CRESCENTE DEBOLEZZA DELLA CEI: CATTOLICI SCONCERTATI, di GIUSEPPE RUSCONI

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Será el verano, no hemos visto manifestaciones de la Iglesia Católica tan encendidas como en estos últimos meses. Giuseppe Rusconi, nuestro Columnista, vaticanista y analista de los tiempos con la experiencia que le da su cultura y su profundo conocimiento, hace una amplio repaso sobre cuánto está sucediendo en este país, Italia. No sería más que anécdotas sino causase el desconcierto verificado en la comunidad católica. 

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Preoccupa sempre più la percezione – diffusa anche tra un gruppo consistente di cattolici praticanti – che la Conferenza episcopale italiana (di riflesso anche l’intera Chiesa italiana) sia oggi in uno stato a tratti confusionale. Diversi gli episodi con cattolici protagonisti in negativo che hanno destato amarezza e indignazione in fasce diverse dell’opinione pubblica. Molti scuotono la testa anche per il protagonismo del segretario generale della Cei, cui si imputa di danneggiare gravemente la credibilità dell’istituzione.

Non scriviamo questo commento a cuor leggero. Purtroppo però dobbiamo registrare in una parte non irrilevante dell’opinione pubblica italiana (cattolica e non cattolica) l’emergere di una pericolosa incrinatura tra il comune sentire e l’immagine pubblica che di sé oggi offrono la Cei e alcune realtà della Chiesa italiana. Tale incrinatura porta diversi cattolici praticanti a chiedersi ad esempio se ancora valga la pena di destinare l’8 per mille alla Chiesa cattolica. Ripetiamo: non i ‘soliti’ anticlericali o i ‘soliti’ radicali o i ‘soliti’ simpatizzanti e promotori di un’Italia arcobaleno, ma persone che fin qui hanno sempre frequentato la messa domenicale e offerto la loro disponibilità generosa per le opere parrocchiali.

Che cos’è successo di tanto destabilizzante da far vacillare le convinzioni, apparentemente granitiche, di non pochi cattolici praticanti?

IL CONTESTO GENERALE

La Chiesa è sottoposta nel mondo a una serie di attacchi ricorrenti, che vanno da quelli sanguinosi dell’estremismo islamico (che pur si dice interprete autentico del Corano) a quelli non meno devastanti antropologicamente di lobby potenti che per ragioni ideologiche ed economiche mirano – anche attraverso norme legislative e modifiche appropriate del codice penale – alla riduzione della persona umana a oggetto facilmente manipolabile, fingendo di esaltarne la libertà di scelta. La Chiesa è infatti percepita come l’ultimo baluardo consistente all’avanzata del ‘pensiero unico’ in materia.

Fino a qualche anno fa la Chiesa in Italia godeva generalmente di una buona immagine pubblica e veniva considerata come una “felice eccezione” (una sorta di ‘fortezza inespugnabile’) in un panorama europeo occidentale già quasi sempre desolante. Non solo di una buona immagine pubblica, ma anche di una forte credibilità, che le consentiva di pesare non poco nelle decisioni antropologiche del governo del Paese. Vogliamo ricordare ad esempio l’affossamento nel 2007 dei contratti di convivenza (Di.Co) proposti da Romano Prodi e Rosi Bindi, grazie soprattutto alla grande manifestazione del ‘Family day’ a piazza San Giovanni, promossa dalla Cei che era riuscita per l’occasione a riunire sotto una sola bandiera molte litigiosissime aggregazioni laicali.

