Apertura archivi Pio XII: voci diverse, apprezzamento e scetticismo

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Lunedì 4 marzo 2019 Jorge Mario Bergoglio ha annunciato l’apertura totale degli archivi in Vaticano contenenti documenti che risalgono all’intero pontificato di papa Pio XII (1939-1958). Alcuni pareri (diversi) raccolti a margine dell’incontro ebraico-cristiano svoltosi giovedì 7 marzo alla Gregoriana sullo stato delle relazioni tra le due religioni al tempo di papa Francesco: cardinale Kurt Koch, rabbino Riccardo Di Segni, Noemi Di Segni, rabbino David Rosen.

Così parlò papa Francesco lunedì 4 marzo, ricevendo in udienza superiori, dipendenti e collaboratori dell’Archivio Segreto Vaticano (ASV):Per desiderio di papa Benedetto XVI, voi (…) dal 2006 ad oggi state lavorando in un comune progetto di inventariazione e preparazione della corposa documentazione prodotta durante il pontificato di Pio XII, parte della quale fu già resa consultabile dai miei venerati predecessori san Paolo VI e san Giovanni Paolo II. (…) Questo costante e non lieve impegno, vostro e dei vostri colleghi, mi permette oggi (…) di annunciare la mia decisione di aprire alla consultazione dei ricercatori la documentazione archivistica attinente al pontificato di Pio XII, sino alla sua morte, avvenuta a Castel Gandolfo il 9 ottobre 1958. Ho deciso che l’apertura degli Archivi Vaticani per il pontificato di Pio XII  avverrà il 2 marzo 2020, a un anno esatto di distanza dall’ottantesimo anniversario dell’elezione al Soglio di Pietro di Eugenio Pacelli”.

“La figura di quel Pontefice (…) è già stata indagata e studiata in tanti suoi aspetti, a volte discussa e perfino criticata (si direbbe con qualche pregiudizio o esagerazione). Oggi essa è opportunamente rivalutata e anzi posta nella giusta luce per le sue poliedriche qualità: pastorali, anzitutto, ma poi teologiche, ascetiche, diplomatiche”.

“Assumo questa decisione (…), sicuro che la seria e obiettiva ricerca storica saprà valutare nella sua giusta luce, con appropriata critica, momenti di esaltazione di quel Pontefice (NdR: non è ben chiaro che significhi quel ‘momenti di esaltazione’) e, senza dubbio anche momenti di grave difficoltà, di tormentate decisioni, di umana e cristiana prudenza, che a taluni poterono apparire reticenza, e che invece furono tentativi, umanamente anche molto combattuti, per tenere accesa, nei periodi di più fitto buio e di crudeltà, la fiammella delle iniziative umanitarie, della nascosta ma attiva diplomazia, della speranza in possibili buone aperture dei cuori”.

QUALCHE NOTA STORICA

Fino agli Anni Sessanta il comportamento di papa Pio XII nella Seconda Guerra mondiale aveva suscitato una larga prevalenza di consensi nel mondo ebraico (come testimoniano del resto anche le attestazioni ricevute quando morì, nel 1958). Nel 1963 viene però rappresentata per la prima volta l’opera teatrale “Der Stellvertreter” (Il Vicario) del drammaturgo tedesco Rolf Hochhut, in cui di Pio XII – accusato de facto di “filo nazismo” – vennero condannati gli asseriti “silenzi” sulla questione ebraica. A tale proposito non possiamo non ricordare come il 5 gennaio 2007 sul National Review (bimensile statunitense conservatore) sia apparso un lungo articolo in materia di Ion Mihai Pacepa, ex-generale rumeno dei servizi segreti. In sintesi: Pacepa sostiene che il Kgb sovietico si servì di lui come strumento fondamentale dell’operazione tesa a screditare come filo-nazista il defunto papa Pacelli, considerato  come il maggior punto di riferimento dell’anticomunismo cattolico. Da notare che Erwin Piscator, impresario teatrale e produttore del “Vicario”, era un comunista molto devoto a Mosca (in cui del resto aveva trovato rifugio dopo la presa di potere hitleriana).

Nel 1964 papa Paolo VI incaricò un’équipe di storici gesuiti di preparare quelli che, pubblicati a partire dal 1965, sarebbero poi stati chiamati “Actes et Documents du Saint Siège relatifs à la Seconde Guerre Mondiale”. Dell’équipe era parte importante Pierre Blet, di cui va inoltre ricordata l’opera “Pio XII e la Seconda Guerra Mondiale” del 1999. Gli “Actes” comprendono una selezione di documenti interessanti sul tema, tutti provenienti dall’ASV.

