Tra polarizzazione, autoritarismo e fuga verso altre esperienze religiose. Intervista a Rodrigo Guerra López, filosofo messicano nominato da Papa Francesco segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina.
L’elezione di papa Francesco nel 2013, il primo pontefice latinoamericano, ha generato una vera rivoluzione nella Chiesa cattolica. Con un pontificato rivolto ai poveri, agli emarginati, attento alla cura del creato e ad un’economia inclusiva, ha rimesso un seme vitale in un continente che sta guardando verso altre esperienze religiose. Mettere al centro la cura delle persone per papa Francesco vale la semina per mietere il presente e il futuro.
Per la Chiesa Cattolica l’America Latina e i Caraibi sono di grande importanza: giovane e con un grande dinamismo ecclesiale, rappresenta una linfa.
Secondo alcuni dati i battezzati nel mondo sono circa 1.200 milioni di cui 480 milioni latinoamericani. La regione ospita i due paesi che registrano il maggior numero di cattolici al mondo: il Brasile, con 134 milioni, e il Messico, con 96 milioni. Negli anni ‘90 l’80% della popolazione latinoamericana si identificava a maggioranza cattolica, mentre nel 2018 con un calo vertiginoso la percentuale dei cattolici è scesa al 59%.
La mancanza di vocazioni sacerdotali da un lato, la crescita dei Pentecostali, degli Evangelici e di coloro che oggi non appartengono a nessuna religione organizzata, vede una Chiesa fortemente indebolita. Ma ciò che non è diminuita è la fede in Dio. Il continente non ha vissuto nessuna «secolarizzazione», come in altri paesi e in Europa, ma è «emigrato verso altre esperienze religiose». La pandemia di Covid-19 ha amplificato e reso più evidenti i problemi socio-economici, le ingiustizie e la corruzione che hanno colpito gravemente l’America Latina specialmente i più poveri.
Abbiamo incontrato Rodrigo Guerra López, filosofo messicano nominato da Papa Francesco segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina, il laico che occupa il più alto rango in Vaticano.
Fuente: Rainews – Rodrigo Guerra Lopez con Papa Francesco
Quali problemi dell’America Latina preoccupano maggiormente Papa Francesco?
Papa Francesco osserva con preoccupazione il panorama politico e si rende conto che le posizioni più estreme e gli estremismi in generale stanno divorando il centro democratico della società latino americana. Per questo ci ha regalato un’enciclica, “Fratelli tutti”, che ci ripropone la necessità di creare amicizia sociale affinché gli estremismi, che esisteranno sempre, vengano posti ai margini e perché anche le idee più radicali vengano elaborate in modo pacifico. Quando la posizione di centro si indebolisce, e con essa anche il dialogo e la ricerca di mezzi pacifici, si avvicinano scenari di violenza, di denigrazione totale del prossimo, considerato come avversario dal quale si pensa di non poter apprendere nulla. Questo è evidentemente preoccupante.
…ma dalle cose che vediamo gli scenari nel continente non sono cosi promettenti?
In America Latina abbiamo oggi scenari molto convulsi; la pandemia ha generato uno stress sociale molto forte acuito ora dalla guerra in Ucraina che fa sentire un impatto economico e sociale importante in tutta la regione. Il Papa guarda il popolo senza cadere nel populismo. Il neo populismo è come l’uso e l’abuso dell’identità del popolo e della sua sensibilità religiosa, per arrivare al potere, e questo è gravissimo. Destra e sinistra utilizzano questo mezzo sopprimendo le libertà, facendo spesso appello a valori religiosi ricorrendo a volte ad un linguaggio quasi teologico da parte di alcuni leader dell’America Latina per cercare di dare legittimità alla propria posizione politica. Il Papa sta dalla parte del popolo che normalmente è quello che paga il prezzo più alto per gli abusi politici ed economici della nostra regione.
Quali sono i rapporti della commissione, che Lei dirige, con i leader politici attuali nel continente?
Il Papa desidera intavolare un dialogo con i leader politici e sociali dell’America Latina. Lo abbiamo visto recentemente ricevere Gustavo Petro, il candidato colombiano per le prossime elezioni politiche. Francesco fa la stessa cosa quando riceve una coppia transessuale o saluta il presidente dell’Ungheria che è politicamente agli antipodi rispetto al candidato Petro.
E perché lo fa?
