VOTO/SVIZZERA PIU’ VERDE (CON PREMESSA SINODALE PACHAMAMICA)

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Con il loro successo (di portata sorprendente) gli ambientalisti possono ora puntare – legittimamente – a un posto tra i sette del Governo federale. I democristiani (pur tra i perdenti) diventano ago della bilancia tra destra e sinistra. Al centro dei lavori della nuova legislatura prevedibilmente i temi ‘verdi’ (e anche l’estensione dei cosiddetti ‘nuovi diritti’ in materia di vita e famiglia). Nella premessa il ratto delle Pachamama nella Chiesa della Traspontina.

 IL RATTO DELLE PACHAMAMA, TORNATE IN GREMBO ALLA NATURA 

Come è noto, ieri alle prime luci dell’alba due cattolici ardimentosi hanno liberato alcune statuette indigene (probabilmente simboleggiavano la Pachamama, la Madre Terra) dalla prigione in cui erano state crudelmente  rinchiuse (la chiesa di Santa Maria della Traspontina a via della Conciliazione) e le hanno riportate a quella Natura cui erano state indebitamente sottratte. Raggiunto il mare per via fluviale, le statuette si trasformeranno in cibo pregiato per pesci buongustai.

Immediate le reazioni. Esulta la Confederazione internazionale delle Pachamama (Cip), proponendo che il 21 ottobre sia proclamata Giornata della Liberazione amazzonica.

Nel mondo turiferario invece si versano lacrime rabbiose, si roteano minacciosi gli occhi, si prospettano misure drastiche. C’è chi invoca la costruzione di un muro attorno alla chiesa della Traspontina, vigilato da turiferari armati di cerbottana con freccette al veleno amazzonico. C’è chi propone la distruzione mediante ruspe del ponte Sant’Angelo, da cui si sono tuffate le statuette verso l’agognata libertà: ne sia cancellata anche la memoria. C’è chi chiede per i protagonisti del Gesto l’emissione di un daspo ecclesiale alla stregua di quanto accade con certi ultrà delle curve calcistiche ovvero: siano banditi in aeternum dall’ingresso nelle chiese di Roma. E c’è anche chi, in segno di solidarietà concreta con i carcerieri affranti, postula la vendita di beneficenza, al mercato domenicale di Porta Portese, di tutti gli ori della Basilica di San Pietro.

Attendiamo sviluppi.

ELEZIONI FEDERALI IN SVIZZERA SOTTO IL SEGNO DELL’AVANZATA DEI VERDI

Domenica 20 ottobre in Svizzera è accaduto qualcosa di insolito. Le elezioni federali (le ‘politiche nazionali’) hanno provocato uno spostamento sensibile di equilibri decennali consolidati. In sintesi: il partito ecologista svizzero è ormai al quarto posto tra i partiti e i verdi (complessivamente, perché le formazioni sono due) rappresentano ormai un quinto dell’elettorato e quasi un quarto del Consiglio nazionale (Camera dei deputati). Gli ecologisti potranno dunque legittimamente chiedere un rappresentante anche in Consiglio federale (Governo di 7 membri, con dal 1957 esponenti democratici di centro, socialisti, liberali-radicali e democristiani).

Se si analizzano i numeri, i risultati delle elezioni accrescono paradossalmente il peso di uno dei partiti perdenti, quello democristiano (Ppd): pur essendo ormai scivolato al quinto posto, potrà assicurare volta per volta una maggioranza allo schieramento di centro-destra (come finora) o di centro-sinistra (ed è qui la novità). Prevedibile poi una legislatura dominata dal tema ambientale e caratterizzata anche dalla riproposizione aggressiva dei cosiddetti ‘nuovi diritti’ (vedi ad esempio come in Francia il ‘mariage pour tous’, l’utero in affitto, il fine vita).

Veniamo allora ai risultati registrati domenica nelle elezioni per il Consiglio nazionale (200 membri, eletti proporzionalmente in ogni Cantone in base alla popolazione). Si votava anche per il Consiglio degli Stati (Senato, 46 membri, 2 per Cantone): nella maggior parte dei casi si andrà al ballottaggio, per cui la composizione della Camera Alta ancora non è definita.

Noteremo dapprima che la partecipazione si è attestata al 45,1%, in calo del 3,4% rispetto al 2015: la percentuale è tornata ad essere quella degli Anni Novanta.

Dal computo dei seggi (ripetiamo: sempre per il Consiglio nazionale, che d’altronde è la Camera per natura più rappresentativa) emergono due grosse minoranze, quella di centro-destra (ex-maggioranza) e quella di centro-sinistra (modificata nei rapporti di forze, con un accrescersi del peso dei verdi a scapito dei socialisti). Al centro, ago della bilancia, il partito democristiano.

Per quanto riguarda la forza dei partiti l’Udc (Unione democratica di centro, destra moderata, nazionalpopopolare) resta di gran lunga il primo partito, pur registrando perdite sensibili: con una percentuale del 25,6% (meno 3,8%) si accaparra in Consiglio nazionale 53 seggi (meno 12),

A distanza seguono quattro partiti di consistenza media. I socialisti con il 16,8% (meno 2%) e 39 seggi (meno 4); i liberali-radicali (centro-destra) con il 15,1% (meno 1,3%) e 29 seggi (meno 4); i verdi con il 13,2% (più 6,1%) e 28 seggi (più 17); i democristiani con l’11,4% (meno 0,3%) e 25 seggi (meno 2). Al sesto posto l’altro partito ambientalista, i verdi liberali, con il 7,8% (più 3,2%) e 16 seggi (più 9). Per i socialisti, i liberali-radicali, i democristiani l’esito numerico delle elezioni 2019 è il peggiore della loro lunga storia. Gli ambientalisti complessivamente avranno 44 seggi, quota mai raggiunta neanche da lontano.

Nessuno dei 73 candidati svizzeri all’estero è stato eletto (era successo una sola volta nel 2015 con il socialista Tim Guldimann). Nel Ticino, la lista ‘Ticinesi nel mondo’ (congiunta con il Ppd, democristiano), ha ottenuto lo 0,3%, ma ha sicuramente contribuito al mantenimento da parte dello stesso Pdd – a sua volta congiunto ai liberali-radicali – di due seggi in Consiglio nazionale.

Ancora per quanto riguarda il canton Ticino (partecipazione: 49,8%, meno 4,6%), da notare il sorprendente successo ecologista (in questo caso solo dei verdi tradizionali) e l’erosione continua subita dai partiti storici (liberali-radicali, democristiani, socialisti). Anche la Lega di Ticinesi è in calo persistente dal 2015, mentre in crescita costante è l’alleata Udc (ormai all’11,7% contro il 16,9% leghista).

 www.rossoporpora.org 

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