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ATTACCHI DA PIU’ PARTI

Oggi però la situazione è cambiata. Anche la Chiesa italiana è sotto attacco, forte, ricorrente, proveniente da varie parti. Si è rafforzato l’attacco sul piano culturale, già consistente da un paio di decenni, portato attraverso gli schermi televisivi (Rai in prima fila, a scimmiottare per ragioni di audience le tv private), le trasmissioni radiofoniche, il mondo di internet, la carta stampata, il mondo cinematografico. Dalle organizzazioni internazionali sotto l’egida delle Nazioni Unite, dall’Unione europea, dal Parlamento europeo, dal Consiglio d’Europa e dalla Corte dei diritti umani di Strasburgo si sono moltiplicati gli attacchi di tipo politico-giudiziario alle leggi italiane in materia antropologica. Gli attacchi vengono anche dall’interno del Paese, da diversi centri di potere politico e giudiziario che tentano di scardinare le stesse leggi svuotandole dei contenuti ‘forti’. Sappiamo quel che si sta discutendo nel Parlamento italiano, i disegni di legge preteso contro l’omofobia (e invece: liberticida/Ivan Scalfarotto), sulla scuola (con l’introduzione dei corsi gender/Valeria Fedeli), sulle unioni civili omosessuali e sulla disciplina delle coppie di fatto (leggi: matrimonio omosessuale/Monica Cirinnà). C’è poco insomma da stare allegri, considerata anche l’abbondanza di cattolici e cattoliche à la carte e/o poltronisti nell’attuale governo e nell’attuale maggioranza parlamentare.

EPISODI MINORI… MA NON TANTO

In tale situazione molto delicata che immagine danno di sé settori del cattolicesimo italiano e la stessa Conferenza episcopale?

Richiamiamo qualche episodio sconcertante.

15 agosto, Messa dell’Assunta a San Pietro di Boldo (diocesi di Vittorio Veneto), promossa dal Gruppo degli Alpini di Tovena: il celebrante chiede che nel testo della tradizionale ‘Preghiera dell’Alpino’ la frase “Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana” sia sostituita con la versione edulcorata del 1972 per i reparti in armi: “Rendici forti a difesa della nostra Patria e della nostra Bandiera”. Gli alpini presenti rifiutano di modificare il testo. E così, prima della fine della messa, escono dalla chiesa e recitano la ‘Preghiera’ in versione originale (naturalmente senza i richiami al Re e al Duce) sul sagrato. Piccolo episodio, si dirà… ma ha creato molto sconcerto e non solo in un Veneto in cui gli Alpini sono ‘sacri’. Le critiche all’agire del celebrante sono state numerose e aspre in una terra dalle forti radici cattoliche e che ha voluto riconfermare un leghista a governatore con la maggioranza assoluta dei voti.

18 agosto, circolare dell’Ufficio di pastorale dell’educazione e della scuola della diocesi di Padova: rispondendo con una circolare dettagliata a numerose richieste su scuola e indottrinamento gender il sacerdote-direttore dell’Ufficio rassicura i richiedenti: la legge sulla ‘buona scuola’, approvata recentemente dal Parlamento italiano, non dà la possibilità di introdurre l’ìnsegnamento gender a scuola. Il funzionario scrive questo fondandosi sulle dichiarazioni del governo e del ministro della Pubblica Istruzione, ma palesemente non si è chinato in modo approfondito sul testo della legge. Gli basta la parola dei politici e gli bastano (per conoscere l’ideologia gender ) alcuni testi in materia apparsi sulla stampa (come quello, molto ambiguo, di Chiara Giaccardi sull’Avvenire del 31 luglio). Non solo. La circolare si chiude così: “Chiediamo pertanto che quanti nella diocesi di Padova hanno in animo di organizzare dibattiti o incontri su tale questione abbiano a confrontarsi con l’Ordinario diocesano, i competenti Uffici pastorali e, per quanto riguarda le connessioni con l’ambito scolastico, l’Ufficio diocesano di pastorale dell’educazione e della scuola”. Così da ricevere “informazioni adeguate” e non creare “inutili, se non nocivi, allarmismi”. Quale rigore, quale santa preoccupazione per la pace sociale e per un’educazione scolastica che non dia fastidio al potere! La circolare ha suscitato naturalmente sconcerto in non pochi cattolici, impegnati sul fronte della vita, della famiglia, dell’educazione, memori delle parole chiare e inequivocabili di papa Francesco sull’ideologia gender.

