Marcia «Scegliamo la Vita», Comune Roma, Calciatori con schiena diritta

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Sabato 20 maggio a Roma (Piazza della Repubblica, 14.00) la Marcia nazionale ‘Scegliamo la vita’ promossa da ProVita&Famiglia e Family Day insieme con circa 120 altre associazioni. Cartelloni contro l’utero in affitto: il Comune di Roma dà il peggio di sé. Il meglio invece lo offrono alcuni calciatori africani che giocano in Francia e hanno rifiutato di esibirsi con la maglietta arcobaleno voluta dalla nota lobby

Come già evidenziato nell’articolo del 9 maggio 2023, sabato 20 maggio a Roma – con partenza alle 14.00 da piazza della Repubblica e testimonianze conclusive a piazza san Giovanni – si svolgerà la tradizionale Marcia nazionale per la Vita (“Scegliamo la Vita”), promossa per la seconda volta da Pro Vita&Famiglia eFamily Daycon l’adesione di circa 120 altre realtà impegnate sul fronte dei valori non negoziabili. Quest’anno ancora più del solito diventa indispensabile una forte partecipazione popolare, che serva anche da pungolo all’attuale governo perché, al di là di dichiarazioni orali, concretizzi politiche incisive in favore della natalità (per la prima volta dal 1861 in Italia l’anno scorso sono nati meno di 400mila bambini) e sostenga con convinzione e determinazione la svolta culturale correlata a tali interventi.

Vogliamo ricordare qui quattro passi significativi dei discorsi di papa Francesco e di Giorgia Meloni durante gli Stati generali della natalità tenutisi a Roma l’11 e il 12 maggio.

Papa Francesco/1: La nascita dei figli (…) è l’indicatore principale per misurare la speranza di un popolo. Se ne nascono pochi vuol dire che c’è poca speranza. E questo non ha solo ricadute dal punto di vista economico e sociale, ma mina la fiducia nell’avvenire. Ho saputo che lo scorso anno l’Italia ha toccato il minimo storico di nascite: appena 393 mila nuovi nati. È un dato che rivela una grande preoccupazione per il domani. Oggi mettere al mondo dei figli viene percepito come un’impresa a carico delle famiglie. E questo, purtroppo, condiziona la mentalità delle giovani generazioni, che crescono nell’incertezza, se non nella disillusione e nella paura. Vivono un clima sociale in cui metter su famiglia si è trasformato in uno sforzo titanico, anziché essere un valore condiviso che tutti riconoscono e sostengono. Sentirsi soli e costretti a contare esclusivamente sulle proprie forze è pericoloso: vuol dire erodere lentamente il vivere comune e rassegnarsi a esistenze solitarie, in cui ciascuno deve fare da sé..

Papa Francesco/2: Non possiamo accettare che la nostra società smetta di essere generativa e degeneri nella tristezza. Quando non c’è generatività viene la tristezza. È un malessere brutto, grigio. Non possiamo accettare passivamente che tanti giovani fatichino a concretizzare il loro sogno familiare e siano costretti ad abbassare l’asticella del desiderio, accontentandosi di surrogati privati e mediocri: fare soldi, puntare alla carriera, viaggiare, custodire gelosamente il tempo libero… Tutte cose buone e giuste quando rientrano in un progetto generativo più grande, che dona vita attorno a sé e dopo di sé; se invece rimangono solo aspirazioni individuali, inaridiscono nell’egoismo e portano a quella stanchezza interiore. Questo è lo stato d’animo di una società non generativa: stanchezza interiore che anestetizza i grandi desideri e caratterizza la nostra società come società della stanchezza! Ridiamo fiato ai desideri di felicità dei giovani! Sì, loro hanno desideri di felicità: ridiamo fiato, apriamo il cammino. Ognuno di noi sperimenta qual è l’indice della propria felicità: quando ci sentiamo ripieni di qualcosa che genera speranza e riscalda l’animo, e viene spontaneo farne partecipi gli altri.

