasi governatore che generalmente si aggira intorno al 60%. Particolare il fatto che proprio suo padre, Mike Huckabee, registrò, nel 2003 il 47%, sempre come governatore del medesimo Stato. Oltre all‘indice di gradimento, Huckabee al momento è investigata, insieme al suo staff, per l’acquisto da parte del suo ufficio di un podio da $19.000.

Proseguiamo sempre con le donne e arriviamo a Kristi Noem, anche lei governatore del Sud Dakota, e aprendo il sito web dello Stato leggiamo con chiarezza e sintesi il suo programma elettorale: “Mantenere le tasse basse
• Limitare la regolamentazione del governo. Combattere l’intrusione del governo,
• «mantenere il governo aperto e onesto”. Per anni è stata deputata al Congresso, unica rappresentante del Dakota del Sud per otto anni prima di essere eletta come prima governatrice donna dello stato nel 2018. Nel 2020, ha attirato l’attenzione nazionale per aver allentato le restrizioni legate al COVID, rispetto ad altri governatori e per aver sostenuto Trump sulle frodi elettorali. Noem è anche conosciuta per essere molto conservatrice avendo firmato ordini e leggi su tematiche oggi al centro delle più controverse tematiche culturali a livello mondiale, come il divieto della «teoria critica della razza» il divieto a trattamenti medicali a minori che soffrono di disforia transgender. È stata anche la prima scelta per vicepresidente (insieme a Vivek Ramaswamy) tra i partecipanti al CPAC (Conservative Political Action Conference, conferenza nazionale annuale dei conservatori d’America) del 2024.
Per contro, il Dakota del Sud è uno stato solidamente rosso con solo tre voti al Collegio Elettorale e quindi con un peso minimo. Seppur Trump sia vicino a Noem, pare sia preoccupato per la sua rigidità sul tema aborto; lei stessa si definisce «assolutista» e ha difeso il divieto con le dovute eccezioni per stupro e incesto. Intervistata spesso dai media più conservatori come Newsmax e Fox News si promuove apertametne per il ruolo di vicepresidente. Ex ragazza di campagna e reginetta di bellezza la sua recente biografia: «Not My First Rodeo», è colmo di modi di dire popolari e versetti biblici».

Dal lato maschile il primo che sembra essere in poll position è Vivek Ramaswamy. Ex candidato presidenziale a suo favore c’è molto: incorpora in tutto e per tutto il sogno americano. Figlio di immigrati indiani, ha una laurea in bioligia da Harvard, una in legge da Yale, è multimilionario grazie alle società farmaceutiche che ha fondato e che hanno fruttato per le scoperte di farmaci registrati, molti milioni di dollari, prima generazione americano, sarebbe un candidato vincente. Brillante, veloce, giovane attorniato da una bella famiglia, due maschi e una moglie chirurgo, sembra veramente una biografia da invidia. Però, secondo un articolo di Bloomberg del mese scorso, Trump, lo avrebbe escluso come candidato, per assegnarli invece un incarico all’interno del suo governo, possibilmente come Segretario alla Sicurezza Interna (Homeland Security), secondo persone informate sulla discussione avvenuta fra Trump e Ramaswany a Mar a Lago. Gli indici di gradimento nonostante le premesse sono bassi. Poco dopo che Ramaswamy ha lanciato la sua candidatura la scorsa primavera, il 18% degli americani lo vedeva favorevolmente, mentre il 13% era sfavorevole, secondo le medie dei sondaggi di FiveThirtyEight. Dopo la sua performance in campagna elettorale, che molti hanno giudicato superficiale o arrogante, questi numeri si sono invertiti. Oggi la media è del 36% sfavorevole contro il 24% favorevole.
Un altro candidato interessante sarebbe il senatore del Sud Carolina, Tim Scott, l’esponente più importante di colore, del Partito Repubblicano. Sicuramente potrebbe aiutarlo a conquistare gli elettori neri, tradizionalmente un segmento chiave dell’elettorato democratico. Scott ha rilasciato questo commento a CBS Mornings news, che non chiederebbe mai a Trump una posizione nel suo governo, ma ha declinato rispondere alla domanda se desidera essere il suo vicepresidente.
Interessante invece la notizia di venerdì scorso, giorno in cui il senatore ha lanciato un nuovo talk show, con altri quattro esponenti repubblicani di colore, come suoi co-conduttori. «America’s Starting Five», il titolo della trasmissione, nel suo primo episodio, Scott e gli altri 4, si sono concentrati sullo stereotipo secondo cui le persone di colore sono inevitabilmente elettori e politici democratici. I deputati Burgess Owens (R-UT), Byron Donalds (R-FL), John James (R-MI) e Wesley Hunt (R-TX) completano i cinque menzionati nel titolo e faranno parte del podcast trasmesso sul canale di Tim Scott su YouTube. «Nel primo episodio, il gruppo discute i commenti di Joe Biden su ‘non sei nero’; cosa significa essere un repubblicano nero e la crescente coalizione dei repubblicani neri», cita la didascalia del video. Questa fa riferimento all’intervento di Biden nel podcast di Charlamagne tha God, dove suggerisce agli spettatori: «se hai problemi a capire se sei per me o per Trump, non sei nero». L’episodio includeva anche un altro spezzone di Biden che diceva che «i bambini poveri sono altrettanto intelligenti e talentuosi dei bambini bianchi». Entrambi i video hanno fatto scoppiare gli ospiti in una risata, – «Guarda, ascolta, ecco quattro persone nere che non sono nere», ha detto Scott. «La buona notizia è che nel 2024, sembra che quattro su dieci di noi non siamo abbastanza neri per Joe Biden.» – «La cosa più importante per me è assicurarmi di vincere nel 2024,» ha detto all’anchor di «CBS Mornings» Gayle King, «Non penso alle presidenziali da un punto di vista personale.»

