
A Catania, nel quartiere Librino, l’opera di Antonello Bonanno Conti e la Porta di Pegaso, realizzata con cinquemila manufatti in terracotta creati da bambini e mamme, diventano il simbolo di un progetto di rigenerazione culturale e sociale. Al centro, la visione del mecenate Antonio Presti: fare della bellezza un dono alla collettività.
Un cavallo alato che riflette il cielo, cinquemila frammenti di terracotta che custodiscono i pensieri dei bambini e una periferia che attraverso l’arte rivendica il diritto di sognare. È a Librino, quartiere di Catania, che prende forma una nuova pagina di un lungo percorso dedicato alla bellezza, alla partecipazione e al riscatto sociale.Il 13 ottobre 2026, nello slargo antistante l’Istituto comprensivo Campanella-Sturzo, è stata inaugurata “Pegaso – Il Cavallo Alato”, opera monumentale dell’artista Antonello Bonanno Conti, donata alla comunità dalla Fondazione Antonio Presti. Insieme alla scultura è stata presentata “La Porta di Pegaso”, installazione composta da oltre cinquemila manufatti in terracotta realizzati dai bambini e dalle loro mamme attraverso un articolato percorso di laboratori che ha coinvolto le scuole del quartiere.
L’iniziativa, inserita nel progetto MAGMA, il museo a cielo aperto di arte contemporanea di Librino, si colloca nell’ambito della Triennale della Contemporaneità promossa dalla Regione Siciliana, in collaborazione con il Fondo di beneficenza di Intesa Sanpaolo. Non si tratta soltanto di una nuova opera destinata ad arricchire il paesaggio urbano. Pegaso rappresenta il risultato visibile di un progetto che mette al centro le persone, riconoscendo nella cultura una possibilità concreta di crescita individuale e collettiva. Un cavallo alato per restituire libertà ai sogni.
Realizzato con sottili lastre di acciaio inossidabile specchiante, Pegaso è una scultura che cambia aspetto con il mutare della luce. Il sole, le nuvole e i colori del cielo si riflettono sulla sua superficie, rendendolo una presenza viva, in continuo dialogo con lo spazio circostante. L’opera porta la firma di Antonello Bonanno Conti e nasce da un lungo processo creativo, durato tre anni, durante il quale la struttura ha preso forma attraverso un paziente lavoro di progettazione, modellazione e assemblaggio manuale. Ma il significato più profondo della scultura va oltre la ricerca formale. Il cavallo, figura radicata anche nell’immaginario popolare catanese, viene liberato simbolicamente dal suo ruolo di animale da lavoro o da sfruttamento per assumere una nuova identità: quella di una creatura nobile, libera, capace di elevarsi e di indicare una direzione diversa. Le ali di Pegaso diventano così una metafora di emancipazione. Il loro slancio verso l’alto invita soprattutto i bambini a immaginare un futuro che non sia determinato dalle difficoltà del presente. La superficie specchiante restituisce inoltre al quartiere la propria immagine, trasformandolo in parte integrante dell’opera. Librino non è più soltanto il luogo in cui la scultura viene collocata: diventa protagonista del suo stesso racconto. La Porta di Pegaso: cinquemila frammenti di vita e di futuro.


Accanto alla scultura si sviluppa La Porta di Pegaso, una grande installazione realizzata attraverso il coinvolgimento diretto dei bambini e delle loro mamme. I cinquemila manufatti in terracotta custodiscono pensieri, desideri, parole e sogni raccolti durante un percorso educativo e artistico che ha coinvolto le scuole del territorio. Ogni elemento rappresenta una piccola testimonianza individuale che, unita alle altre, contribuisce a costruire una narrazione collettiva. Il valore dell’installazione risiede proprio in questa dimensione partecipativa. I bambini non sono semplici destinatari di un progetto culturale concepito altrove: sono autori, protagonisti e custodi di un’opera che appartiene alla loro comunità. La scuola, le famiglie e gli artisti diventano così parte di un’esperienza comune nella quale la creatività si intreccia con l’educazione e la condivisione. La Porta di Pegaso non è quindi soltanto un elemento architettonico o decorativo: è un luogo simbolico nel quale i desideri dei più piccoli acquistano dignità pubblica e diventano patrimonio condiviso. Antonio Presti, il mecenate che ha fatto della bellezza una missione civile
Dietro questa iniziativa c’è Antonio Presti, imprenditore, mecenate e fondatore della Fondazione che porta il suo nome. Da oltre quarant’anni il suo impegno si sviluppa attorno a una convinzione fondamentale: l’arte non deve rimanere un privilegio per pochi, ma diventare un bene comune, capace di raggiungere i territori, coinvolgere le persone e generare nuove possibilità. Il suo mecenatismo si distingue perché non si limita a finanziare la produzione artistica o a promuovere eventi culturali. Presti costruisce progetti di lungo periodo, nei quali l’opera d’arte si lega al paesaggio, alla memoria, all’educazione e alla partecipazione dei cittadini. La sua è una vera e propria politica della bellezza: un percorso che considera la cultura una forma di nutrimento umano e uno strumento attraverso cui le comunità possono ritrovare fiducia nelle proprie risorse. In questa prospettiva, Pegaso rappresenta una nuova tappa di un cammino che attraversa la Sicilia e che ha trovato in Librino uno dei suoi luoghi più significativi.
Fiumara d’Arte, quando il paesaggio diventa museo

