Donna laica consacrata, gesuita, la più ribelle del suo tempo, seppe trasformare la realtà evangelizzatrice nel XVIII secolo
La canonizzazione di María Antonia de Paz y Figueroa, conosciuta come “Mama Antula” sarà per milioni di argentini una grande festa di giubilo. La prima Santa argentina, l’unica nella storia del Paese, sarà elevata agli onori degli altari questo 11 febbraio nella Basilica di San Pietro da Papa Francesco.
I vescovi argentini, durante la veglia che prelude ai festeggiamenti di questi giorni, hanno chiesto ai loro fedeli di pregare per l’intercessione della Santa nella situazione di difficoltà che sta attraversando il paese: incertezza, povertà e mancanza di lavoro. Ma si prega anche in un’atmosfera di serenità e di grande attesa per l’unità, la concordia e la pace.
“Mama Antula” è stata una donna gioiosa, laica e devota di San Filippo Neri. Nasce nel 1730 a Silipica nella provincia di Santiago del Estero, in un’epoca coloniale in cui le donne non venivano considerate. Faceva parte di una famiglia gerarchica e benestante; il padre era un encomendero, un importante proprietario terriero. La sua allegria non era basata su un ottimismo ingenuo, ma sulla consapevolezza che nelle difficoltà portava la Buona Novella di Gesù risorto.
Spirito inquieto, anticonformista e missionario, all’età di 15 anni lascia tutto per servire i più umili, i più bisognosi a quelli che avevano perso tutto. Lavora con i Gesuiti, collaborando nell’organizzazione degli esercizi spirituali, anche dopo l’espulsione dal paese della Compagnia Gesù, nel 1767. Trasferitasi a Buenos Aires, per vent’anni si dedica alla predicazione del messaggio di Cristo. Ha vissuto la fraternità degli Esercizi Spirituali compiuti contemporaneamente con la famiglia del Viceré e dell’aristocrazia di Buenos Aires, ma dedica il suo impegno anche agli schiavi, alle famiglie disagiate e a gente appartenente alle più diverse classi sociali.
Il messaggio che viene dato alla Chiesa, e che rientra nel contesto del Sinodo della Sinodalità, è il protagonismo, l’audacia e la creatività apostolica delle donne laiche nel nostro tempo, come ha testimoniato “Mama Antula” nei momenti più difficili dell’Argentina. Quindi ci incoraggia a vivere quelle note di santità nel mondo di oggi. Si spegne nel marzo del 1799 e viene sepolta nella Basilica di Nostra Signora della Pietà nella piazza di Buenos Aires, a tre isolati dal Parlamento.
Alla cerimonia sarà presente il presidente argentino Javier Milei, con la sorella, Karina Milei, il sindaco della città di Buenos Aires, Jorge Macri, la ministra degli Esteri, Diana Mondino, il ministro dell’Interno, Guillermo Francos, la ministra del Capitale Umano, Sandra Pettovello, il segretario del Culto, Francisco Sanchez e il governatore di Santiago del Estero, Gerardo Zamora, accompagnati da una trentina di imprenditori argentini
Abbiamo incontrato Cintia Daniela Suarez e Nunzia Locatelli autrici del libro “Mama Antula. La Fede di una donna Indomita”.

Come si sta preparando il popolo argentino alla canonizzazione di Mama Antula?
Sono previste delle veglie che andranno avanti tutta la notte perché la canonizzazione sarà alle 5,30 del mattino, ora argentina. Le persone si stanno organizzando nel luogo dove è nata ‘Mama Antula’ con pellegrinaggi a piedi e canti folcloristici tipici di questa zona del nord di Santiago del Estero accompagnati con le chitarre, i bonghi e le ‘chacareras’. Ci saranno giornate di preghiera e di adorazione eucaristica con la trasmissione in diretta della cerimonia in diversi punti del paese, in modo che anche la comunità possa sentirsi partecipe. In questi giorni sono iniziate le novene; anche i bambini a scuola stanno facendo disegni e cartelloni raffiuguranti ‘Mama Antula’. Per le strade ci sono manifesti che annunciano questo evento tanto atteso dal 1905.

