Papa Leone XIV a Lampedusa: “L’isola rimanga presidio di umanità”

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Il viaggio richiama la dimensione umana e politica del Mediterraneo quale spazio di responsabilità condivisa: “I morti in mare sono vittime sia delle decisioni prese sia di quelle mancate”.

Papa Leone XIV nell’isola di Lampedusa, simbolo della crisi migratoria nel Mediterraneo, riporta l’attenzione sulla tragedia della migrazione. Durante la sua visita lampo, durata circa quattro ore, il Pontefice si è soffermato al cimitero per rendere omaggio, con una deposizione floreale, alle tombe di coloro che hanno perso la vita in mare nel tentativo di raggiungere una vita migliore. Successivamente ha raggiunto la “Porta d’Europa” per un momento di riflessione. Il monumento rappresenta l’approdo e la speranza di molti immigrati. Infine ha visitato il Molo Favaloro, dove ha benedetto la targa intitolata a Papa Francesco e ha rivolto un saluto personale ad alcuni migranti presenti.

Ad accogliere il Papa sono stati l’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano, il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, il prefetto di Agrigento, Salvatore Caccamo, il sindaco delle Isole Pelagie, Filippo Mannino, e il presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, Giuseppe Pendolino.

Il viaggio di Papa Leone XIV sull’isola rafforza una delle priorità del suo pontificato, richiamando non solo il valore religioso del gesto, ma anche la dimensione umana e politica del Mediterraneo quale spazio di responsabilità condivisa. Il Pontefice si è fatto promotore dell’accoglienza e della tutela della dignità dei migranti, denunciando il traffico di esseri umani e le morti che continuano a verificarsi lungo le rotte verso l’Europa.

Nel suo recente viaggio in Spagna, il Papa aveva già lanciato un severo monito dalle Isole Canarie, affermando che “l’Europa non può proclamare la dignità umana mentre si abitua a vedere il Mediterraneo e l’Atlantico trasformarsi in cimiteri senza lapidi”.

È stata una mattinata storica per la comunità di Lampedusa. Papa Leone XIV si pone nettamente in continuità con il suo predecessore, Papa Francesco, che proprio tredici anni fa visitò la piccola isola, il punto più meridionale d’Italia e uno dei principali approdi per migliaia di persone che tentano di raggiungere l’Europa dalle coste nordafricane.

La grande sensibilità di entrambi i Pontefici verso il tema delle migrazioni affonda le sue radici anche nella loro storia familiare. Le loro famiglie furono infatti protagoniste di percorsi migratori verso il continente americano, dove trovarono accoglienza, difficoltà e nuove opportunità. Anche Papa Francesco, durante la sua visita a Lampedusa, celebrò la Santa Messa e denunciò quella che definì la “globalizzazione dell’indifferenza”.

L’arcivescovo di Palermo e presidente della Commissione Episcopale della CEI per le Migrazioni, Monsignor Corrado Lorefice, ha dichiarato: “Quella di Papa Leone XIV a Lampedusa è stata la visita del successore di Pietro che ci ricorda, così come aveva fatto Papa Francesco l’8 luglio 2013, che siamo stati chiamati a essere pescatori di uomini. Lì dove c’è un uomo o una donna che desiderano attraversare il mare, o qualsiasi confine o muro innalzato dagli uomini, noi non possiamo non essere presenti come Chiesa”.

Sebbene gli arrivi di migranti sulle coste italiane negli ultimi anni siano diminuiti, i decessi non sono cessati. Secondo l’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR), a giugno sono sbarcati quasi 2.800 migranti, il 10% in meno rispetto al mese precedente, mentre dall’inizio dell’anno gli arrivi sono stati 14.388, un dato che rappresenta un calo del 30% rispetto al 2025. Di questi, il 56% è sbarcato a Lampedusa. Tuttavia, nella prima metà del 2026, 1.397 persone sono morte o risultano disperse nel Mediterraneo, mentre nello stesso periodo del 2025 erano stati registrati 851 decessi.

Lo sguardo di Leone XIV rivolto verso l’America

Inoltre, questo viaggio di Robert Prevost coincide con il 4 luglio, giorno dell’Indipendenza del suo paese d’origine, che quest’anno celebra il 250° anniversario. In una data così significativa il Pontefice ha scelto di stare accanto ai migranti, tema di costante tensione tra la Santa Sede e l’amministrazione Trump, dopo aver declinato l’invito rivoltogli lo scorso febbraio dal vicepresidente JD Vance a partecipare alle celebrazioni per la Dichiarazione d’Indipendenza.

Leone XIV, quando era vescovo in Perù, aveva offerto aiuti umanitari ai migranti in fuga dal Venezuela e, adesso, da Pontefice, ha criticato l’offensiva del governo statunitense contro gli immigrati, definendo disumano il trattamento loro riservato.

Le relazioni tra gli Stati Uniti e la Santa Sede sono state scosse anche dalle dure critiche che il presidente Donald Trump ha rivolto a Papa Leone XIV per la sua posizione nei confronti della guerra con l’Iran. Ad aprile, il Pontefice aveva definito “inaccettabile” la minaccia di Trump di “annientare un’intera civiltà” durante la crisi con l’Iran. Il presidente statunitense aveva quindi replicato accusandolo di essere “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera”.

