Valore del Presepe: il Papa insiste e raddoppia

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Dopo il pellegrinaggio di domenica primo dicembre a Greccio, dove ha firmato una inedita Lettera apostolica sul tema, papa Francesco nel pomeriggio di oggi ha voluto visitare anche la mostra dei 100 Presepi nella Sala San Pio X all’angolo di via della Conciliazione. Una nuova spinta alla valorizzazione di una grande espressione della fede popolare… e anche un segno di attenzione verso l’Ungheria, che ospiterà il prossimo Congresso eucaristico internazionale.

Insiste e raddoppia. Non è Ciro Immobile, bomber della Lazio, ma papa Francesco, proprio lui. Dopo il pellegrinaggio di domenica primo dicembre a Greccio – nel luogo in cui san Francesco ‘creò’ la prima rappresentazione del Presepe vivente e in cui Jorge Mario Bergoglio ha firmato un’inedita Lettera apostolica sull’argomento – il Papa ha voluto visitare nel pomeriggio di oggi la Mostra dei 100 Presepi in Vaticano all’angolo di via della Conciliazione. Registriamo con piacere questo rinnovato e forte invito papale a valorizzare una tra le tradizioni più care al popolo cristiano.

Un invito senza se e senza ma, come emerge nettamente dal testo citato, intitolato Admirabile Signum (Libreria Editrice Vaticana e San Paolo): Con questa Lettera vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata”.  (vedi anche https://www.rossoporpora.org/rubriche/papa-francesco/915-francesco-lettera-sul-presepe-messa-congolese-con-qualche-nota.html).

A un testo del genere non c’è bisogno di togliere né aggiungere niente, tanto è chiaro: le precisazioni (ne abbiamo sentite e lette) sono inutili, oltre che fuorvianti e frutto dei soliti pregiudizi. Roba insomma da turiferari per vocazione, opportunismo o costrizione.

L’odierna visita alla Mostra ha voluto essere anche un segno di attenzione verso l’Ungheria, che ospiterà nel settembre prossimo il 52.mo Congresso Eucaristico Internazionale e che ha animato sia l’inaugurazione di ieri (domenica 8 dicembre) che la presenza papale di oggi. Un gesto pubblico di amicizia verso un Paese spesso e quasi ossessivamente bistrattato dai media internazionali (compresi certi fogli, non solo italiani, che si pretendono di ispirazione cattolica) soprattutto per le politiche seguite in materia di identità nazionale.

L’arrivo del Papa è stato preceduto da una ventina di minuti di canti natalizi ungheresi interpretati dalle ragazze del coro da camera della Scuola coristica  ‘Zoltán Kodály’ di Budapest, un istituto di alto livello con sette cori conosciuti internazionalmente, da qualche mese appartenente all’arcidiocesi di Budapest-Esztergom.

Verso le quattro ha fatto il suo ingresso Francesco, che si è intrattenuto anche più di qualche secondo con gli espositori della prima parte del percorso all’interno della Mostra. Giunto nella piazzetta centrale, accompagnato da monsignor Rino Fisichella, ha seguito con attenzione un esempio di recita natalizia ungherese (recita del presepe: ‘betlehemezés’), con le ragazze vestite da pastori attorno a Maria con il Bambino: dopo la Benedizione ai presenti ha ringraziato il coro – che gli ha offerto dolcetti tipici, gli Szaloncukor (deliziosi) – con un Isten Áldja! (Dio vi benedica). Al Papa è stato poi offerto un volume in vista del Congresso Eucaristico Internazionale di Budapest: Jorge Mario Bergoglio ha posato con il vescovo ausiliare di Budapest-Esztergom mons. Ferenc Cserháti e l’ambasciatore Eduard Habsburg-Lothringen davanti al manifesto che invita al grande incontro ecclesiale (cui, chissà, potrebbe anche decidere di partecipare). Nell’ultimo quarto d’ora il Papa ha visitato e apprezzato i presepi della seconda parte del percorso, intrattenendosi interessato con altri espositori.

L’INAUGURAZIONE UFFICIALE DI DOMENICA 8 DICEMBRE

Ieri pomeriggio si era svolta l’inaugurazione ufficiale della Mostra (di cui l’Ungheria è quest’anno ospite d’onore), alla presenza anche di diversi diplomatici. Nel suo saluto mons. Ferenc Cserháti aveva evidenziato ciò che lega il presepe e l’appuntamento ecclesiale del prossimo settembre: “Il Congresso Eucaristico Internazionale vuole promuovere una professione chiara ed esplicita della fede. Penso che il presepe possa aiutarci in questo”.

Da parte sua l’ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede aveva sottolineato  come la tradizione presepistica ungherese affondi le sue radici nel Medio Evo e sia in particolare al servizio della recita natalizia del pomeriggio del 24 dicembre: “I  figuranti procedono porta a porta per le strade del paese, portando in mano un mini-presepe, una casetta o una chiesetta”: ricevono in dono dolci o frutta. Nella ‘betlehemezés” la scena più caratteristica è l’annuncio ai pastori”. Anche ieri alcuni  momenti di tale recita erano stati proposti con mirabile intensità nella sala san Pio X dal coro di ragazze della ‘Zoltán Kodály’. Negli anni del comunismo – aveva evidenziato Eduard Habsburg-Lothringen – “la betlehemezés spariva dalle strade e si faceva unicamente nelle parrocchie, dove rimaneva come segno di speranza”. Dopo la caduta del Muro i tempi sono però cambiati anche in Ungheria e la pratica del presepe e della recita natalizia “ha conosciuto una vera e propria fioritura”.