Non è finita. Lo stesso direttore ha vietato, a nome della diocesi, a don Giovanni Ferrara (parroco di Sant’Ignazio a Padova) di aprire a settembre nei locali della scuola materna cattolica – che chiude per ragioni economiche- una ‘scuola parentale’ (forma scolastica consentita dalle leggi vigenti) dai cui programmi scolastici sono stati esclusi esplicitamente riferimenti all’ideologia gender. Come si può anche solo pensare una simile ‘eresia’? si dev’essere detto il solerte direttore. Che tra le motivazioni addotte per il ‘no’ ha inserito questa perla: “Non è compito della comunità parrocchiale aprire una scuola”. Ci si chiede se il sacerdote abbia mai sentito parlare delle esperienze di don Lorenzo Milani (Barbiana) o di don Zeno Saltini (Nomadelfia). L’iniziativa, promossa dal coraggioso parroco e da alcune famiglie cattoliche, prevede l’apertura di due scuole elementari parentali anche a Schio (diocesi di Vicenza) e a san Giovanni Lupatoto (Verona). Il laico direttore dell’Ufficio competente della diocesi di Vicenza ha già espresso il proprio diniego. Inutile dire che tali prese di posizione non fanno altro che aumentare dubbi e perplessità sull’attuale momento della Chiesa italiana in tante famiglie cattoliche desiderose di dare il loro contributo a una retta educazione dei loro figli.

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20 agosto, funerali di Vittorio Casamonica a san Giovanni Bosco (Roma): anche questo è un episodio che non ha proprio giovato all’immagine della Chiesa italiana. Certo le colpe maggiori (per ignoranza, per sottovalutazione, per connivenza, per paura?) stanno in chi ha permesso il prima e il dopo-funerale. Ma non si può tacere lo sconcerto di molti cattolici di fronte al candore del parroco di san Giovanni Bosco: possibile che abbia vissuto fino al 20 agosto fuori del mondo e che il cognome del defunto e le circostanze della richiesta – il defunto non era un suo parrocchiano – non gli abbiano fatto frullare in testa almeno qualche domandina elementare, facile facile? Così da risparmiare a se stesso e alla Chiesa di Roma una brutta figura, difficile da cancellare.

20 agosto, meeting di Rimini: nella sua storia Comunione e Liberazione si è sempre e meritoriamente occupata di educazione, fondando anche proprie scuole molto attente allo sviluppo della persona umana e di un notevole livello culturale. L’argomento era sempre ben presente anche all’annuale Meeting di Rimini. Quest’anno, invece, CL si è dimostrata vogliosa nei suoi vertici attuali di ‘ripulire’ l’immagine del passato (che, non bisogna dimenticarlo, offriva molte luci, accanto alle ombre di natura economica, politica, e ancora più gravi per gli abusi sessuali di una figura centrale come don Inzoli). E che cosa ha fatto? Ha semplicemente bandito dal Meeting argomenti antropologici di grande attualità ma controversi come il diffondersi dell’ideologia gender e il tema del riconoscimento legislativo delle coppie omosessuali. Una scelta contro la storia (carne viva, sofferta) di CL, ma che sarà indubbiamente piaciuta a Matteo Renzi, per la seconda volta al Meeting (la prima nel 2008 come presidente della provincia di Firenze): il presidente del Consiglio ha ricambiato non facendo cenno nel suo intervento (blindatissimo) ai temi scottanti citati. Scottanti naturalmente anche per lui.

