Il Belgio, paese storicamente cattolico, negli ultimi anni è stato scosso dalle rivelazioni sugli abusi diminuendo la frequenza dei fedeli in chiesa. Lo scandalo degli abusi in Belgio è scoppiato nel 2010 con il caso dell’ex vescovo Roger Vangheluwe, recentemente ridotto allo stato laicale. La Chiesa sta attraversando una perenne coesistenza di luce e ombre, con esiti da una parte di grande generosità e splendida dedizione, dall’altra segnata dall’emergere di dolorose contro-testimonianze: “Penso alle drammatiche vicende degli abusi sui minori, una piaga che la Chiesa sta affrontando con decisione e fermezza, ascoltando e accompagnando le persone ferite e attuando in tutto il mondo un capillare programma di prevenzione. La Chiesa deve vergognarsi e chiedere perdono”.
Una delle grandi sfide che dovrà affrontare la chiesa di Francesco nel cuore dell’Europa è la secolarizzazione. In Belgio, sebbene più di due terzi siano cattolici, la stragrande maggioranza non è praticante. Dal 2017 la frequenza alla messa domenicale è diminuita del 44%. In effetti, molti dei grandi edifici religiosi ora hanno altri usi, come l’ex chiesa dei Francescani Minori che nel 2006 è stata ristrutturata e trasformata in un lussuoso albergo. Ma a preoccupare non è solo la mancanza di fedeli: in sei anni il paese ha perso 915 sacerdoti diocesani. Di coloro che restano adesso, più della metà ha già più di 75 anni. Ciò ha fatto sì che una percentuale significativa del clero sia straniera, proveniente da paesi come il Congo o l’India. Il Belgio è diventato il primo Paese a legalizzare l’eutanasia infantile, senza età minima, con il consenso scritto dei genitori, “diritto” che si estende anche ai malati affetti da sofferenze insopportabili causate da disturbi psichiatrici o demenza.
Incontro docenti Università Cattolica di Lovanio “Allargare i confini, diventare spazio aperto per l’uomo”
Il motivo ufficiale del viaggio di Francesco in Belgio è quello delle celebrazioni dei 600 anni dell’Università cattolica di Lovanio, divisa in due nel 1970: l’Università fiamminga e l’Università francofona. La disputa linguistica è un altro dei grandi problemi del Paese; una questione che da decenni porta a disaccordi politici e sociali tra la gente del posto.
Dopo aver ringraziato il rettore della più antica Università cattolica del mondo per le sue parole di benvenuto, il Santo Padre ha sottolineato che il primo compito dell’Università è “offrire una formazione completa affinché le persone acquisiscano gli strumenti necessari per interpretare il presente e progettare il futuro”.
Il Santo Padre Francesco ha incontrato i docenti universitari della Katholieke Universiteit Leuven e nel suo discorso ha sottolineato la grande missione delle istituzioni universitarie che è quella di allargare i confini e diventare uno spazio aperto per l’uomo e per la società, e non fini a sé stesse per non correre il rischio di diventare delle “cattedrali nel deserto”.
Francesco vuole dare un messaggio chiaro ai docenti chiedendo di allargare i confini della conoscenza mettendo al centro la persona. Il Pontefice ringrazia la comunità universitaria per aver accolto tanti rifugiati che sono costretti ad abbandonare le loro terre, tra mille insicurezze, enormi disagi e sofferenze, a volte atroci. “Avete aperto le braccia per accogliere queste persone segnate dal dolore – ha commentato – per aiutarle a studiare e a crescere”.

Nell’Università di Lovanio, una delle più antiche d’Europa, sono passati Erasmo da Rotterdam, il cui umanesimo cristiano permea tanto la cultura quanto la spiritualità dell’Occidente, e Georges Lemaitre, fisico e astronomo, che presentò una teoria sull’espansione dell’universo, uomini illustri che hanno lasciato traccia in questo tempio accademico del sapere.
Francesco mette in guardia dal razionalismo senza anima che riduce l’uomo alla sola materia, costringendo la realtà dentro il limite di ciò che è visibile. Quando la ragione è ridotta soltanto a quella matematica o “da laboratorio”, allora viene meno lo stupore, viene meno quella meraviglia interiore che ci spinge a cercare oltre, a guardare il cielo, a scovare quella verità nascosta che affronta le domande fondamentali: perché vivo? che senso ha la mia vita? qual è lo scopo ultimo e l’ultima meta di questo viaggio?
“Serve una cultura non “settaria”, che allarghi i confini e che non si ponga al di sopra degli altri ma – afferma Francesco – che sia come una “pasta” dentro cui è contenuto un lievito buono, capace di contribuire al bene dell’umanità. “Questo compito, questa speranza più grande, è affidata a voi!”.
“Siate inquieti cercatori della verità, e non spegnete mai la passione, per non cedere all’accidia del pensiero. Siate protagonisti – ha aggiunto – nel generare una cultura dell’inclusione, della compassione, dell’attenzione verso i più deboli e verso le grandi sfide del mondo in cui viviamo”.
Al termine, dopo la benedizione e la consegna di due doni al Santo Padre, il Papa ha raggiunto i Saloni del Rettorato dove ha salutato alcuni giovani rifugiati del centro sanitario Paso. Poi, dopo aver effettuato un giro in golf-cart tra i presenti, si è trasferito nella piazza principale di Lovanio per salutare le circa 20 mila persone presenti.

Fonte: Rainews