Chi è la nuova Santa argentina?
Ci troviamo di fronte ad una donna che non era una suora. Il Papa ha precisato proprio il fatto che era una laica. Lo ribadisce con forza: “Non era una religiosa! Era una laica!” Era una laica consacrata che visse nel diciottesimo secolo e che fin da bambina sapeva cosa voleva. All’età di 15 anni, in una società gerarchica, prese una decisione e comunicò al padre che non si sarebbe sposata e non sarebbe entrata in convento per diventare suora. Gli presentò una terza opzione innovativa: diventare una laica consacrata. A quel punto diventò Beata della Compagnia di Gesù. La Compagnia di Gesù non aveva delle donne nel proprio ordine; c’erano però delle beate, cioè dei gruppi di donne che si riunivano per vivere in comunità, facevano voti semplici di povertà e castità ma non di obbedienza. Per questo lei è nota come la santa ribelle, perché non voleva conformarsi a nessun ordine.
Perché viene definita Maria Antonia di San Giuseppe, donna ribelle per la sua epoca?
Lei aveva una missione molto difficile: convincere le autorità civili ed ecclesiastiche a darle permessi per ricostruire le opere che erano state vietate. Generò sospetti, pensavano fosse un gesuita mascherato, pensavano fosse una sconsiderata. Aveva percorso 4mila chilometri a piedi e terminò il cammino scalza perché le si ruppero i sandali, ma neanche questo la fermò. Con lei c’erano altre donne, laiche, che la seguivano. Veniva chiamata “Apostola”. ‘Mama Antula’ vedeva soffrire le minoranze: gli schiavi, gli indios, i contadini, che venivano protetti o comunque ricevevano un trattamento più benevolo sotto la protezione dei Gesuiti nelle loro tenute. Quando i Gesuiti se ne andarono, loro persero ogni protezione e piansero per le strade. Lei si commosse, e volendo colmare questo vuoto, iniziò a mettersi in cammino.

L’Argentina sta attraversando un momento molto difficile. Quale testimonianza può lasciare la Santa agli argentini?
L’esempio è contenuto in una delle frasi più celebri di ‘Mama Antula’: “Essere pazienti è un bene, ma è ancora meglio essere perseveranti”. Lei è stata un esempio di questa perseveranza perché trovò sulla sua strada più no che sì, più ostacoli che strade spianate, ma era così convinta di quello che doveva fare che era sempre pronta ad andare avanti. Quindi è una donna laica che si fa carico di quello di cui la società non voleva occuparsi e che voleva escludere, di quella classe di persone considerate quasi come oggetti, perché le donne, proprietà del padre o del marito, nell’epoca coloniale non avevano dignità. Lei si commuove di fronte a loro, le aiuta, cerca di proteggerle. Andava al porto di Buenos Aires e recuperava le donne vittime della prostituzione per portarle a casa sua e mostrare loro che era possibile vivere diversamente in modo dignitoso.
Quali valori possiamo recuperare in lei per le donne del XXI secolo?
La Santa Argentina intraprese la sua missione in un momento di piena crisi come quello che stiamo vivendo oggi. Lei è riuscita a superare gli ostacoli. Questa è la dimostrazione della perseveranza quando si ha in mente un obiettivo. Nel suo caso, non si trattava di raggiungere un risultato per un beneficio personale. Il suo obiettivo era per la comunità, e leggendo le sue lettere si capisce che voleva costruire le case per gli Esercizi Spirituali e la salvezza delle anime. È una cosa che ripete costantemente.
Attualmente la nostra società argentina sta vivendo un momento di spaccatura. Lei nella sua Casa riusciva a fare qualcosa di impensabile mischiando le classi sociali: la Viceregina serviva la sua schiava. Questi esercizi duravano 10 giorni in cui venivano servite le persone più emarginate.
Qual è stato il primo miracolo che le è stato attribuito?
Il miracolo di beatificazione riguarda la guarigione di suor Rosa Vanina nel 1904 affetta da una grave forma di colecisti con uno shock settico. Le monache della congregazione invocarono l’intercessione di ‘Mama Antula’ e la consorella riprese pienamente la salute in poche settimane. Il miracolo di canonizzazione, invece, è la guarigione scientificamente inspiegabile di Claudio Perisini, che nel 2017 ebbe un ictus ischemico con infarto emorragico, shock settico e coma. Lo stato vegetativo di Claudio cambiò radicalmente dopo che la famiglia pregò di fronte all’immagine di ‘Mama Antula’. Il miracolato parteciperà alla canonizzazione.
Perché si è dovuto ricorrere, per il ritratto di ‘Mama Antula’, all’intelligenza artificiale?
Quando abbiamo preparato il libro con la Casa Editrice Vaticana, ci hanno chiesto un’immagine di Mama Antula all’età di 15 anni, quando era molto giovane. L’unico suo ritratto esistente risale a dopo la sua morte, perché era una persona così umile che non voleva mai essere ritratta perché lei lo considerava un vile desiderio. Quindi abbiamo dovuto prendere questo ritratto del diciottesimo secolo, 1799, un dipinto, e cercare di ricostruire la sua immagine. Dai documenti sappiamo che era una bella donna, alta e con gli occhi azzurri. E con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, già nel 2019, siamo riusciti ad avere la sua immagine.
Mama Antula è stata definita la pioniera dei diritti umani. Oggi, in questo periodo di guerra e confusione, quale messaggio può lasciarci?
La sua caratteristica era portare armonia e pace. Ad esempio, un giorno nella sua casa alcuni banditi mandriani volevano scontrarsi con dei coltelli e lei è riuscita a calmarli con la sua presenza. Un altro giorno un folle voleva uccidere una delle persone che faceva gli esercizi e lei riuscì ancora una volta a calmarlo. Come persona, come figura, è già fonte di pace, di riconciliazione ed espressione dell’amore materno. Il nome ‘Mama Antula’ deriva proprio da questo, dal suo essere madre e dal suo amore puro, pur non avendo figli biologici.