L’argomento gender è stato tuttavia discusso all’interno di un padiglione riminese. Come mai? Nello stand dei Domenicani, padre Giorgio Maria Carbone per alcune sere ha discusso della questione, chiarendone i contorni con la consueta incisività e combattività. Ogni sera un centinaio i presenti nello stand impossibilitato ad ospitarne altri. Evidente la ‘fame’ di notizie sull’argomento escluso dal programma ufficiale della manifestazione. Alla direzione del Meeting la cosa non è proprio piaciuta: dopo l’indignata denuncia di Repubblica (nuovo riferimento morale del movimento? O forse ci sono altre ragioni più terrestri?) è calata la scure dell’odierna CL sugli incontri ancora in programma, sospesi “per evitare la sovrapposizione di dibattiti ed eventi nel già ricco programma della manifestazione”. Da notare la sfrontatezza che tracima da tale comunicato. Inevitabile l’amarezza e l’indignazione di non pochi ciellini, già frastornati per il fatto che i vertici del movimento avevano sconsigliato di aderire alla grande manifestazione di san Giovanni del 20 giugno.

E altro ancora: Vogliamo aggiungere le notizie recenti di diversi casi di abusi sessuali da parte di presbiteri (come nella diocesi di Cagliari) oppure le ricorrenti notizie di truffe e corruzione (riguardanti ad esempio la Casa Divina Provvidenza di Bisceglie o qualche cooperativa ‘bianca’ impegnata nell’aiuto agli immigrati)?

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“E QUI COMANDO IO. E QUESTA E’ CASA MIA”

A tutto questo degrado di immagine pubblica – che mette in ombra l’immenso, generoso e concreto servizio alla persona che la Chiesa ha offerto e continua ad offrire alla società italiana – come ha reagito la Cei?

Non pochi cattolici praticanti ripetono: nel peggiore dei modi, con il protagonismo di un segretario generale che si sente legittimato nella sua azione dall’essere stato scelto a sorpresa da papa Francesco. Cantava nel 1971 Gigliola Cinquetti, riesumando una vecchia canzone popolare del 1908: E qui comando io/e questa è casa mia/ogni dì voglio sapere/chi viene e chi va. Ecco: monsignor Nunzio Galantino ha certo dimostrato, già da quando è stato nominato (un anno e mezzo fa), di ben conoscere l’allegra melodia, concretizzandola ogni volta che gli è stato possibile. Con successo (ma solo dal suo punto di vista), tanto è vero che, mentre l’anno scorso, all’adunata boy-scout di san Rossore il cardinal Bagnasco è stato chiamato dalla presentatrice “Bordasco”, mons. Galantino (naturalmente ospite di un Meeting prono ai potenti di turno) è stato definito dalla presidente Emilia Guarnieri come “capo dei vescovi italiani”. Certo un lapsus, ma di per sé rivelatore del cono d’ombra in cui l’attivismo galantiniano ha confinato inevitabilmente un cardinale per natura molto discreto come Angelo Bagnasco. Il quale si è qualche giorno fa sentito in dovere di rilasciare, pur con il solito garbo, un’intervista molto ferma e molto chiara (come di consueto) al Corriere della Sera e una più cauta a Radio vaticana per cercare di porre un freno allo straripare galantiniano. Impresa dura, data la natura imperiosa (al di là dei sorrisi pubblici a profusione) e la difficoltà di restare nei propri limiti organizzativi del segretario generale.

Di monsignor Galantino già s’è parlato più volte su questo colonne. Da subito è riuscito a offendere i cattolici militanti anti-abortisti, che recitano il rosario davanti alla cliniche: avrebbero dei “visi inespressivi”. Criticatissimo il ruolo assunto nel tentare prima di strangolare in culla, poi di ostacolare con tutti i mezzi, infine di svalutare la grande manifestazione contro l’indottrinamento gender e il disegno di legge Cirinnà e dintorni di piazza san Giovanni. Un enorme successo per quella parte del laicato cattolico scesa in piazza, un risultato ottenuto tra mille difficoltà (tra le quali particolarmente dolorosa quella del ‘fuoco amico’) e che ha certo contribuito in modo determinante a impedire l’approvazione del ‘matrimonio gay’ già prima dell’estate come era previsto dalla nota lobby. E’ altresì palese che, nonostante tutto, per il segretario generale della Cei il 20 giugno (per lui giorno di una sconfitta bruciante) dovrebbe essere cancellato dal calendario. Tant’è vero che, per ostacolarne/impedirne la riedizione prospettata a settembre-ottobre, ha voluto ripetere l’esperienza dell’anno scorso, convocando (verbo più rispondente alla realtà rispetto a ‘invitando’) il 3 ottobre a piazza San Pietro – piazza politicamente innocua – i vari movimenti ecclesiali per una preghiera – pure politicamente innocua – in vista del Sinodo ordinario sulla famiglia.

