Papa Leone XIV incarna il profilo globale della Chiesa Universale

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Fr. Wauck: “La Chiesa e i singoli cristiani devono essere il lievito nel mondo, dando esempio di pace, unità, solidarietà, carità e riconciliazione”

A un anno della sua elezione al soglio di Pietro, Papa Leone XIV si trova ad affrontare numerose sfide pastorali, grandi e piccole: dall’unità al dialogo nella Chiesa – chiamata a essere anche strumento di pace nel mondo – alla rinnovata sete di verità dei giovani; dalla secolarizzazione dell’Occidente, allo spostamento del baricentro della Chiesa cattolica verso il Sud globale, in particolare verso l’Africa. Resta il fatto che molti cattolici battezzati possiedono una comprensione ancora superficiale della propria fede.

Abbiamo incontrato l’americano Fr. John Wauck, professore di comunicazione presso la PUSC, Pontificia Università della Santa Croce.

Papa Leone XIV celebra il primo anniversario del suo pontificato in un contesto internazionale segnato da guerra e povertà. Ci può dire chi è Papa Leone?
Per cominciare, descriverei Papa Leone come il primo papa proveniente dagli Stati Uniti d’America. Allo stesso tempo, però, poiché è stato missionario e vescovo in America Latina e superiore di un ordine religioso mondiale, Robert Prevost può anche essere considerato un papa con un background singolarmente “cattolico”, inteso come universale e internazionale.

Sebbene il Papa affermi di non rispondere in veste di politico, che tipo di Papa sta emergendo, più pastorale, più teologico?
In quanto persona con una vasta esperienza nella gestione della Chiesa, sia come vescovo in Perù che come priore degli Agostiniani, Papa Leone sembra avere un approccio fondamentalmente pastorale al papato, come è naturale e opportuno, poiché il compito del successore di San Pietro è quello di pascere il gregge di Cristo. La sua attenzione alla dottrina e alla teologia va vista come parte del suo desiderio di offrire il nutrimento spirituale e intellettuale di cui il gregge ha bisogno.

Il Papa ha esortato la Chiesa ad essere “segno di unità come lievito di un mondo riconciliato”. In che maniera possiamo interpretare questa espressione?
Credo che il modo migliore per comprendere questa espressione sia il seguente: l’opera di promozione dell’unità tra gli uomini e con Dio inizia da noi. La Chiesa e i singoli cristiani devono essere il lievito nel mondo, dando l’esempio di unità, solidarietà, carità e riconciliazione. In questo modo, la Chiesa può essere ciò che il Concilio Vaticano II ha definito “Lumen gentium”, la luce dei popoli e avvicinare le persone le une alle altre e a Dio.

Secondo Lei, in quest’anno trascorso quali sono stati i temi chiave per comprendere meglio il suo Pontificato?
Credo che il Papa ci abbia fornito una delle chiavi del suo pontificato nel suo motto «In illo Uno unum» (nell’Uno siamo uno), un’espressione di sant’Agostino sull’unità dei cristiani in Cristo. La sua preoccupazione per la pace nel mondo può essere vista come un desiderio di promuovere l’unità piuttosto che la divisione e il conflitto. Naturalmente, per Papa Leone, la fonte ultima dell’unità, come indica il suo motto, è Gesù Cristo, e il cristocentrismo è un’altra chiave del suo pontificato. La sua primissima omelia si è concentrata su come noi, uomini e donne del mondo di oggi, rispondiamo alla domanda di Gesù, ancora fondamentale: chi dicono gli uomini che io sia?