Mentre Papa Leone XIV visitava Lampedusa, dagli Stati Uniti, suo paese natale, è arrivato un importante riconoscimento: la Liberty Medal, assegnata dal National Constitution Center per il suo impegno a favore della libertà religiosa, di coscienza e di espressione.

Nell’ambito delle celebrazioni per il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, Robert Prevost è diventato il primo Pontefice a ricevere questo premio. Nel messaggio di ringraziamento ha dichiarato: «Sono figlio di questa grande nazione», auspicando che gli ideali fondativi degli Stati Uniti continuino a ispirarne il futuro “nell’unità, nella giustizia e nella pace”.

Il Papa ha inoltre ricordato come, in due secoli e mezzo di storia, milioni di persone abbiano visto negli Stati Uniti un simbolo di libertà e di speranza, sottolineando il contributo degli immigrati alla costruzione del Paese: “Gli immigrati hanno plasmato l’America”.

La Messa nella “Cattedrale a cielo aperto”

Leone XIV ha presieduto la Messa nella “Cattedrale a cielo aperto” del campo sportivo di Lampedusa, davanti all’effigie della Madonna di Porto Salvo, patrona dell’isola e dei naviganti.

Prima della celebrazione, il Pontefice si è rivolto al sindaco di Lampedusa: “Non sono venuto a fare discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia, segno della presenza di Cristo in mezzo a noi. Qui parlano soprattutto i gesti. Ma ogni gesto, per essere davvero umano, ha bisogno di un cuore. Per questo siamo riuniti qui”.

Nell’omelia Leone XIV ha ricordato che “Dio ci ama sempre per primo” e ha definito la bellezza del mare, dell’isola e dei suoi abitanti “un riflesso del suo amore”. Ha poi richiamato il primo viaggio apostolico di Papa Francesco, che l’8 luglio 2013 scelse proprio Lampedusa come prima meta del suo pontificato.

Il Papa ha quindi rivolto lo sguardo al dramma delle migliaia di migranti passati dall’isola. “Qui avete visto uomini e donne caduti nelle mani di briganti, spogliati di tutto e lasciati mezzi morti. Il mare ha accolto anche coloro che non sono riusciti a raggiungere la speranza che cercavano. La loro presenza continua a interpellare le nostre coscienze”.

Leone XIV ha ringraziato cittadini, sacerdoti e religiose per la solidarietà dimostrata negli anni verso chi attraversa il Mediterraneo bisognoso di aiuto e comprensione. “Tra voi l’amore si è organizzato”, ha detto, sottolineando come la compassione si sia trasformata in gesti concreti di accoglienza. Un ringraziamento è stato rivolto anche ai migranti presenti, ricordando che spesso, pur nella povertà, sono stati capaci di aiutarsi reciprocamente.

Il Pontefice ha poi lanciato un forte appello all’Europa. “L’amore si esprime nella libertà, e la libertà si manifesta nelle decisioni. Ma c’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti nel Mediterraneo sono vittime sia delle decisioni prese sia di quelle mancate”.

Sulla scia dell’insegnamento di Papa Francesco, denuncia le cause profonde delle migrazioni: il disinteresse per il bene comune, la corruzione, un sistema economico che produce povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e i trafficanti che lucrano sulla disperazione umana. Ha inoltre richiamato la necessità di superare la semplice gestione delle emergenze per costruire politiche condivise e di lungo periodo.

Rivolgendosi ai lampedusani, ha ricordato che la compassione cambia il modo di vivere, di lavorare e di essere cittadini. Dall’estremo lembo d’Europa ha invitato il continente a un esame di coscienza di fronte alla sfida migratoria, ricordando che la sua storia e la sua cultura gli affidano una responsabilità particolare.

Leone XIV, vuole lasciare le cose ben in chiaro e sottolinea che l’Europa dispone degli strumenti per affrontare la crisi in modo organico: non limitandosi al primo soccorso, ma promuovendo un progetto capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti, lavorando allo stesso tempo per lo sviluppo dei Paesi d’origine affinché nessuno sia costretto a lasciare la propria terra. Un compito che coinvolge istituzioni, società civile e Chiesa.

Il Pontefice ha infine messo in guardia dal rischio dell’indifferenza nelle località turistiche, dove il mare delle vacanze può sembrare separato da quello dei naufragi. “Abbiate l’audacia di pensare diversamente”, ha esortato. “Chi arriva su quest’isola, anche per riposare, possa diventare più umano grazie alla vostra testimonianza e a ciò che il mare vi ha insegnato. C’è vero riposo quando si ritrova il senso della vita e vero benessere quando l’economia è giusta e fraterna”.

In conclusione, Leone XIV ha invitato a non lasciarsi vincere dalla paura, ma a vivere le difficoltà quotidiane come un’occasione di testimonianza. Sant’Agostino diceva che la vita è come una navigazione in un mare in tempesta, orientata verso un porto salvo e sicuro.