La storia del mecenatismo di Presti prende forma negli anni Ottanta con Fiumara d’Arte, il grande parco di sculture contemporanee sviluppato nel territorio della valle dell’Halaesa, nel Messinese. Nato da un progetto personale e dal desiderio di rendere omaggio al padre, il parco si è trasformato nel tempo in un’esperienza culturale di rilievo internazionale. Le opere di importanti artisti contemporanei dialogano con il paesaggio siciliano, trasformando luoghi naturali e spazi lontani dai principali circuiti espositivi in destinazioni d’arte.
Fiumara d’Arte esprime già la filosofia che accompagnerà i successivi progetti del mecenate: sottrarre la cultura alla dimensione esclusiva dei musei tradizionali e portarla a contatto con la vita quotidiana, affinché diventi accessibile e condivisa. L’arte, in questa visione, non è un ornamento del territorio, ma una presenza capace di modificarne la percezione e di aprire nuove prospettive.
Atelier sul Mare, un’esperienza da abitare
Un’altra importante espressione di questa ricerca è Atelier sul Mare, a Castel di Tusa, un albergo-museo nel quale numerose camere sono state trasformate in ambienti artistici da autori italiani e internazionali. Qui il visitatore non si limita a contemplare un’opera: la attraversa, vi soggiorna, entra in relazione diretta con il suo linguaggio. È un modo innovativo di avvicinare il pubblico all’arte contemporanea, superando la distanza tra artista e spettatore e trasformando l’esperienza estetica in un incontro personale. Anche in questo caso, il progetto riflette una convinzione centrale di Presti: la bellezza acquista pienamente significato quando entra nella vita delle persone e diventa esperienza vissuta. Librino, il grande laboratorio della rigenerazione sociale È tuttavia a Librino che il suo impegno assume una dimensione particolarmente significativa sul piano sociale ed educativo. Da circa trent’anni, il percorso culturale promosso dalla Fondazione Antonio Presti lavora per trasformare il quartiere in un luogo di produzione artistica, partecipazione e identità collettiva. L’obiettivo è contrastare una narrazione della periferia limitata alle sue criticità, facendo emergere le energie, le aspirazioni e le capacità creative dei suoi abitanti. La Porta della Bellezza, inaugurata nel 2009, ha segnato una tappa fondamentale di questa esperienza. Sono seguite altre iniziative, tra cui la Porta delle Farfalle e la Porta della Conoscenza, che hanno contribuito a trasformare muri e spazi urbani in luoghi di incontro e condivisione.

Con MAGMA, il museo a cielo aperto di arte contemporanea, questo percorso continua a crescere. Le opere entrano nella quotidianità del quartiere, dialogano con le scuole e coinvolgono bambini, famiglie, insegnanti e associazioni. Il principio è chiaro: la rigenerazione di un territorio non può esaurirsi nel rinnovamento degli spazi fisici. Deve comprendere anche la crescita culturale, la valorizzazione delle persone e la costruzione di nuove opportunità. Per questo il coinvolgimento degli abitanti è parte integrante dei progetti. Non sono chiamati semplicemente ad assistere alla nascita di un’opera, ma a partecipare alla sua realizzazione e al suo significato. Il mecenatismo come dono alla collettività Il percorso di Antonio Presti invita a riflettere sul ruolo del mecenatismo nella società contemporanea. In un tempo in cui la cultura rischia spesso di essere misurata soltanto in termini economici, turistici o di visibilità, la sua esperienza propone un modello fondato sulla restituzione e sulla responsabilità verso il territorio. Le opere non sono concepite come monumenti destinati a celebrare un singolo individuo, ma come occasioni per costruire relazioni, valorizzare i luoghi e rafforzare il senso di appartenenza. È una scelta che richiede continuità, risorse e capacità di coinvolgere realtà differenti. Ma soprattutto richiede la convinzione che la bellezza non sia un lusso superfluo, bensì una componente essenziale della vita individuale e collettiva. Fiumara d’Arte, Atelier sul Mare e MAGMA raccontano tre modi diversi di tradurre questa idea in esperienze concrete: il paesaggio trasformato in museo, l’arte vissuta come esperienza quotidiana e la periferia che diventa protagonista di un progetto culturale condiviso. Pegaso e la sfida di un nuovo immaginario per Librino L’arrivo di Pegaso si inserisce in questa storia e ne rinnova il messaggio. La scultura di Antonello Bonanno Conti, insieme alla Porta realizzata con i bambini e le mamme del quartiere, affida alla bellezza un compito preciso: alimentare l’immaginazione, offrire occasioni di incontro e ricordare che ogni comunità possiede un patrimonio umano che merita di essere riconosciuto. Non sarebbe realistico pensare che un’opera d’arte possa, da sola, risolvere le difficoltà economiche e sociali di un territorio. Il suo valore sta piuttosto nella capacità di contribuire a un cambiamento culturale, di creare legami e di aprire spazi in cui le persone possano riconoscersi come protagoniste.

È questo il significato più profondo del progetto promosso da Antonio Presti: non portare semplicemente l’arte in periferia, ma riconoscere alla periferia il diritto di essere luogo di arte, pensiero e bellezza. A Librino, il cavallo alato non rappresenta soltanto una figura mitologica. È l’immagine di un desiderio collettivo di libertà, una promessa affidata alle nuove generazioni e un invito a guardare oltre i confini del presente. Perché, se l’arte può trasformare uno spazio urbano in un luogo simbolico, il coinvolgimento delle persone può trasformare quell’opera in una storia condivisa. E forse è proprio qui che si misura il valore più autentico del mecenatismo di Antonio Presti: nella capacità di lasciare alla comunità non soltanto un’opera da ammirare, ma una possibilità in più per immaginare il proprio futuro.