Il Papa crede nella cultura dell’incontro, non nella cultura dell’incontro solo con i propri simili, ma soprattutto l’incontro con coloro che possono presentare differenze importanti nella visione cristiana. E a tutti dice che il cristianesimo non è giudizio e condanna, ma misericordia, capacità di costruire ponti. Per questo il Papa cerca di dialogare, incontrare, cercare esperienze cristiane diverse per contribuire al bene comune soprattutto in America Latina. Durante la pandemia, o in particolare in questo momento di tensione per la guerra, la Chiesa è uno degli attori più importanti di riconciliazione sociale.
C’è un messaggio politico che vuole dare Francesco?
La chiesa è certamente interessata alla politica, ma non alla politica del partito. La chiesa è a favore di tutte le espressioni e formule politiche che collaborino alla creazione di unità e riconciliazione sociale. In ogni popolo ha le sue elezioni ed è libero di scegliere autonomamente i propri rappresentanti. La Chiesa vuole solo ricordare che ci sono beni trascendenti che ogni governo deve poter riconoscere se vuole legittimarsi in funzione del bene comune e della giustizia. Tra questi beni trascendenti c’è prima di tutto la dignità della persona umana, soprattutto dei più poveri, che molto spesso sono sacrificati in nome dell’efficienza neoliberale o dell’egualitarismo apparentemente socialista.
In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una riduzione del numero dei cattolici in America Latina e ad un crescente aumento di altre religioni. Secondo Lei, perché i fedeli cattolici preferiscono altre esperienze religiose?
Innanzitutto, l’America latina a differenza dell’Europa non ha attraversato un processo di secolarizzazione. Se osserviamo alcuni paesi come il Brasile e Cile si registra una drastica riduzione del numero dei fedeli cattolici, ciò che sorprende è che non è aumentato il numero dei non credenti, ma è aumentato il numero di coloro che si interessano ad altre esperienze religiose. Sono soprattutto le chiese pentecostali a ricevere i fedeli cattolici.
Il motivo?
Queste chiese offrono due cose molto concrete e senza intermediazione: affetto e aiuto materiale concreto. Quando una persona si avvicina a una chiesa pentecostale, si trova di fronte ad un’esperienza sentimentale e affettiva che coinvolge totalmente la sua vita perché si viene accolti in comunità con momenti di emotività molto intensi, caratteristici della spiritualità pentecostale. Inoltre, molto spesso queste chiese aiutano economicamente le comunità più povere permettendo loro di aggrapparsi ad un sostegno economico per sopravvivere.
Sono segnali forti per i cattolici non solo latinoamericani…
La Chiesa deve ritrovare il suo aspetto affettivo e oggi Papa Francesco insiste che dobbiamo essere comunità, piccole comunità di amici, veri amici, per riproporre la fede e un nuovo impegno missionario. In secondo luogo, la nostra fede non deve essere solo un orizzonte di ispirazione per la vita interiore ma deve trasformarsi in solidarietà verso i più deboli, i poveri, gli emarginati.
Papa Francesco ha definito la migrazione come la tragedia del XXI secolo. Come sta operando la Commissione Pontificia per l’America Latina?
La migrazione, come dice Papa Francesco, ha un duplice aspetto: da una parte è una tragedia umanitaria perché famiglie intere devono abbandonare la loro terra in condizioni disperate alla ricerca di un futuro migliore, e dall’altra è un diritto umano. Tutti gli esseri umani hanno il diritto alla migrazione, alla circolazione e alla mobilità sociale. Questa è la storia dell’umanità. In America Latina il fenomeno migratorio che è molto doloroso deve essere guardato con simpatia da parte della chiesa. Dobbiamo accompagnare il migrante e allo stesso tempo cercare di comprendere e affrontare le cause strutturali della migrazione: spesso sono cause politiche ed economiche che fanno sì che le persone non trovino le condizioni migliori per vivere in America Latina. I diritti umani non sono in vigore solo per i cittadini, ma per tutti gli esseri umani.
Quali sono le sfide per la chiesa cattolica post Covid in America Latina?
La sfida principale è una, e lo dice il paragrafo 11 del documento di Aparecida: ricominciare da Cristo. Non sono solo parole ma è un modo per dire che il vero cristianesimo che ritroviamo nel Vangelo, e che ha reso l’esperienza cristiana un’esperienza piena di libertà e speranza, risiede nella cura della persona. É un percorso che richiede pazienza, misericordia, tenerezza e non giudizio. Ripartire da Cristo significa dire basta al moralismo. La morale cristiana è come una bussola che ci indica dove andare per avere una vita più piena ma non è la morale cristiana a rendere possibile la vita, è la misericordia di Cristo.
Fuente: Rainews




