Sul dono della pace: «Il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie»
Papa Leone XIV ha dato ufficialmente inizio al secondo Concistoro straordinario del 2026 con la celebrazione eucaristica nella Basilica di San Pietro.
Rivolgendosi ai cardinali presenti ha affermato: «Ci siamo radunati attorno all’altare del Signore, presso la tomba di San Pietro, per iniziare il Concistoro. Veniamo a celebrare questa Eucaristia provenendo da ogni parte del mondo: insieme alla nostra vita, offriamo dunque a Dio le comunità e i popoli che portiamo nel cuore, così come i progetti e le esperienze pastorali, liete e faticose».
Invitando l’assemblea a chiedere a Dio «forza e saggezza», Leone XIV ha sottolineato il significato particolare del Concistoro, celebrato alla vigilia della solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo: «Riflettiamo insieme su questa ricorrenza, che onora le colonne della Chiesa cattolica romana: due martiri missionari la cui predicazione si è talmente intrecciata con la loro vita da divenire parte delle Sacre Scritture».
Nel suo intervento, il Pontefice ha proposto una riflessione sulla fede e sul dono della pace, ribadendo con forza che «la guerra non è mai degna dell’uomo e non sarà mai benedetta da Dio», poiché il Creatore ha dotato l’umanità di intelligenza e volontà affinché i conflitti vengano risolti da esseri umani e non «da bestie», anche quando queste dispongono di armamenti altamente tecnologici. Ha inoltre ricordato che «l’unità della famiglia umana precede i singoli popoli e gli Stati», aggiungendo che «non si tratta solo di un dato biologico, ma di un principio etico».
Papa Leone XIV ha spiegato che l’obiettivo del Concistoro non è semplicemente discutere questioni di governo ecclesiale, ma cercare insieme risposte alle sfide che la Chiesa e il mondo si trovano ad affrontare. «La pace è un dovere di giustizia perché siamo un’unica famiglia umana, una Magnifica Humanitas che trova in Cristo il proprio Capo e Redentore», ha osservato durante la Messa di apertura, celebrata nella Basilica Vaticana prima dell’avvio dei lavori.
Il Pontefice peruviano ha inoltre invocato «il dono della pace nell’unità», sia all’interno della Chiesa che al di fuori di essa, osservando che «mentre invitiamo tutti i popoli alla fede, nella quale siamo veramente liberi, le tensioni e i conflitti internazionali feriscono gravemente la famiglia umana». Pur riconoscendo le difficoltà del tempo presente, Leone XIV non ha adottato una visione pessimistica; al contrario, ha espresso gratitudine per il moltiplicarsi, «nella Chiesa e nel mondo, di iniziative ed esperienze che richiamano al rispetto della dignità umana, della giustizia e dello Stato di diritto, in breve, di ciò che è autenticamente umano».
Il Santo Padre ha ribadito che la Chiesa deve essere sempre più missionaria e sinodale, cioè una comunità che cammina unita, nella quale il Papa e i cardinali collaborano attraverso il dialogo, l’ascolto reciproco e la corresponsabilità. Ha inoltre sottolineato che il governo della Chiesa deve esercitarsi ascoltando le diverse realtà presenti nei vari continenti.
Proseguendo l’omelia, il Santo Padre ha affermato che «nell’annunciare il Vangelo tra gioie e persecuzioni, la Chiesa non prende mai posizione: è per tutti, e a ciascuno rivolge lo stesso messaggio di conversione e salvezza».
Ha quindi aggiunto: «Questo è motivo di speranza, perché attesta la bellezza dell’opera di Dio. Quando questo segno viene ferito, tutti siamo feriti; quando è corrotto, tutti ne soffriamo; quando è ucciso, tutti ci sentiamo lacerati».

Infine, il Papa ha invitato i cardinali a «vivere, oggi e sempre, l’armonia nell’obbedienza», intesa come ascolto della Parola fatta carne, attraverso la quale lo Spirito Santo guida la Chiesa, «indicandoci le sfide e le opportunità pastorali, purificando le intenzioni, rafforzando l’intesa fraterna e la carità e correggendo ciò che si discosta dal cammino comune».
Leone XIV ha quindi auspicato l’attuazione del cammino sinodale, «al quale stiamo lavorando», un percorso che invita tutti a crescere «nell’unità della fede, nella promozione della pace e nell’obbedienza alla Parola vivente, che è Gesù». Ha inoltre osservato che «quando le ideologie mondane appassiscono, lo Spirito Santo fa fiorire nella Chiesa la comprensione fraterna, la carità e lo zelo missionario», incoraggiando tutti a «lavorare insieme», affinché «la nostra collegialità incarni la sinodalità alla quale partecipano tutti i battezzati, nell’unità del Popolo di Dio».
Rivolgendosi infine ai cardinali, il Pontefice ha dichiarato: «L’aiuto che potrete darmi, nell’esercizio del ministero petrino, trova in me chi chiede, non chi comanda. L’autorità del primato, infatti, è propria di chi ascolta e solo perciò guida, di chi apprende e solo perciò insegna, sempre alla sequela dell’unico Maestro».
Con questo Concistoro straordinario, Leone XIV ha inaugurato uno stile di governo improntato a una più ampia consultazione del Collegio cardinalizio, convocando a Roma tutti i 242 cardinali per confrontarsi sulle principali sfide della Chiesa e del mondo contemporaneo, tra cui la guerra, la polarizzazione e il cammino della sinodalità. Concludendo la celebrazione, il Papa ha affidato i lavori all’intercessione dei patroni della Chiesa di Roma: «L’intercessione dei Santi Apostoli Pietro e Paolo ci accompagni in questo appassionante cammino».