Nel 1998 papa Giovanni Paolo II decise di avviare le procedure per la canonizzazione di Pio XII (dal 2009 è ‘venerabile’ secondo il decreto della Congregazione delle Cause dei Santi approvato da Benedetto XVI). Vi furono proteste espresse da una parte del mondo ebraico. Fu così costituita una Commissione storica paritaria ebraico-cristiana per un esame accurato degli “Actes” già citati. Ne uscì un documento ( “Rapporto preliminare “) con 46 domande irrisolte, per la qual cosa fu richiesta la possibilità di accedere a tutti gli archivi così da poter consultare tutti i documenti vaticani dell’epoca di Pio XII. La richiesta non fu esaudita.

Tuttavia alla fine del 2002 papa Wojtyla decise di aprire alcuni fondi dell’ASV riguardanti in particolare gli archivi delle Nunziature apostoliche di Monaco e di Berlino (dal 1922 fino agli Anni Trenta). Nel giugno 2004 sempre Giovanni Paolo II decise di aprire anche il fondo dell’Ufficio Vaticano Informazioni per i prigionieri di guerra 1939-1947 (sempre nell’ASV).

Nel giugno 2006 papa Benedetto XVI decise di rendere consultabile la parte archivistica riguardante il pontificato di Pio XI (1922-1939). Nel contempo si diede avvio alla preparazione dell’immensa documentazione sul pontificato di Pio XII. Quella che sarà consultabile a tutti gli studiosi dal 2 marzo 2020.

QUALCHE NOTA CONTENUTISTICA

Gli “Actes” pubblicati dal 1965 erano una selezione di documenti riferiti al solo ASV. Dall’anno prossimo saranno invece consultabili tutti i documenti presenti nei vari archivi vaticani e riguardanti il pontificato di Pio XII.

Ad esempio: documentazione dell’archivio della Segreteria di Stato (151mila posizioni, con una media di decine di fogli a posizione). Sempre in tale archivio troviamo tre fondi ‘speciali’ riguardanti la Commissione Soccorsi, la Beneficenza pontificia, l’ Ufficio  Migrazione. Ci sono poi tra le altre cose la documentazione degli archivi delle Rappresentanze pontificie (per ogni rappresentanza una media di 100 buste), della Pontificia Opera di Assistenza, dell’Opera nazionale per l’assistenza religiosa e morale degli operai, della Cancelleria apostolica.

L’APERTURA DEGLI ARCHIVI? UNA VARIETA’ DI REAZIONI: KURT KOCH, RICCARDO DI SEGNI, NOEMI DI SEGNI, DAVID ROSEN

Giovedì pomeriggio 7 marzo 2019 la Pontificia Università Gregoriana ha ospitato un interessante incontro promosso dal Centro Cardinal Bea per gli studi giudaici e dall’ American Jewish Committee (AJC). Sul tema: “Le relazioni ebraico-cattoliche al tempo di papa Francesco: acquisizioni e sfide” si sono confrontati (rispondendo anche alle domande del pubblico) il rabbino David Rosen (direttore del dipartimento Affari interreligiosi dell’AJC) e il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani e della Commissione per i rapporti con gli ebrei. Stimolante moderatore:padre Etienne Vetö, direttore del Centro Cardinal Bea. Tra gli argomenti trattati la relazione unica tra cattolici ed ebrei, il loro ruolo nella storia della Salvezza, il significato dell’evangelizzazione, la figura di Gesù, la crescita odierna dell’antisemitismo in Europa, i rapporti con  lo Stato di Israele, la questione della preghiera del Venerdì Santo. Ambedue i relatori hanno rievocato – quale momento clou, significativo del progresso nelle relazioni tra cattolici ed ebrei  – la commemorazione nel 2015 del cinquantesimo della dichiarazione Nostra Aetate, uno dei documenti fondamentali del Vaticano II.

A margine dell’incontro abbiamo chiesto ad alcuni dei presenti una valutazione sull’annunciata apertura completa degli archivi riguardanti papa Pio XII.