Per quanto riguarda il disegno di legge Cirinnà, Galantino ha ondeggiato tra la stizza causata dall’orgoglio ferito (come quando Renzi a Milano ha annunciato che la legge sarebbe stata votata a ottobre dal Senato), qualche parola tanto bellicosa quanto generica, e l’ammiccamento (cui tende perché è uomo di potere). Dall’altra parte hanno capito che il segretario generale della Cei non innalzerà barricate, cercherà di impedire un San Giovanni-bis del 20 giugno e si accontenterà – in nome del ‘confronto’, del ‘dialogo’, del ‘sedersi a uno stesso tavolo tra persone di buona volontà’ – di qualche ritocco marginale o di qualche piccola concessione come quella che non si approvi la legge in Senato durante il Sinodo dei vescovi (sarebbe uno schiaffo bruciante per la Chiesa cattolica italiana, oltre che per il Papa, da parte di una maggioranza guidata dai noti cattolici à la carte).

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MIGRANTI: UN GALANTINO DAI TONI ASPRI… E CON BERSAGLIO FISSO

Per quel che concerne invece la questione dei migranti, Galantino ha attaccato a 360 gradi, ripetutamente, soprattutto la Lega nord, prendendosela in particolare con il suo leader Salvini. Forse è il caso di notare che tale partito raccoglie oggi un consistente pacchetto di voti di cattolici praticanti, come emerge da diverse inchieste demoscopiche. Può darsi che le esternazioni del segretario generale, connotate oggettivamente da toni molto duri, abbiamo paradossalmente spinto altri cattolici a simpatizzare con la Lega: se così fosse, non sarebbe un gran risultato per il vescovo emerito di Cassano all’Jonio. Si può inserire qui un’ulteriore annotazione, suggeritaci da altri cattolici praticanti: forse Galantino ha mai dedicato tanta attenzione critica e si è mai espresso con toni tanto aspri, indicandoli espressamente come nemici dell’umanità, contro i partiti favorevoli ad esempio all’aborto, alla distruzione della famiglia, allo schiavismo dell’utero in affitto o all’eutanasia? Forse che il motivo sta nel fatto che tali partiti fanno parte dell’area di governo o ne sono contigui… per cui: meglio flirtare – tra alti e bassi – che insultare con toni oggettivamente assai poco misericordiosi?

C’è poi il caso grottesco dell’intervista a Famiglia cristiana, rilasciata, pubblicata e poi ritirata con tanto di (singolare) comunicato della direzione del settimanale, transitato attraverso l’Ufficio comunicazioni sociali della Cei. Ritirata non pensiamo tanto per gli apprezzamenti (ormai consueti) verso i leader definiti populisti, ma per l’inatteso attacco alla politica dell’immigrazione del governo Renzi. Chi si sarà arrabbiato? Palazzo Chigi, la Segreteria di Stato (con il cardinale Parolin così attento e misurato nei toni e nelle mosse diplomatiche), lo stesso cardinale Bagnasco, altri presuli della Conferenza episcopale? Fatto sta che nell’intervista già citata del 23 agosto al Corriere della Sera, il presidente della Cei ha voluto evidenziare, a proposito di immigrazione, che “le polemiche non fanno mai bene a nessuno: esasperano gli animi e deformano la realtà”. Leggi: anche quelle del ‘suo’ segretario generale. Che già aveva rinunciato il 18 agosto alla presenza fisica a Pieve Tesino (Trento), al convegno su De Gasperi: mandando comunque la sua relazione contenente anche un violento attacco alla politica odierna, intesa come “un piccolo harem di cooptati e di furbi” e un altro ai “pochi capi spregiudicati” che sviano il popolo con i loro “populismi”, attuando un “crimine di lesa maestà”. Il 21 al Meeting Galantino (ricevuto con tutti gli onori, ça va sans dire) ha svolto una relazione antropologica di natura ‘eterea’ su “Persona: senso del limite e fascino delle frontiere”. Da notare l’aggiunta a mano all’ultimo momento di una frase in cui si ricordano i meriti di Ruini e Bagnasco nel sollevare la questione antropologica attraverso il ‘Progetto culturale’ (facili da scovare i motivi contingenti di tale aggiunta: il classico tentativo dell’incendiario di buttare un po’ d’acqua su un fuoco già assai pericoloso). E il 25 a Stresa (nel corso degli annuali “Simposi rosminiani”) altra relazione galantiniana sostanzialmente ‘eterea’ su persona e società.

