Buon pomeriggio a tutti. Grazie di essere qui.
Grazie al Ministro Roccella, al Ministro Abodi per aver voluto questa giornata, per averlo fatto in questo luogo così affascinante. Grazie alle tante rappresentazioni di talento femminile che ci sono in questa sala, la straordinaria macchia rappresentata dalle donne che indossano la fascia tricolore quindi il talento in politica, il talento nell’arte, Arisa, l’orchestra davvero complimenti, il talento rappresentato in tanti altri ambiti tra le persone che vedo sedute in questa sala nell’ambito dell’impresa, nell’ambito manageriale.
Insomma è una bella sintesi di quello che stiamo festeggiando, noi siamo qui per celebrare uno dei momenti fondativi dell’Italia di oggi e di quello che siamo in fondo come Nazione e cioè gli 80 anni dal primo voto alle donne, lo facciamo a pochi giorni dall’anniversario di una data che prima ancora del 2 giugno ha segnato la svolta e cioè il 10 marzo del 1946, il giorno in cui si sono svolte le prime elezioni amministrative in Italia con la partecipazione di uomini e donne quindi con il suffragio universale.
Grazie a quella tornata sei donne al tempo hanno potuto indossare per la prima volta quella stessa fascia tricolore che oggi vedo qui rappresentata da tante altre. 10 marzo del 1946 è stato solo il primo, diciamo così, fotogramma di un viaggio che in fondo non si è ancora concluso e che è stato scandito da molte altre tappe decisive, tra le quali ovviamente non possiamo non citare il referendum istituzionale che ha decretato la nascita della Repubblica e l’ingresso delle prime 21 donne nelle istituzioni parlamentari in quell’Assemblea costituente che aveva il compito di scrivere la nostra Costituzione. Un momento chiaramente fondamentale in questo percorso che Anna Garofalo, infermiera volontaria durante la Seconda Guerra Mondiale, pioniera del giornalismo al femminile, suo il libro “L’italiana in Italia”, seppe descrivere con parole secondo me estremamente efficaci: “Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un’autorità silenziosa e perentoria, le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane, stringiamo le schede come fossero biglietti d’amore”.
Parole di chi era consapevole che da quel momento in poi l’Italia non sarebbe più stata la stessa, perché quel voto, quello che è successo nel 1946, ha dato alla Repubblica, come ha ricordato anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso di fine anno, e lo ringrazio per questo, “un carattere democratico indelebile avviando un percorso ancora in atto verso la piena parità”.
La democrazia italiana era nata, ed era nata nel segno delle donne. Ottant’anni possono sembrare pochi se li guardiamo in rapporto alla grande storia, però sono ottant’anni che hanno forgiato il nostro popolo, che hanno permesso alle donne di questa Nazione di affermarsi e soprattutto di poter dimostrare ciò di cui sono capaci. Un cammino chiaramente lastricato dai sacrifici, dalla determinazione, dal coraggio, dal talento di molte donne e che ha consentito anche a me oggi di arrivare a ricoprire questo incarico, di arrivare a essere la prima donna a capo del Governo in questa Nazione.
Io non potrei essere dove sono e molte delle donne che vedo in questa sala non potrebbero essere dove sono, se non fosse grazie a tutte le donne che prima di noi non hanno avuto paura di dimostrare il loro valore.
Donne che hanno osato, donne che hanno combattuto i pregiudizi, donne che hanno rifiutato i compromessi. Donne che non hanno avuto paura di essere ciò che sono, della loro specificità di essere donne, perché vedete io non ho mai condiviso la tesi di chi ritiene che le donne per affermarsi debbano, diciamo così, mimetizzarsi o magari imitare gli uomini, utilizzare gli stessi schemi, ragionare nello stesso modo, io penso che sia l’esatto contrario. Penso che le donne siano vincenti quando usano i loro schemi, quando usano le loro specificità e il loro valore aggiunto in termini di umanità, in termini di concretezza, in termini di velocità, in termini di minore disponibilità, ma voglio dire anche in termini di minore disponibilità al compromesso, vale in ogni ambito, vale a maggior ragione in politica. E così come non ho mai pensato che esistano delle politiche femminili, sono convinta che esista invece una visione femminile della politica. Che però chiaramente è tutt’altra cosa. Cioè nessuno mi convincerà mai che esistano delle tematiche di competenza delle donne e delle tematiche di competenza degli uomini.
Qualsiasi tematica ha bisogno di una sensibilità composita e quindi ovviamente anche da un punto di vista femminile, ma è tutt’altro approccio rispetto a quello che troppe volte abbiamo visto e da più parti viene sostenuto. E dico di più. Una donna non è una donna solo se la pensa come alcune donne ritengono che la debba pensare. Sostenerlo, come ancora vedo fare in modo surreale a volte è, a mio avviso, quanto di più distante possa esistere dalla difesa della parità, perché noi abbiamo lottato per essere libere, non per passare dal farci dire cosa potevamo pensare o fare dai maschi, al farci dire cosa possiamo pensare o fare dai dogmi ideologici. Il coraggio della nostra libertà è stata la chiave di volta della nostra affermazione. Se lo perdessimo, semplicemente torneremmo indietro.
