Mare Nostrum

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Angelo Santagostino1

“O l’Europa si fa carico di presidiare le frontiere del Mediterraneo o noi non continueremo a farlo da soli”. Parole del ministro dell’Interno Alfano. Non ha precisato come l’Europa possa riuscirvi, ha tuttavia aggiunto, ricollegandosi al premier Renzi, che l’obiettivo dell’Italia è “realizzare una grande azione”.

La sensazione che una parte dell’Europa tenda a considerare il Mediterraneo delle migrazioni come un Mare Vestrum, ossia un Mare Italicum e di pochi altri, è ogni giorno più concreta. No, il Mediterraneo può solo essere un mare comune, teatro di azioni condivise tra gli Stati membri, vi si affaccino o meno. Alfano non ha precisato cosa concretamente intenda, ma parlare di presidio europeo delle frontiere porta necessariamente alla partecipazione di una pluralità di Paesi membri. Implica costituire una forza navale europea per raccogliere i migranti e poi raggiungere non solo l’Italia, ma la Francia, la Spagna, così come i porti dell’Europa del nord. Insomma, da Mare Nostrum a Mare Europaeum, se si vuole trovare un nome.

Ammesso siano questi i pensieri del Governo, Renzi ha due grandi opportunità per presentare l’operazione. La prima è il Consiglio europeo del prossimo 26-27 Giugno. Il governo italiano dovrà convincere un gruppo di paesi membri a prendersi la loro quota di Mare Nostrum. Se il premier avrà il coraggio di sollecitare la partecipazione di altri partner dell’Ue, avanzerebbe una proposta alla quale difficilmente il Consiglio europeo opporrebbe un no secco. Se non dovesse accoglierla, darebbe al Governo italiano un ottimo motivo per sospendere Mare Nostrum. Le circostanze offrono a Renzi, ai primi di luglio, la seconda opportunità, quando dovrà presentare il programma della presidenza italiana del Consiglio dell’Ue ai rappresentanti di 500 milioni di cittadini, riuniti nel Parlamento europeo. Sarebbe un modo per aprire con l’invito a un atto di solidarietà il nostro semestre. Il sostegno di un’ampia maggioranza del nuovo Pe non gli mancherebbe.

Affrontare in comune l’emergenza migratoria, che i fatti iracheni renderanno più acuta, è una scelta doverosa. Ma al piano di emergenza dovrà seguirne uno di lungo termine, strutturale. Coprire la sola emergenza innescherebbe, infatti, un incentivo (anomalo) a nuove migrazioni, cosa che sta già avvenendo con Mare Nostrum.

Le migrazioni di oggi sono, al netto dei problemi interni dei singoli paesi da cui provengono i flussi, il frutto di errori europei, recenti e meno, sia economici sia politici. Leggi protezionismo agricolo, o eccesso d’ottimismo sulla vocazione democratica di quanti combattevano le dittature nordafricane. Il passato deve insegnare, tuttavia. Rinnovate le istituzioni, l’Europa dovrà impegnarsi, su vari fronti, per trovare una soluzione che vada alla radice dei mali per i quali la gente lascia le proprie terre in cerca di una speranza. Apriamo i mercati, creiamo opportunità di lavoro in quei Paesi, facciamo arrivare più merci, non più persone, togliamo la spinta a emigrare.

I ragazzini di un tempo facevano un gioco. E’ arrivato un bastimento carico, carico di…, seguiva una lettera, bisognava indovinare di cosa si trattasse. Dall’Africa giungono ora “bastimenti” carichi di I di immigrati, facciamo in modo che domani siano bastimenti carichi di I di importazioni

1Jean Monnet chair ad personam, Yildirim Beyazit University, Ankara