Leone XIII è stato una figura chiave per la dottrina sociale. Possiamo aspettarci con il pontificato di Robert Prevost una chiesa più focalizzata sul lavoro, diseguaglianze e diritti sociali?
Non c’è dubbio che il Papa, assumendo il nome di Leone, abbia scelto Leone XIII come modello o patrono. Lo ha affermato lui stesso. Un’espressione di tale «patrocinio» è l’attenzione di Papa Leone verso i lavoratori, la cui vita sta subendo una trasformazione a causa della tecnologia moderna e dell’imminente rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, è degno di nota il fatto che, citando la Rerum Novarum nel suo primo discorso al corpo diplomatico vaticano, Leone abbia citato un passaggio non sui diritti dei lavoratori, ma sulla difesa della famiglia come vera società, antecedente alla società civile, una parte meno famosa ma comunque importante dell’eredità di Leone XIV.

Il magistero di Leone XIV ha posto l’accento sulla necessità di un uso etico dell’IA per difendere la dignità umana, il lavoro e le relazioni interpersonali…
Papa Leone è chiaramente preoccupato per le questioni antropologiche, in particolare quelle relative alla dignità umana e ai diritti dei lavoratori, sollevate dalla tecnologia dell’intelligenza artificiale. Papa Giovanni Paolo II ha affermato che i cattolici dovrebbero essere «esperti di umanità», e la rivoluzione tecnologica rappresenta un’ottima opportunità per la Chiesa di servire l’umanità, mettendo a frutto la saggezza della fede e della dottrina cristiana riguardo alla natura umana e alla felicità umana per affrontare queste questioni urgenti. Gli studi universitari in matematica del Papa potrebbero consentirgli una migliore comprensione delle questioni tecnologiche in gioco.

Come viene percepita la figura di Papa Leone dal mondo americano?
La mia impressione è che, in America, ci sia un misto di affetto, orgoglio e curiosità. La gente sta ancora imparando a conoscere Papa Leone. Ha trascorso così tanto tempo fuori dal Paese che persino i cardinali americani che hanno votato al conclave, hanno ammesso di non averlo mai considerato un cardinale “americano”.

Papa Leone XIV ha ricevuto oggi il Segretario di Stato americano Marco Rubio, a poche settimane dalle dure critiche rivolte al pontefice dal presidente Donald Trump. Come si può contestualizzare questa polemica generata dal presidente americano?
Ormai lo stile retorico esagerato del presidente americano è talmente familiare che sta perdendo la sua forza, e la reazione ferma ma pacata del Papa ne è una dimostrazione. Il papa intende chiaramente continuare a insegnare la fede cattolica, come è suo dovere in quanto successore di San Pietro. La decisione del presidente di parlare del papa come di un semplice antagonista politico probabilmente non farà altro che rendere più difficile il lavoro di Marco Rubio e del nuovo ambasciatore statunitense presso il Vaticano. Allo stesso tempo, forse è bene ricordare, per non reagire in modo eccessivo, che la Chiesa ha secoli di esperienza di conflitti con imperatori e re e che, persino Dante, l’autore laico più citato nel Magistero della Chiesa, non esitò a collocare papi e vescovi all’Inferno.

Che impatto ha l’origine americana di Prevost sugli equilibri geopolitici della Chiesa?
Per quanto possa sembrare strano, non credo che le origini americane di Prevost avranno un grande impatto sull’equilibrio geopolitico della Chiesa. I fattori veramente determinanti del suo percorso, ciò che ha plasmato il suo intelletto, la sua visione e il suo spirito, sono le sue esperienze come missionario e vescovo in Perù e la sua vita da agostiniano, entrambe le quali trascendono le circostanze della sua nascita ed educazione negli Stati Uniti. In questo senso, è un papa realmente “cattolico”. Un papa per tutta la Chiesa.

Quale ruolo può avere nei conflitti internazionali?
L’ampiezza della visione e dell’esperienza di Papa Leone, unita alle sue capacità linguistiche almeno in tre lingue, dovrebbe conferirgli la capacità di vedere e affrontare i conflitti internazionali da prospettive multiple e renderlo un interlocutore ideale nelle discussioni e nei negoziati internazionali. Detto in altre parole, può essere un elemento importante del lievito che egli vuole che la Chiesa sia.

Fonte: RaiNews