L’ex Ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim in Sapienza a Roma. Di Simona Bottoni.

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Nuestra Columnista Simona Bottoni, nos hace conocer sobre la reciente visita a Italia del Embajador Celso Amorim, personaje brasileño considerado uno de los más importantes pensadores globales. Un hombre de Estado que ha ocupado diferentes cargos públicos de relevancia. En la Universidad la Sapienza de Roma reflexiona sobre su trayectoria profesional, sobre cada una de dichas experiencias y lo que ha aprendido en cada una de ellas. Concluye, dirigiéndose a los jóvenes y cuerpo académico que  “su generación puede consolidar lo que ha hecho y conocido y el resto queda en la mano de los jóvenes a los cuales puede sólo decirles que nunca deben abandonar el humanismo ni la esperanza”.

L’Università Sapienza di Roma il 16 ottobre scorso ha ospitato la lectio magistralis dell’Ambasciatore Celso Amorim, già ministro degli Esteri del Brasile, dal titolo “The Brazilian Foreign Policy. Multilateralism and the International Order”. L’evento è stato organizzato dalla Facoltà di Scienze politiche, sociologia, comunicazione in collaborazione con l’Ambasciata del Brasile in Italia. La lezione è stata introdotta dai saluti del Rettore, Prof. Eugenio Gaudio, e del Direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, Prof. Mario Morcellini. L’ambasciatore del Brasile in Italia Ricardo Neiva Tavares ha, poi, presentato Celso Amorim come il più longevo Ministro degli Esteri del Brasile e ricordando di aver lavorato con lui per oltre dieci anni imparando tantissimo in campo diplomatico. In effetti Amorim è stato Ministro degli Esteri del Brasile dal 1993 al 1994, durante la Presidenza di Itamar Franco, e dal 2003 al 2010, nei due mandati del Presidente Lula da Silva (nonché Ministro della Difesa nel primo mandato del Presidente Dilma Rousseff, dal 2011 al 2014). Amorim è stato anche Capo della Missione Permanente del Brasile presso le Nazioni Unite a New York, occasione nella quale ha presieduto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. E’ stato anche Ambasciatore del Brasile a Londra. Nel 2010 la rivista Foreign Policy lo ha inserito al sesto posto nella classifica dei più importanti pensatori globali.

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Celso Amorim introduce la sua relazione ringraziando dell’invito in un’Università così rispettata nel mondo. Dopo aver annunciato di esporre il suo intervento in lingua inglese per saper parlare pochissimo l’italiano, confessa che, quel poco che conosce, lo deve al fatto di essere un cinefilo e di averlo appreso vedendo tanti film italiani degli anni ’60 e ’70 perchè voleva fare il regista. Aggiunge di aver sempre rispettato la capacità italiana di comprendere l’umanità. Amorim espone la sua relazione come fosse un dialogo con i tanti studenti presenti e comincia a farsi delle domande come se fossero loro stessi a porgergliele. Dapprima si chiede:“Cosa ho imparato nel corso della mia esperienza ministeriale in campo degli Esteri?”. Rispondendosi:

che la cosa più importante per l’attuazione della politica estera è fare accordi, cioè fare cose pratiche. Ad esempio la cosa più importante chiusa tra Brasile ed Argentina durante il suo ministero è stata la creazione dell’Agenzia per le ispezioni reciproche, molto più importante di accordi commerciali;
che è importante lavorare per l’integrazione della regione, cosa non sempre semplice perché ciascun paese dell’area ha interessi economici precisi e scambi commerciali consolidati con determinati paesi (si pensi ad esempio al Messico con gli USA) e tutto questo deve essere in parte sacrificato nel nome di una vera integrazione regionale, se si vuole farla veramente.