Giorgia Meloni/1Viviamo un’epoca nella quale parlare di natalità, di maternità e di famiglia, è diventato sempre più difficile. A volte sembra quasi un atto rivoluzionario. E noi eravamo stati avvertiti. Eravamo stati avvertiti del fatto che sarebbe arrivato un tempo nel quale avremmo dovuto batterci per dimostrare che ‘le foglie sono verdi in estate’ o che ‘due più due fa quattro’. Oggi bisogna avere coraggio per rivendicare e per sostenere cose che sono fondamentali per la crescita della nostra società

Giorgia Meloni/2Vogliamo restituire agli italiani una Nazione nella quale essere padri non sia fuori moda ed essere madri non sia una scelta privata, ma un valore socialmente riconosciuto. Una Nazione nella quale tutti, uomini e donne, riscoprano la bellezza di diventare genitori, di accogliere, custodire e nutrire un figlio. Una Nazione nella quale fare un figlio è una cosa bellissima che non ti toglie niente, che non ti impedisce di fare niente e che ti dà tantissimo.
Per decenni (…) la cultura dominante ci ha detto il contrario ed io penso che sia arrivato il momento di invertire la tendenza. Noi vogliamo una Nazione nella quale non sia più scandaloso dire che, qualsiasi siano le legittime scelte e le libere inclinazioni di ciascuno, siamo tutti nati da un uomo e una donna. Nella quale non sia un tabù dire che la maternità non è in vendita, che gli uteri non si affittano, che i figli non sono prodotti da banco, che puoi scegliere sullo scaffale come se fossi al supermercato e magari restituire se poi il prodotto non corrisponde a quello che ti aspettavi.

Papa Francesco, fra le tante parole bellissime che ci ha consegnato, ci ha detto che ‘la famiglia è la storia da cui proveniamo’, una storia ‘intessuta di legami’ che hanno formato assai più dei beni materiali le persone che siamo. E se tutti noi proveniamo da un legame, anche se talvolta imperfetto, anche se talvolta reciso, o ammaccato, dalle vicende della vita, è importante che questo legame a sua volta si trasmetta, che il fluire delle generazioni non si interrompa, che le nostre comunità sappiano essere solidali e vitali.

MANIFESTI PRO VITA&FAMIGLIA CONTRO L’UTERO IN AFFITTO: IL PEGGIO DEL PEGGIO DAL TOTALITARIO COMUNE DI ROMA

Pro Vita&Famiglia nella sua campagna per la difesa e il promovimento dei valori non negoziabili ha affisso recentemente in diverse città italiane manifesti in cui si ricorda a grandi caratteri che “i figli non si comprano” e che “l’utero in affitto è un reato universale”. Accanto alle scritte un bambino rinchiuso in un barattolo, a testimonianza della mercificazione associata a tale reato.

Apriti cielo! L’8 maggio la Commissione pari opportunità del Comune di Roma, presieduta da Michela Cicculli (sinistra civica ecologista per Gualtieri) ha strepitato che “I manifesti sono in contraddizione con il regolamento delle affissioni che proibisce contenuti violenti e lesivi del rispetto delle libertà e dei diritti delle persone”.

Due giorni dopo il Comune (guidato dal piddino totalitario Roberto Gualtieri … buon sangue non mente!) ha ordinato così la rimozione immediata dei manifesti con la motivazione che in essi si è evidenziata “la lesività e offensività dei contenuti rispetto alla libertà di scelta delle famiglie sul tema della procreazione”.

In altre parole: con tale motivazione il Comune di Roma, in preda a Schleinite acuta, legittima la pratica schiavistica e illegale dell’utero in affitto come possibilità data dallalibertà di scelta delle famiglie. Delle due l’una: o il Comune di Roma non riesce a capire quello che scrive o il Comune di Roma è complice della barbarie schiavistica e si pone fuori dalla legalità. In ogni caso il peggio del peggio.

CAMPAGNE DELLA NOTA LOBBY LGBT: IL MEGLIO DEL MEGLIO DA ALCUNI CALCIATORI AFRICANI – DALLA SCHIENA DIRITTA – DEL CAMPIONATO FRANCESE

Oltre al peggio offerto dal Comune piddino di Roma, troviamo nella cronaca degli ultimi giorni anche il meglio che ci viene dalla Francia. Meglio: da alcuni calciatori africani che quasi tutti giocano nel massimo campionato transalpino.

Per sabato 12 e domenica 13 maggio la Federazione francese aveva deciso per il quinto anno di aderire alla richiesta di organizzazioni arcobaleno di una giornata “contro l’omotransfobia” e “per i diritti lgbt” sui campi di calcio. I giocatori avrebbero dovuto indossare magliette arcobaleno e i capitani anche bracciali ben visibili con gli stessi colori. Il tutto pagato dalla Federazione. La grande maggioranza dei giocatori ha aderito, come le altre volte, per convinzione (alcuni), per rassegnazione e per non avere guai (una parte consistente).

