Martedì 12 dicembre 18:00-20:00 nella Sala XXIII dell’Ambrosiana
Franco Buzzi, in dialogo con l’autore Giovanni Careri e lo storico dell’arte Andrea Spiriti,
presenta il volume edito da Jaca Book
«Caravaggio. La fabbrica dello Spettatore» 

Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (1571-1610), è una figura fondamentale nella storia dell’arte, un precursore della modernità. Al pittore lombardo, il cui realismo spinse Poussin ad affermare che era nato per «distruggere la pittura», si deve una svolta stilistica decisiva, persino rivoluzionaria, tra i secoli XVI e XVII. Apprezzato per la fedeltà al reale e per l’inedita intensità della luce, l’artista ha operato una profonda riflessione sui dispositivi interni al quadro e sulle sue strategie di interpellazione dello spettatore. Questo libro esplora da vicino la rivoluzione caravaggesca, attraverso i molteplici «specchi» con i quali questo straordinario pittore continua a metterci a confronto. Se lo specchio è l’oggetto di riflessione utilizzato materialmente nei primi autoritratti, nel corso della sua carriera Caravaggio lavora soprattutto sulle diverse forme di riflessività. L’immagine di sé diviene così un luogo di sperimentazione che fa dell’altro uno specchio rivelatore: il travestimento mitologico (da Bacco a Narciso, passando per Medusa), l’alterità culturale o il contrasto dei generi sono tutte espressioni di questa ricerca. Senza limitarsi a seguire il filo della sola biografia di Caravaggio o la vicenda storiografica delle sue opere, Careri rivolge uno sguardo ravvicinato ai singoli quadri come luoghi in cui si esercita un vero e proprio pensiero visivo, non solo attraverso ciò che essi rappresentano, ma per come essi presentano i loro soggetti. La gestualità dei personaggi, i loro sguardi, la luce e le forme propriamente sensibili della pittura fanno dei quadri di Caravaggio altrettanti inviti a farsi somiglianti al Cristo, chiamando il devoto a «conformarsi», per usare le parole di san Paolo. Nell’opera di Caravaggio lo spettatore diviene così il fulcro di un coinvolgimento affettivo, cognitivo e sensibile sino ad allora inedito nella storia della pittura: il quadro non è solo oggetto di visione, ma fabbrica dello spettatore, di forme del guardare, del sapere e del sentire. Giovanni Careri insegna all’École des hautes études en sciences sociales di Parigi e allo IUAV di Venezia. Lavora alla frontiera tra storia, teoria dell’arte, semiotica e antropologia. Tra le sue principali pubblicazioni in lingua italiana: Voli d’amore. Architettura, pittura e scultura nel Bel composto di Bernini (Laterza, Roma-Bari 1991/Mimesis, Milano 2017); Il Barocco nel mondo (Le Lettere, Firenze 2002); La fabbrica degli affetti. La Gerusalemme Liberata dai Carracci a Tiepolo (Il Saggiatore, Milano 2010). In lingua francese ha pubblicato: La torpeur des Ancêtres. Juifs et Chrétiens dans la chapelle Sixtine (EHESS, Paris 2013), in corso di traduzione sia in italiano che in inglese.