Nell’intervento dell’ambasciatore non era mancato un riferimento all’esperienza personale: “Il presepe, scrive Papa Francesco, è una grande opera di evangelizzazione. Ma anche una piccola ed intima. A casa, nel tempo di Natale, la sera noi spegniamo tutte le luci nella stanza, anche quelle dell’albero. L’unica luce che rimane brilla nella candelina accanto al presepe, davanti  a questo bebé vulnerabile… Cosi, con i sei figli, ci raduniamo attorno al presepe, e preghiamo di sera nel buio, contemplando la fragilità di questo bimbo seminudo, incomprensibile amore di un Dio diventato uomo per noi”. .

Diciotto i presepi provenienti dall’Ungheria tra i circa 130 esposti per la 44.ma edizione di “Cento presepi”, per 42 anni ospitata sotto l’egida della ‘Rivista delle Nazioni’ a Piazza del Popolo, da due trasferita a via della Conciliazione sotto l’egida del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione presieduto dall’arcivescovo Rino Fisichella.

QUALCHE CENNO AD ALCUNI PRESEPI

Ci piace qui citare alcuni dei presepi che ci hanno particolarmente colpito. Solo alcuni per ragioni di spazio, perché in verità ognuno dei presepi esposti ha una propria storia interessante. Subito all’entrata un presepe toscano all’uncinetto, da Cerreto Guidi, con un Bergoglio con occhiali che invita alla grotta (Simona Rossetti, Associazione Terra di Presepi). Poi dall’Ungheria un presepe con buccia essiccata di granoturco che rappresenta la Sacra Famiglia; da Segni (Lazio) un presepe di legno, conchiglie, gusci di lumache di mare. Il Papa si è complimentato con Myriam Lacerenza per la sua “creatività” (dischi di vinile, pasta di ceramiche e vetro) e si è intrattenuto assai con i promotori di un grande presepe, tutto fatto – con grande precisione e varietà di dettagli – da ragazzi disabili psichici (Dipartimento Salute mentale Enna, Centro Salute mentale di Nicosia, Coooperativa Erbitense). Poi ancora presepi in cotone, con impasto per dolci al miele, in legno di ulivo, in terracotta e seta, in tulle, legno compensato e cartoncino. Tanto bello quanto apprezzato il presepe in diaporama con arredi in stile palestinese (gesso, polistirolo, altro) costruito in quattro mesi dall’Associazione Vivere Betlemme di Statte (Taranto): diversi gli ambienti a più livelli, gravine classiche del tarantino, in fondo una distesa d’acqua (il Mar Rosso? lo Jonio?). Segnaliamo ancora particolarmente il presepe del Centro diurno Asl Roma 6 (Velletri, Marco Finelli) con una serie nutrita di materiali diversi oppure il presepe con la chiesa matrice di Erice (Francesco Riccobene), in polistirene, gesso, legno di balsa, argilla. Infine presepi di corallo rosso e bianco (Assocoral, Torre del Greco), una bella riproduzione dell’acquerello romano della serie ‘Roma sparita’ di Roesler Franz, presepi dell’Associazione italiana Amici del Presepio (Adorazione dei Magi in polvere di pietra, monache di Caux), un presepe di Giuseppe Altamura di Terlizzi, tutto fatto di pasta (arredi degli ambienti interni compresi), Molto originale (tra biologico e biblico, perfino con un cordone ombelicale in legno di ulivo) un presepe di Filippo Maria Lio e Damiano De Nardis in cui si ripercorrono i momenti cruciali della storia dell’uomo fino alla Nascita, Passione e Morte di Cristo. Presepi da tutto il mondo (collezione di fra Serafino Melchiorre), un grande presepe di Agostino e Alessandro Arena (La Natività al tempo di Erode, con conchiglie marine e materiali vari),  presepi di parrocchie, presepi di scuola… insomma ne avremmo per l’intera serata!

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Giuseppe Rusconi
Nato a Bellinzona (Canton Ticino, Svizzera), Giuseppe Rusconi si è laureato nel 1973 presso l’Università cattolica di Milano con una tesi in storia contemporanea. Docente di letteratura italiana fino al 1988 (anche dieci anni a Roma), è stato a Berna come giornalista parlamentare per sette anni. Tornato a Roma nel 1996 per una ricerca negli archivi vaticani, si è poi occupato del mensile cattolico “il Consulente RE”, di cui è stato direttore. Nel 2013 ha aperto il blog www.rossoporpora.org, che tratta soprattutto argomenti relativi al mondo cattolico, anche con interviste a molte personalità. Collabora regolarmente con il mensile cattolico “Inside the Vatican’ e con il quotidiano “Giornale del Popolo’ di Lugano.

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