Concludiamo la nostra carrellata con Doug Burgum, governatore del North Dakota e anche lui ex candidato presidenziale. Primo a supportare ufficialmente Trump una volta ritiratosi dalla campagna elettorale durante un comizio nell’Iowa, a gennaio. Imprenditore di alto livello, Burgum ha sempre creduto che ci fosse un mercato per la sua abilità imprenditoriale – ha infatti venduto la sua azienda di software a Microsoft per 1 miliardo di dollari – e per il suo focus su tre questioni – l’economia, l’energia e la politica estera. Non ha mai conquistato l’elettorato repubblicano abbagliato dalle sonore trovate trumpiane e nell’appeal più viscerale delle questioni sociali come l’immigrazione. Anche se la sua fortuna personale avrebbe potuto mantenere in vita la sua campagna, il signor Burgum, di temperamento moderato, ha attribuito la scarsa performance alla non attenzione dei media e alle regole del Partito Repubblicano.
«La nostra decisione di candidarci alla presidenza è nata da un profondo interesse per ogni americano e da una missione per ristabilire la fiducia nella leadership americana e nelle nostre istituzioni democratiche», ha dichiarato annunciando il ritiro dalla corsa. «Sebbene questo processo di primarie abbia scosso la mia fiducia in molte organizzazioni mediatiche e istituzioni politiche di partito, ha solo rafforzato la mia fiducia nell’America.»
I consiglieri di Trump hanno fatto trapelare che Burgum ha sicuramente delle qualità di primordine che lo rendono molto appetibile. Oltre ad essere anche lui un imprenditore di successo ciò che lo ha reso interessante agli occhi dell’ex presidente è stata l’abilità di Burgum nel non aver mai criticato Trump durante la campagna elettorale, mentre Trump, a sua volta, ha affermato, sempre durante il comizio nell’Iowa, che Burgum è “il migliore governatore del nostro paese, e spero poter fare affidamento su di lui e invitarlo a far parte del mio gabinetto governativo.”
Tulsi Gabbard delle Hawaii, Marjorie Taylor Greene della Georgia, Ted Cruze, Ron DeSantis, Tucker Carlson, Katie Britt, Kari Lake, Greg Abbott, sono altri possibili candidati per la nomina a Vicepresidente, ma di una sola cosa possiamo essere certi: Trump sorprende sempre. Aspettiamo trepidanti agosto per scoprire in un colpo di scena, chi sarà riuscito a superare le prove di ammissione.