Il cardinale Kurt Koch, “molto contento” per l’apertura, pensa che essa “renderà possibile una considerazione più oggettiva della persona di Eugenio Pacelli”. Il porporato svizzero tedesco non ritiene che sulla conoscenza degli avvenimenti ci potranno essere grandi novità: “Non sono un profeta… però già oggi sappiamo molto di quanto successo in quegli anni. Conosciamo molto delle opere di carità; conosciamo molto anche dell’atteggiamento di Pio XII verso il nazismo, come si è dimostrato in diverse opere, tra le quali segnalo – perché mi ha particolarmente impressionato per la sua solidità storica – ‘Pio XII. Il Papa che si oppose a Hitler’ di Michael Hesemann, uscito nel 2009”. Conclude il cardinale: “L’apertura completa, a disposizione di tutti i ricercatori, darà risposta a sospetti e speranze e consentirà di guardare a quelle vicende con animo sereno”.

Assai prudente il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni: “Ho qualche dubbio che la nostra valutazione dei fatti – che si fonda sul materiale fin qui a disposizione, già abbondante – possa cambiare. Ci vorrebbero documenti veramente clamorosi perché si possa verificare questo”.

Ci dice Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei): “E’ evidente che non si può non apprezzare un gesto simile, coraggioso, di disponibilità. Tuttavia io mi pongo alcune domande importanti: Perché aspettare ancora un anno per l’apertura? E qui mi sorge qualche dubbio. Altra domanda: Che cosa si troverà negli archivi e che cosa non si troverà?”. Continua Noemi Di Segni: “Si riuscirà veramente a fare una riflessione sulle responsabilità della Chiesa riguardo alla Shoah già a partire, per l’Italia, dalle leggi razziali del 1938? Si riuscirà a confrontarsi fondandosi su evidenze storiche?”. Ancora la presidente dell’Ucei: “Ad esempio, pensi un po’ cosa sarebbe successo se il 16 ottobre 1943 papa Pio XII avesse lanciato un appello pubblico agli ebrei a rifugiarsi in Vaticano…. Però non l’ha fatto”. Conclude Noemi Di Segni: “Spero proprio che gli archivi vaticani non siano un altro ‘armadio della vergogna’ “ (NdR: ‘armadio della vergogna’ è una locuzione creata dal giornalista Franco Giustolisi/L’Espresso per indicare un armadio scoperto a Roma nel 1994 in cui erano custoditi centinaia di fascicoli d’inchiesta su crimini di guerra commessi durante l’occupazione tedesca).

Infine il rabbino David Rosen è invece molto positivo nel giudizio, ricordando che l’AJC già dagli Anni Ottanta ha chiesto la messa a disposizione dell’intera documentazione degli anni di Pio XII. Perciò “grazie a papa Francesco, perché ora gli storici della Shoah in tutto il mondo potranno farsi un’idea completa e fondata su documenti concreti, reali di quanto successe”.

DODICESIMO CONFRONTO ACCATTOLI-RUSCONI SU PAPA FRANCESCO: ANAGNI, VENERDI’ 15 MARZO, ORE 17.30

Luigi Accattoli e Giuseppe Rusconi si confronteranno pubblicamente su papa Francesco per la dodicesima volta venerdì 15 marzo 2019. Il dibattito sarà ad Anagni, nella Sala delle Conferenze della Biblioteca comunale, con inizio alle 17.30, promotrice l’associazione culturale ‘Anagni viva’. Temi del dibattito: ‘summit’ sugli abusi, visita negli Emirati Arabi Uniti, scossoni nella comunicazione vaticana, bilanci di sei anni di papa Francesco. Modera Ciro Fusco. Ingresso libero.

 www.rossoporpora.org 

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Giuseppe Rusconi
Nato a Bellinzona (Canton Ticino, Svizzera), Giuseppe Rusconi si è laureato nel 1973 presso l’Università cattolica di Milano con una tesi in storia contemporanea. Docente di letteratura italiana fino al 1988 (anche dieci anni a Roma), è stato a Berna come giornalista parlamentare per sette anni. Tornato a Roma nel 1996 per una ricerca negli archivi vaticani, si è poi occupato del mensile cattolico “il Consulente RE”, di cui è stato direttore. Nel 2013 ha aperto il blog www.rossoporpora.org, che tratta soprattutto argomenti relativi al mondo cattolico, anche con interviste a molte personalità. Collabora regolarmente con il mensile cattolico “Inside the Vatican’ e con il quotidiano “Giornale del Popolo’ di Lugano.

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