Se l’anno scorso solo il senegalese Idrissa Gana Gueye (Paris Saint-Germain) si era rifiutato di scendere in campo (appoggiato anche dal presidente del Senegal) – ai mondiali in Quatar però l’allora capitano della nazionale francese Hugo Lloris non aveva voluto indossare la fascia arcobaleno come i colleghi inglese e tedesco – quest’anno invece i contestatori del diktat arcobaleno (ripetiamo: della nota lobby, che non c’entra con i diritti delle singole persone omosessuali) sono stati almeno cinque: tre giocatori del Toulouse, uno del Nantes, uno del Guingcamp (serie B).

Ha spiegato l’egiziano Mostafa Mohamed (musulmano, Nantes): “Rispetto tutte le differenze, le credenze, le convinzioni. Questo rispetto (…) comprende anche quello delle mie credenze personali. Considerate le mie radici, la mia cultura, l’importanza che attribuisco alle mie convinzioni e credenze, non era possibile per me partecipare alla campagna. Spero che la mia decisione sia rispettata”.

Analogamente il marocchino Zacharia Aboukhal (uno degli eroi della fantastica cavalcata della nazionale ai mondiali del Quatar, pure musulmano, Toulouse) ha osservato che “Il rispetto è un valore che conta molto per me. Si estende agli altri, ma vale anche per le mie convinzioni”.

Calciatori di qualità, ma anche persone con la schiena diritta. Come loro il bosniaco Said Hamulic, il maliano Moussa Diarra (ambedue del Tolosa) e il senegalese Donatien Gomis (del Guingcamp).

Si sa che almeno Mostafa Mohamed è stato multato dal Nantes. La società ha eseguito l’ordine dato dal ministro francese dello Sport, tale Amélie Oudéa-Castéra, che ha tuonato:E’ responsabilità delle società adottare sanzionicontro i reprobi.

Immaginate se la Federcalcio italiana imponesse il prossimo anno una domenica con maglietta Lgbt? Quanti sarebbero pronti a sfidare pubblicamente la nota lobby (consci che qui non si tratta di rispettare l’omosessualità della singola persona, ma di promuovere con tutti i mezzi l’agenda antropologica sovversiva)? Quante dichiarazioni tipo quelle di Mustafa Mohamed e Zakaria Aboukhal leggeremmo? Quasi sicuramente di qualche musulmano… ma quanti cattolici o credenti in genere o non credenti avrebbero il coraggio necessario? Abbiamo l’impressione che, ove qualcuno si manifestasse in tal senso, dovrebbe subire i rimbrotti di Avvenire, quel giornale di cui il Turiferario Guastalamessa (al secolo Luciano Moia) scandisce i ritmi arcobaleno. Per non parlare della disapprovazione da parte di non pochi vescovi, in brodo di giuggiole se richiesti di aprire le chiese alleveglie arcobaleno’(in realtà cavallo di Troia della nota lobby), e invece sbirri intransigenti per impedire la celebrazione di pericolosissime, sovversive messe ‘in latino’ oppure implacabili censori di chi – secondo le norme canoniche – riceve la santa Comunione in bocca. Avanti così, vescovi e sacerdoti arcobaleno per convinzione, rassegnazione, fessaggine, opportunismo… e poi non lamentatevi se emergeranno conseguenze non proprio positive sul gettito dell’8 per mille!

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Nato a Bellinzona (Canton Ticino, Svizzera), Giuseppe Rusconi si è laureato nel 1973 presso l’Università cattolica di Milano con una tesi in storia contemporanea. Docente di letteratura italiana fino al 1988 (anche dieci anni a Roma), è stato a Berna come giornalista parlamentare per sette anni. Tornato a Roma nel 1996 per una ricerca negli archivi vaticani, si è poi occupato del mensile cattolico “il Consulente RE”, di cui è stato direttore. Nel 2013 ha aperto il blog www.rossoporpora.org, che tratta soprattutto argomenti relativi al mondo cattolico, anche con interviste a molte personalità. Collabora regolarmente con il mensile cattolico “Inside the Vatican’ e con il quotidiano “Giornale del Popolo’ di Lugano.