60 anni di Concilio Vaticano II, sfide e frutti alla luce del Vangelo

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Sessant’anni fa, con un grande impulso al dialogo ecumenico e cammino di aggiornamento della Chiesa cattolica nel mondo di oggi, si aprivano i lavori del Concilio Vaticano II, il 21esimo in tutta la storia della Chiesa, chiamato ad affrontare problemi dottrinali e pastorali e destinato ad incidere sull’attuale storia recente della Chiesa cattolica. Papa Francesco, in memoria di San Giovanni XXII e in occasione del 60° anniversario dell’apertura del Concilio, celebrerà una messa questo 11 ottobre nella Basilica di San Pietro.

Percorso tra passato e presente, tra memoria e profezia, il Concilio ha prodotto un corpus dottrinale, un balzo in avanti, che non è stato caratterizzato da nuove verità o dalla condanna degli errori, ma da un necessario rinnovamento della Chiesa per renderla capace di saper trasmettere il Vangelo e cercare vie di unità con le altre confessioni, il bene comune e instaurare un dialogo con il mondo moderno, puntando «su ciò che ci unisce e non su ciò che ci separa», illuminati e guidati dall’azione dello Spirito Santo.

Inaugurato l’11 ottobre 1962 da Papa San Giovanni XXIII, che non venne a conoscenza delle conclusioni perché scomparve il 3 giugno 1963, il Concilio vide la partecipazione in Vaticano non solo di oltre 2.000 padri conciliari provenienti da tutto il mondo, ma anche la presenza, in qualità di osservatori, di membri di altre fedi, dai musulmani agli indiani d’America, nonché membri di tutte le Chiese cristiane, ortodossi, anglicani e protestanti in genere, inclusi evangelici, metodisti e calvinisti, questi ultimi non presenti a Roma dai tempi degli scismi. Paolo VI, eletto successore di San Pietro nel 1963, chiuse i lavori facendosi garante dell’unità della Chiesa, dilaniata in quegli anni dalle tensioni sociali postconciliari e dai contrasti interni tra innovatori e conservatori.

Conclusosi l’8 dicembre del 1965, da esso sono derivati ​​importanti cardini: quattro Costituzioni, nove Decreti e tre Dichiarazioni: Dei Verbum sulla Parola di Dio, Lumen Gentium sulla Chiesa, Sacrosanctum Concilium sulla Liturgia e Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo di oggi.

Papa Francesco, avviando il processo sinodale come primo atto di preparazione all’imminente Giubileo del 2025, e in continuità con lo spirito del Concilio, colloca “il Cristo al centro della storia e della vita” in un dialogo costante con tutti gli uomini, in un momento cruciale della nostra umanità, segnata da guerre, sofferenza e povertà.

“La catechesi ispirata dal Concilio, in ascolto continuo del cuore umano, è sempre attenta a rinnovarsi – afferma Papa Francesco esortando a fare una scelta netta – Il Concilio è il magistero della Chiesa. O stai con la Chiesa, e pertanto segui il Concilio, oppure non segui il Concilio rimanendo con la pretesa di interpretarlo al tuo modo, come vuoi…dunque non stai con la Chiesa-. E aggiunge – Dobbiamo in questo punto essere esigenti, severi. Il Concilio non va negoziato…il Concilio è così”. Benedetto XVI nel 50° anniversario del Concilio Vaticano, domandandosi che ruolo avrebbe avuto la Chiesa di oggi, auspicava di ‘rimettersi in viaggio e parlare con la gente’. Un solco già tracciato da Papa Francesco nel suo pontificato.

Dal lontano 1962 il Concilio incoraggia la chiamata, oggi più che mai attuale, a recuperare la vitalità di quanti vogliono rispondere con onestà e fermezza al Vangelo in questo mondo concreto, e nuovo, in cui siamo immersi. Di lasciare alle spalle quell’apatia che cerca sempre di impadronirsi della Chiesa e che oggi è sicuramente il risultato del fallimento delle opzioni concrete, del disinteresse globale della società verso la proposta evangelica, e dell’elevata età media dei battezzati che partecipano, anche se minimamente, alla vita ecclesiale, o di una cultura racchiusa in beni passeggeri. È necessario affidare la vitalità ecclesiale – affermano i padri conciliari – all’ottimismo non limitatamente ai tempi propizi (come quello degli anni Sessanta), ma al di là di essi senza disprezzarli, al soffio stesso dello Spirito Santo, speranza che suscita forza di fede e d’amore. Nell’attuale società in crisi è necessario tornare ad infondere speranza scalzando l’idea di un futuro avvolto da una fitta nebbia interiore e di una società falsamente sorridente. Questo è uno dei bisogni fondamentali. Al suo interno è necessario nutrirsi del mistero pasquale di Cristo per sostenere la vita ecclesiale e accompagnare la vita sociale al di là delle sue specifiche realizzazioni o insuccessi.

Altro tema importante sembrerebbe, alla luce dei testi conciliari, il mantenimento pratico dell’identità plurale e condivisa della Chiesa. Occorre operare in una pastorale ministeriale non paternalistica, sia essa direttiva o diffidente. Per questo diventa sempre più urgente la formazione, non solo teorica, dei laici, perché siano cristiani adulti che sviluppino con gioia la loro identità battesimale e possano essere responsabilmente Chiesa nell’ambiente in cui si trovano: famiglia, lavoro, amicizia e Chiesa nel loro essere Chiesa. @NRobemontoya

Foto: I padri conciliari nella Basilica di San Pietro il 12 ottobre 1962 (LaPresse)