Poi si chiede:”Cosa ho fatto nel corso del mio ministero?”. E risponde di aver provato a cambiare i paradigmi della politica internationale, con cambiamenti pratici. L’IBSA* non è glamour come i BRICS, ma Amorim crede che abbia davvero margini di sviluppo e che abbia molta importanza: BRICS è un luogo d’interessi economici, IBSA è un luogo di affinità. Poi racconta di quando nel 1998, col Presidente dell’UE Barroso, realizzarono il 1° Meeting UE-Mercosul. E riflette sul fatto che nell’ultima riunione del WTO a Cancun gli USA hanno potuto vedere fianco a fianco paesi come Argentina, Brasile, India, Nigeria, Tanzania, mentre nella loro idea quei paesi non avevano nulla da condividere. Quindi, in un’economia flessibile come quella di oggi, gli scambi sono più compensati nel mondo e si può pensare anche ad accordi al di fuori del WTO. Può cambiare anche il modo in cui la gente vede gli scambi e gli accordi commerciali. Come, ad esempio, se si pensa al New Quad IBSA, di cui si diceva prima e di cui Amorim è stato tra i promotori.

Poi Amorim fa una riflessione sul suo Brasile, sostenendo che il paese ha 3 grandi ipoteche, 3 fardelli di cui liberarsi, che pesano anche sulle sue politiche estere:
– le limitazioni delle libertà e dei diritti durante il periodo della dittatura militare, che hanno ancora delle conseguenze nella società;
– l’inflazione, che è sempre esistita nel paese, fino all’avvento di Cardoso e Lula;
– le disuguaglianze, forse la più pesante delle ipoteche
e che non possono essere eliminati in un giorno.

In un mondo multipolare, secondo l’ex Ministro degli Esteri, è comunque difficile per un paese latinoamericano avere una linea forte in politica estera che sia anche molto diversa da quella degli USA, come ha fatto il Brasile negli ultimi anni. Si pensi ad esempio all’invasione dell’Iraq che il Brasile ha condannato duramente col Presidente Lula, contro le posizioni degli USA. Magari per altri paesi del mondo non è così difficile, ma lui assicura che lì non lo è; ed il Brasile ha spesso una propria linea molto chiara nella politica estera, in contrapposizione agli USA.

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Infine Celso Amorim si domanda:”Qual sia il test più grande oggi?”. Risponde che è senz’altro il medio oriente e, in particolare, la guerra israelo-palestinese. Quello che ha trovato oggi in Palestina è una situazione insostenibile: c’è spazio per la speranza che le cose cambino soltanto se si trova una leadership carismatica, com’è successo per Cuba e gli USA con Papa Francesco. Secondo il diplomatico ci sono stati 2 punti di svolta per Cuba per ottenere il riavvicinamento con gli USA: 1) l’apertura ai diritti umani; 2) l’apertura verso gli altri paesi dell’area che, anch’essi, l’avevano isolata. Un altro problema sarà l’Iran, dove bisognerà spingere per le riforme e in questo senso stanno andando anche gli USA, visto il recente accordo sottoscritto da Barack Obama con quel paese.
“Quel che posso dire – conclude Amorim – è che la mia generazione può soltanto consolidare ciò che ha fatto e conosciuto; il resto è nelle mani dei giovani ai quali posso dire di non abbandonare mai l’umanesimo e la speranza”.

Uno sguardo attento e sempre rivolto ai giovani sembra essere il filo conduttore di questa generazione di politici brasiliani, in cui annoveriamo senz’altro anche Lula.

Nota:*L’IBAS (or IBSA) è un Forum di dialogo, creato nel giugno 2003 con la Dichiarazione di Brasilia, tra India, Brasile e Sud Africa, per aggregare le tre grandi democrazie multietniche del mondo in via di sviluppo. La prima riunione dell’IBAS è stata utilizzata dai rispettivi capi di governo per illustrare un programma di cooperazione tra i propri paesi: l’obiettivo è l’incremento del commercio, il rafforzamento della cooperazione tecnologica e scientifica, e l’intensificazione delle relazioni politiche trilaterali. Per incrementare l’interscambio, i tre paesi hanno firmato accordi dai contenuti importanti: uno per aprire nuove rotte marittime che facilitino il trasporto dei prodotti; un altro per costituire un team di esperti che studi le opportunità offerte dal consumo e commercio di bio- combustibili (etanolo). In uno dei documenti conclusivi dell’incontro Lula, Singh e Mbeki avevano confermato il proprio appoggio alla riforma del Consiglio di sicurezza dell’ONU con l’ingresso di paesi emergenti come membri permanenti. In un altro documento i tre paesi avevano auspicato una profonda riforma del FMI.