AMART 2019, Opere di rilevanza artistica internazionale alla Permanente di Milano

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 Si inaugura l’8 maggio (fino al 12) AMART 2019.

Una Wunderkammer fuori dagli schemi, diffusa, erudita, dove ogni galleria presenta il meglio delle proprie collezioni tra bellezza e Connoisseurship: da visitare con curiosità e desiderio.

Descrivere le suggestioni e le proposte culturali che saranno esibite, ci conduce a una narrazione sorprendente, ricca di spunti e densa di opere straordinarie.

I consigli degli esperti si snodano dalle rarissime perle rosa agli idoli africani, dai reperti Tang alle sculture crisoelefantine fino al più selezionato arredo antico e alla decorazione internazionale da collezione con i raffinati mobili laccati, il tappeto Kazak a draghi del Settecento, il pannello di ceramica di Gio Ponti, il paravento di Kyoto, il singolare ornamento indiano d’argento, il raro incensiere giapponese.

La proposta spazia in un continuum di scoperte e di sorprese tra gioielli e oggetti straordinari come una spilla di F. Verdura o un elegante bracciale del 1930, una coppa di Ravasco, un nautilus montato in argento. Opere di eccezionale rarità storica e artistica estendono la ricerca: pagine miniate, un rotolo dipinto cinese, una testa di fauno di epoca romana, la fotografia di Renzo Tortelli, uno stupefacente elmo russo, un bicchiere con lo stemma degli Sforza, una rara pendola francese, un importante regolatore astronomico inglese o un pocket globe del 1754.

L’eleganza e la raffinatezza della tavola antica sono infine rappresentate in un centrotavola di bronzo e in antiche maioliche, come un piatto di maiolica milanese di Pasquale Rubati.

La scultura ci sbalordisce con il commovente Cristo crocefisso senese dell’inizio del Trecento, il santo benedettino veneto, l’inusuale rubinetto tedesco di bronzo, lo sbalzo di rame dorato di Augsburg e il virtuosistico tacchino di ferro battuto.

In occasione dell’inaugurazione di AMART la Casa Editrice Allemandi ha conferito 3 premi: migliore stand per contenuto (ex-aequo Orsini, Nobile); migliore allestimento (Gracis); giovane antiquario più meritevole (Il Mercante delle Venezie, Giovanni Bedin). Sono state menzionate anche varie opere per differenti catalogazioni: Ayez per la pittura (Società delle Arti); ceramica (un orcio di Longari e un pannello di Gio Ponti di Raffaello Pernici); etnico (una testa di cavallo di Cesat); tappeti (Cattai); scultura (testa di satiro di Umbria Artis); gioielli (bracciale di Oro Incenso e Mirra).

Cinquecento anni di capolavori celebrano l’arte pittorica in tutte le sue espressioni: dal fondo oro di Francesco D’Antonio ai tagli di Fontana, passando per Marco D’Oggiono, Camillo Procaccini, Girolamo Muziano, Bartolomeo Cavarozzi, Panfilo Nuvolone, Francesco Viacavi, Alessandro Magnasco, Luca Giordano, Francesco Cairo, Giovanni Richter, Gianbattista Crosato, Francesco Casanova, Francesco Londonio, Sebastiano Lazzari, Francesco Zanin, Pelagio Palagi, Francesco Hayez, Antonio Fontanesi, Filippo Carcano, Guglielmo Ciardi, Giovanni Boldini, Jehudo Epstein, Aurelio Mariani, Mosè Bianchi, Oscar Ghiglia, Luigi Nono, Simone Salassa, Giacomo Balla, Marzio Tamer.

Ad AMART 2019 saranno esposte opere di grande rilevanza, che coprono un vasto arco temporale – dall’archeologia al contemporaneo – e rappresentano tipologie e culture molto diverse tra loro.

Tra le altre, citiamo:

• Testa di fauno scultura del I sec. a. C. (Umbria Sud);

• Maternità scultura congolese della fine del sec. XIX (Denise e Beppe Berna);

• Lupo acquarello del 2019 di Marzio Tamer (Salamon Fine Art);

• Regolatore astronomico di Louis Constantin Detouche (Top Time);

• Incensiere in lacca, oro, argento e smalti. Giappone sec. XIX (Mastromauro);

• La visita dipinto di G. Boldini (Mainetti);

• Le tentazioni di S. Antonio dipinto (vincolato dallo Stato) di C. Procaccini (Galleria Le Due Torri);

• Padova, veduta di Prato della Valle dipinto di F. Guardi (Cesare Lampronti);

• Tacchino, scultura di ferro battuto, inizio sec. XX (Ghilli);

• Madonna con Bambino di Marco D’Oggiono (Altomani)

• Cristo crocefisso scultura lignea, cerchia di Marco Romano, fine del sec. XIII (Longari Arte Milano);

• Monaco buddista predice il futuro rotolo verticale (scroll) dipinto, Cina sec. XVIII (Ajassa);

• Ritratto virile dipinto, 1589 Francia (Antichità all’Oratorio);

• Giuditta con la testa di Oloferne dipinto di G. Crosato (Venezia, 1697-1758) (Arcuti);

• piatto di maiolica con stemma di Don Uberto Olevano, fabbrica di P. Rubati, Milano, 1790-95 circa (Asioli);

• Una festa a Burano, dipinto del 1905 di J. Epstein esposto alla Biennale di Venezia del 1926 (Aurum);

• Dei doni tra marito e moglie foglio di pergamena miniato a tempera, Lombardia fine del sec. XIII (Il Mercante delle Venezie);

• Estasi di S. Francesco di G. Muziano (Cannucciari)

• Coppia di piccoli mobili laccati veneziani, metà del sec. XVIII (Cecchetto e Prior);

• Coppa di agata, smalti e perle, A. Ravasco, 1920-1925 circa (Balzaretti);

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