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UN PROBLEMA SERIO PER LA CEI E PER LA CHIESA ITALIANA

Nonostante la complessiva ‘frenata’ degli ultimi giorni la posizione di monsignor Galantino resta precaria all’interno della Cei. Permangono tanti malumori tra i vescovi, irritazione e discredito in fasce consistenti del mondo cattolico (in particolare quella che fa riferimento all’impegno in difesa dei ‘principii non negoziabili’), che si sentono mortificate e demotivate da certi atteggiamenti del segretario generale. Perdipiù la sua credibilità personale presso larga parte della classe politica è ridotta realisticamente al lumicino: né può valere come consolazione il fatto che la stessa classe politica (da lui definita, come già abbiamo ricordato, “piccolo harem di cooptati e furbi”) goda del medesimo indice di popolarità presso i cittadini. Non è finita: le parole di monsignor Galantino sull’immigrazione hanno anche rinfocolato l’anti-cattolicesimo tradizionale di alcuni (basta consultare Internet) e soprattutto – ciò dovrebbe inquietare i responsabili della Cei – creato risentimento anticattolico in altri (non pochi, non pochi!) fin qui tiepidi o indifferenti verso Santa Romana Chiesa.

A questo punto – in un momento storicamente delicato e con un futuro immediato caratterizzato da decisioni parlamentari di grande rilevanza antropologica – per la credibilità dell’intera Cei (e di riflesso dell’intera Chiesa cattolica italiana) e della sua azione non solo pastorale si imporrebbe – riguardo al ruolo in cui monsignor Galantino è stato cooptato – una scelta obbligata. Anche se Repubblica – accompagnata dal consueto coro sapienziale e di illustri cattolici di sinistra – tesse invece le lodi del “coraggioso” segretario generale (….non vi torna alla mente il Timeo Danaos et dona ferentes?).Ma tale scelta spetta de iure e de facto al Sommo Pontefice nonché vescovo di Roma. Nonché primate d’Italia. Nonché fin qui primo sponsor di Galantino, da lui considerato l’uomo giusto per trasformare la Chiesa italiana in Chiesa ‘in uscita’, ma non certo per ridurla sostanzialmente al livello di un qualsiasi gruppo politico in decadenza, di credibilità pubblica prossima allo zero. E qui ci fermiamo.

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Giuseppe Rusconi
Nato a Bellinzona (Canton Ticino, Svizzera), Giuseppe Rusconi si è laureato nel 1973 presso l’Università cattolica di Milano con una tesi in storia contemporanea. Docente di letteratura italiana fino al 1988 (anche dieci anni a Roma), è stato a Berna come giornalista parlamentare per sette anni. Tornato a Roma nel 1996 per una ricerca negli archivi vaticani, si è poi occupato del mensile cattolico “il Consulente RE”, di cui è stato direttore. Nel 2013 ha aperto il blog www.rossoporpora.org, che tratta soprattutto argomenti relativi al mondo cattolico, anche con interviste a molte personalità. Collabora regolarmente con il mensile cattolico “Inside the Vatican’ e con il quotidiano “Giornale del Popolo’ di Lugano.

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