Leone XIV in Libano: un artigiano di pace davanti a un paese ferito dalla guerra

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La visita del Santo Padre arriva in un momento in cui il paese convive con l’instabilità e la paura di un nuovo conflitto. La popolazione vive un clima di incertezza senza precedenti

È una visita storica quella di papa Leone oggi in Libano, breve, e blindata, in una terra ricca di storia millenaria e mosaico culturale e religioso unico nel Mediterraneo. Il Santo Padre si fermerà nel piccolo paese dei Cedri dal 30 novembre al 2 dicembre, seconda tappa del viaggio apostolico iniziato il 27 novembre, dove incontrerà leader politici e giovani, parteciperà a un incontro interreligioso e celebrerà una messa sul lungomare di Beirut. Proprio qui nel 2020 un’esplosione al porto uccise 235 persone.

«Beati gli operatori di pace», è il motto del viaggio di Papa Leone in Libano il cui messaggio centrale è “confortare il popolo libanese incoraggiando il dialogo, la riconciliazione e l’armonia tra tutte le comunità”. L’arrivo del Pontefice per i libanesi, afflitti da guerre interne al paese e crisi economica, viene vista come una luce che squarcia le tenebre. La popolazione lo riceve con allegria, come un gesto di solidarietà e conforto, che non è una mera formalità, ma un abbraccio spirituale per una nazione che da troppo tempo è sull’orlo del collasso.

Prevost, nel cuore di un Medio Oriente dilaniato dai conflitti, nonostante i suoi ripetuti appelli all’unità, al dialogo e alla pace nella regione, arriva come un messaggero di pace che porta speranza e benedizione in un momento di enorme difficoltà. La comunità cristiana residente fa un appello alla comunità internazionale a non dimenticare mai il popolo libanese. L’attuale Presidente del Libano, il cristiano maronita Joseph Aoun, aveva sottolineato a settembre che «salvare il Libano è un dovere fondamentale dell’umanità».

Il paese è segnato da una crisi ricorrente e da una dolorosa emigrazione. Secondo gli ultimi dati della Pontifical Foundation se da una parte sono più di 15 milioni i libanesi emigrati all’estero, il paese ha accolto il maggior numero di rifugiati al mondo, cristiani in fuga dai paesi confinanti dilaniati dal terrorismo e da persecuzioni religiose. Il Libano, grazie alla sua posizione geografica, è diventato il principale crocevia tra il bacino del Mediterraneo e l’entroterra arabo, arricchendo la sua storia e plasmando un’identità culturale caratterizzata da una grande diversità etnico-religiosa.

Nonostante le sue sfide, il Libano rimane un modello unico di convivenza. Il Papa americano che abbiamo visto cantare, emozionarsi durante il viaggio in Turchia, si troverà davanti a una ricca diversità di gruppi religiosi che ospita 12 comunità cristiane. Secondo le cifre più recenti, il 63,2% dei 4,5 milioni della popolazione libanese è musulmana tra cui il 31,2% sciiti, 32% sunniti e 6,1% drusi, sufi e Alawiti; mentre il 32% sono cristiani di cui 16,12% maroniti, 7,68% greco-ortodossi, 3,45% cattolici melchiti e 2,76% armeni cattolici; meno dell’1% appartiene ad altri gruppi religiosi.

Unità, dialogo e pace sono la chiave del pontificato di Papa Prevost. “Il Santo Padre viene per tutto il popolo libanese. Cristiani e musulmani in questo Paese hanno bisogno di aiuto comune”. I libanesi si augurano che la visita papale possa anche incoraggiare “i giovani che attualmente affrontano innumerevoli sfide e cercano un futuro fuori dal Libano”.

Il Successore di Pietro ha ricordato recentemente nel suo discorso a Nicea che “la riconciliazione è oggi un appello che proviene dall’intera umanità̀ afflitta da conflitti e violenze. Il desiderio di piena comunione tra tutti i credenti in Gesù̀ Cristo è sempre accompagnato dalla ricerca di fraternità tra tutti gli esseri umani”.

I cristiani del Medio Oriente affermano che è necessario rinnovare l’invito di “intraprendere un cammino di preghiera, penitenza e conversione” che permetta ai cristiani libanesi di interrogarsi davanti al Signore sulla loro fedeltà al Vangelo e sul loro impegno effettivo nella sequela di Cristo, in cui le istituzioni ecclesiastiche stanno attraversando difficoltà finanziarie e rischiano di perdere il loro ruolo vitale nel sostenere i più poveri e nel fornire istruzione e assistenza sanitaria a tutti.

Sebbene il Paese abbia sempre convissuto con le instabilità della regione, il periodo attuale sta facendo precipitare la sua popolazione in un clima di incertezza senza precedenti. La visita del Papa, affermano gli esperti, assume una duplice missione essenziale. In primo luogo, il suo sostegno alla comunità cristiana è esistenziale, volto a incoraggiare i cristiani a rafforzare la loro presenza come costruttori di ponti e agenti della società civile. In secondo luogo, la richiesta di giustizia per l’esplosione del porto di Beirut del 2020 è una causa universale. L’impunità per questa tragedia è un affronto alla dignità umana. Collegando il suo sostegno alla fede con la richiesta di giustizia, Leone XIV eleva la verità e la responsabilità a un imperativo morale indispensabile per la riconciliazione sociale”.

Papa Leone XIV in Medio Oriente vuole ancora sottolineare con forza i suoi appelli all’armonia e al dialogo, in queste terre che attraversano una crisi economica e sociale da molti anni. La sua visita è un forte segno di vicinanza per una comunità cristiana che resiste tra macerie, incertezza e speranza”.

Fonte: RaiNews