Libertà e merito è quello che dobbiamo difendere e garantire, se vogliamo che il peso delle donne cresca, e chiaramente servizi che consentano alle donne di poter competere ad altri paesi, di non dover scegliere tra un figlio e una professione, di non essere discriminate perché sono o perché addirittura potrebbero diventare madri, di guadagnare meno, di fare carriera semplicemente perché sono donne. Chiaramente voi sapete che il Governo si è occupato di questi temi con diversi provvedimenti, penso all’ampliamento dei congedi parentali tanto per le madri quanto per i padri, penso alla decontribuzione per le mamme lavoratrici, penso all’aumento dei rimborsi per gli asili nido solo per citare alcuni di questi provvedimenti, misure che hanno portato alcuni risultati concreti e chiaramente quello del quale io vado più fiera è il record storico di occupazione femminile che è stato raggiunto dopo anni in cui la percentuale di donne occupate sembrava inamovibile, non è inamovibile. E a queste misure di equità abbiamo affiancato anche una lotta tenace contro il fenomeno odioso della violenza contro le donne che ancora oggi fa vivere troppe donne di tutte le età, di tutte le condizioni in un clima di ansia e di angoscia e produce un numero intollerabile di femminicidi.
Chiaramente non potremmo accontentarci del piccolo calo registrato nell’anno appena concluso, è un lavoro che dobbiamo continuare a fare, una battaglia che non abbiamo ancora vinto, ma è anche una battaglia che stiamo conducendo insieme, su questo voglio dirlo sinceramente è un piacere per me, è un dovere, voglio ringraziare anche le forze di opposizione perché il contributo che è stato portato in questi anni su questa battaglia è un contributo fondamentale, ci sono sfide di civiltà, ci sono temi di civiltà sui quali non ha senso dividersi, ci sono temi di civiltà sui quali anche in questa legislatura il Parlamento della Repubblica Italiana, le forze politiche e la politica in generale sta dimostrando di avere qualcosa che le sta più a cuore del proprio interesse personale che è l’interesse generale su una materia che è troppo importante perché ci si possa dividere.
Quando finalmente saremo riusciti a garantire, finalmente, anche questa è una battaglia che dobbiamo ancora vincere, le pari opportunità cioè una reale parità nelle condizioni di partenza e una società autenticamente meritocratica allora noi potremo dire di aver vinto ma non potremo farlo davvero fin quando saremo costretti a credere che le donne abbiano bisogno di quote o di meccanismi di favore perché io penso che la vera libertà rimanga potersi guadagnare sul campo la propria posizione e non aspettare che quella posizione venga concessa.
Ho sempre pensato che il compito dello Stato non sia stabilire a tavolino quante donne debbano ricoprire determinate posizioni in ogni ambito perché lo Stato non può giocare la partita al posto delle persone.
Quello che però lo Stato deve riuscire a fare è garantire che la partita non sia truccata, che non ci sia una metà campo in piano e un’altra in salita, metà pista libera e metà pista piena di ostacoli per citare diciamo lo sport ringraziando anche io le tante donne a partire da Francesca Lollobrigida che ci hanno riempito di orgoglio durante queste Olimpiadi ma anche consentitemelo per fare un grande in bocca al lupo alle atlete delle Paralimpiadi che inizieranno questa domenica.
Il compito dello Stato cioè è quello di garantire l’uguaglianza nel punto di partenza come dicevo dare a tutti la possibilità di competere con le stesse condizioni, poi spetta a ciascuno di mostrare il suo valore o la sua capacità la sua competenza, perché ancora la parità non è una concessione, la parità è un diritto, ed è un diritto troppo a lungo negato, ed è un diritto ancora oggi negato e questo è ancora più evidente nei momenti nei quali gli eventi della storia misurano il valore di ogni singolo essere umano senza distinzione, penso a maggior ragione in questi giorni nei quali viviamo una nuova pericolosa crisi internazionale, che il nostro pensiero non possa non andare alle donne e alle ragazze iraniane che con un coraggio sorprendente sfidano il carcere, la tortura per rivendicare la loro libertà.
Provo nei loro confronti e penso di non essere la sola in questa sala, un’infinita ammirazione ma anche una profonda gratitudine perché in fondo ci ricordano con la loro tenacia anche quanto preziose siano le conquiste che noi siamo riusciti ad ottenere anche quando le diamo per scontate ce lo dobbiamo ricordare.
Questa è in estrema sintesi la mia personale visione e anche la visione che questo Governo ha cercato di declinare nelle sue scelte fondamentali, ma penso che sia anche la libertà professata dalla nostra Costituzione quando ci chiede di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di realizzarsi e partecipare pienamente, quando riconosce pari diritti sul lavoro e nella retribuzione prevede una specifica tutela della maternità, quando si occupa dell’accesso agli uffici pubblici, alle cariche elettive, impone di affermare le pari opportunità, cioè di poter ancora una volta battersi senza discriminazioni.
Il messaggio che io vorrei lasciare alla vigilia del 10 marzo ma anche di quella di una giornata altrettanto importante come l’8 marzo, per le donne di questa Nazione è questo: lo Stato, le istituzioni a ogni livello continueranno a lavorare per garantire quello che serve a mettervi in condizioni di essere pienamente libere e di competere alla pari.
Ma voi siate voi stesse, siate fiere di esserlo perché è questa la vostra principale forza. Non arrendetevi ai pregiudizi, perché chi ne ha fondamentalmente è un debole. Non ascoltate chi tenterà di minimizzarvi perché chi lo fa in fondo vi teme. Verrete spesso sottovalutate. Potete usarlo come se fosse un vantaggio ma soprattutto non credete mai ai limiti che gli altri hanno deciso per voi perché gli unici limiti nella vostra vita siete voi a deciderli, non aspettate che vi sia concesso perché ve lo potete guadagnare senza dover dire grazie a nessuno, siate chi siete fino in fondo, siate libere. Come scriveva Virginia Woolf, chiudo, “non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente”.
Vi ringrazio.








