“Prendersi cura dei poveri e combattere l’ingiustizia siano mezzi essenziali per costruire la pace”. Leone sfida con il dialogo l’inquilino della Casa Bianca»
Papa Leone XIV celebra oggi, 8 maggio, il primo anniversario del suo pontificato.
Il cardinale Robert Francis Prevost venne eletto nel conclave successivo alla morte di papa Francesco, diventando il 267º papa della storia della Chiesa cattolica e il primo americano a ricoprire tale carica. «La pace sia con tutti voi» fu la frase che mise subito in evidenza uno dei punti cardine del suo pontificato. Papa Prevost esortò con fermezza e tenerezza l’umanità ad abbracciare la pace, rivelando fin da quel momento la sua intenzione di proclamare «una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante».
In questo primo anno di pontificato, il pontefice americano-peruviano Robert Prevost ha messo in luce, attraverso le sue scelte, il carattere di canonista, matematico e agostiniano, ma anche quello di pastore, dimostrando vicinanza ai più svantaggiati grazie alla sua vasta esperienza come missionario e vescovo di Chiclayo, in Perù. Il Papa agostiniano ha più volte esortato a prendersi cura dei poveri, sostenendo che l’impegno per eliminare l’esclusione e combattere l’ingiustizia di una società e di un sistema che emarginano i più vulnerabili sia un mezzo essenziale per costruire la pace.
Leone XIV ha sottolineato più volte che, unendo gli sforzi di religioni, comunità diverse e Stati, sia possibile creare un mondo più umano e fraterno, a prescindere da credo, razza, origine, età, storia o condizione sociale, economica e culturale. Inoltre, il primo anno di pontificato è stato caratterizzato da decisioni ponderate, da una gestione improntata alla prudenza, all’unità e alla continuità istituzionale, nella quale si auspica «collaborazione e ascolto». I suoi discorsi, sempre preparati in anticipo, hanno fatto comprendere chiaramente che «non vuole giocare all’improvvisazione».
Durante questi 365 giorni il Papa ha introdotto pochi cambiamenti, ma significativi e soprattutto privi di rotture: una «transizione pacifica», senza alterare bruscamente le dinamiche ereditate. Costantemente impegnato nella ricerca del dialogo e dell’unità, si è trovato però davanti a una Chiesa ancora polarizzata, attraversata da tensioni, ferite, divisioni e polemiche controproducenti che necessitano di guarigione. Leone XIV desidera una Chiesa unita, «senza esclusioni», nella quale il Papa non sia «un leader solitario». Questa unità, tuttavia, non è sinonimo di uniformità, bensì di comunione nella diversità.
Dopo un inizio tiepido, la sua voce si è fatta progressivamente più forte in difesa della pace in un ordine mondiale turbolento, fino al punto da sfidare con il dialogo, e senza timore, l’«imperatore» della Casa Bianca. Il Pontefice ha ereditato un mondo segnato dagli anni dell’invasione russa dell’Ucraina e dai bombardamenti israeliani a Gaza, ma negli ultimi mesi ha visto emergere nuove tensioni in Iran, nel Golfo, in Venezuela e a Cuba. Si è distinto anche per una diplomazia internazionale al tempo stesso discreta e attiva.
Leone XIV ha ricevuto numerosi leader internazionali, tra cui il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, la leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la pace María Corina Machado, il Segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez, nel momento di massima tensione tra gli Stati Uniti e l’isola.
In meno di un anno il Papa ha compiuto tre viaggi internazionali. Il più importante è stato quello in Africa: un lungo viaggio attraverso Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale per promuovere la riconciliazione, il dialogo interreligioso e la pace. A giugno si recherà in Spagna. Leone XIV è un Pontefice interessato, e al tempo stesso preoccupato, per la tecnologia, tanto che la sua prima enciclica sarà dedicata alle sfide poste dall’Intelligenza Artificiale, che considera una nuova rivoluzione industriale capace di porre importanti questioni riguardanti la dignità umana, la giustizia e il lavoro. Tuttavia, il Papa sottolinea che questo impegno debba essere guidato dall’amore e non da ideologie viziate dall’interesse personale.

Gli analisti concordano su un punto: il Papa, originario di Chicago, non ha fretta. A 70 anni e in buona forma fisica, è consapevole di avere ancora davanti a sé un lungo arco di tempo. Il capo della Chiesa cattolica «non vuole presentarsi sulla scena internazionale come un americano o come il rappresentante di una superpotenza, ma come un pastore che rappresenta una Chiesa Universale».
I primi dodici mesi del suo pontificato hanno permesso di conoscere meglio Robert Prevost. Lui stesso ha affermato di amare lo sport e di praticare nuoto e tennis durante le sue pause settimanali a Castel Gandolfo. Dedica inoltre tempo alla lettura e persino all’apprendimento di nuove lingue: oltre a parlare inglese, spagnolo, italiano, francese e portoghese, sta imparando il tedesco.
A un anno dalla sua elezione, Leone XIV ha esercitato il potere seguendo una logica di equilibrio. Dodici mesi rappresentano solo un attimo fugace per un’istituzione che misura il tempo secondo un calendario morale e politico diverso, ma sono stati sufficienti a definire uno stile: governare senza clamore, contenere senza paralizzare, correggere senza spezzare. Pertanto, il suo pontificato — almeno fin’ora — ha seguito principalmente un percorso calcolato di mediazione tra le varie correnti interne alla Chiesa che stanno imparando a riconoscersi nel suo nuovo pastore. Il mondo attende ogni giorno la voce autorevole del Papa che richiama con forza quella pace di cui oggi vi è un bisogno urgente.










