La messa in Coena Domini: «La grandezza di Dio è diversa dalla nostra, desideriamo un Dio del successo e non della Passione. Il servizio è una manifestazione di amore gratuito»
Dopo la messa della Domenica delle Palme, il cuore delle celebrazioni della Settimana Santa si sviluppa tra la Basilica di San Pietro, San Giovanni in Laterano e il Colosseo. Durante il Giovedì Santo il vescovo di Roma ha celebrato al mattino la sua prima messa Crismale nella basilica di San Pietro, uno dei momenti più importanti per il clero, perché in quella liturgia vengono benedetti gli oli santi e rinnovate le promesse sacerdotali. È una Chiesa globale, segnata da sensibilità e contesti molto differenti. La liturgia pasquale celebrata in Vaticano continua così a manifestare un elemento essenziale del cattolicesimo: l’unità nella diversità, raccolta attorno all’altare e al ministero del Papa.
Leone XIV segna un ritorno alla tradizione celebrando la messa ‘in Coena Domini’ alla basilica di San Giovanni in Laterano durante la quale rievoca l’istituzione dell’Eucaristia dell’ultima Cena del Signore, evento che dà inizio al Triduo Pasquale. Il Papa ha compiuto il rito della lavanda dei piedi a dodici sacerdoti della Diocesi di Roma, molti dei quali ordinati proprio da lui lo scorso anno. La liturgia di questa sera ci fa entrare nel Triduo Santo della passione, morte e risurrezione del Signore: “Varchiamo questa soglia ‒ afferma ‒ non come spettatori, né per inerzia, ma coinvolti a titolo speciale da Gesù̀ stesso: come invitati alla Cena nella quale il pane e il vino diventano per noi Sacramento di salvezza”.
Una tradizione, quella di Leone, che non diminuisce affatto l’attenzione verso i poveri, ma intende ricollocare la celebrazione nella sua dimensione pienamente ecclesiale e comunitaria, gesti concreti di carità e vicinanza durante tutto l’anno. Cristo “avendo amato i suoi, che erano nel mondo, li amò fino alla fine: il suo amore si fa gesto e cibo per tutti, ‒ aggiunge il Pontefice ‒ rivelando la giustizia di Dio. Nel mondo, proprio lì dove il male imperversa, Gesù̀ ama definitivamente, per sempre, con tutto se stesso”.
La Chiesa con questo gesto celebra tutti coloro che donano la propria vita al servizio degli altri in modo umile e straordinario, adempiendo così all’ultimo comandamento di Cristo, quello della Carità fraterna. Quel lavaggio dei piedi rappresenta tutti noi, nel sangue e nel perdono di Cristo: “Attraverso i suoi discepoli, Gesù accetta di amarli lavando anche il loro e il nostro sporco”.

Il pontefice ha sottolineato che il gesto del Signore fa tutt’uno con la mensa alla quale ci ha invitato. È un esempio del sacramento: mentre ne conferma il senso, ci consegna un compito che vogliamo assumere come nutrimento per la nostra vita: «Vi ho dato un esempio, perché́ anche voi facciate come io ho fatto a voi».
Il Papa ha espresso che quel che il Signore ci fa vedere, prendendo l’acqua, il catino e il grembiule, è molto di più̀ che un modello morale. Egli ci consegna infatti la sua stessa forma di vita: lavare i piedi è gesto che fa sintesi della rivelazione di Dio, segno esemplare del Verbo fatto carne, sua memoria inconfondibile. Facendo propria la condizione del servo, il Figlio rivela la gloria del Padre scardinando i criteri mondani che sporcano la nostra coscienza.
Leone riflette sull’essenza, sulla muta sorpresa dei suoi discepoli. Persino l’umano orgoglio ci fa aprire gli occhi su ciò̀ che sta accadendo: “Come Pietro, che dapprima resiste all’iniziativa di Gesù̀, anche noi dobbiamo apprendere che la grandezza di Dio è diversa dalla nostra idea di grandezza, perché́ sistematicamente desideriamo un Dio del successo e non della Passione”.
Cita l’omelia del 2008 di Papa Benedetto XVI: “Siamo sempre tentati di cercare un Dio che ci serve, che ci faccia vincere, che sia utile come il denaro e il potere. Non comprendiamo invece che Dio ci serve davvero, sì, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco l’onnipotenza di Dio. Così si compie la volontà̀ di dedicare la vita a chi, senza questo dono, non può̀ esistere. Il Signore sta in ginocchio per lavare l’uomo, per amore suo. E il dono divino ci trasforma”.
Il Pontefice ha aggiunto che con il suo gesto Gesù̀ purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale. “Vero Dio e vero uomo, Cristo ci dà invece un esempio di dedizione, di servizio e di amore. Abbiamo bisogno del suo esempio per imparare ad amare, non perché́ ne siamo incapaci, ma proprio per educare noi stessi, gli uni gli altri, all’amore vero. Imparare ad agire come Gesù̀, Segno che Dio imprime nella storia del mondo, è il compito di tutta una vita”.
Nella sua prima omelia in Coena Domini Leone ricorda le parole di Papa Francesco nel 2013: “Dovete lavare i piedi gli uni agli altri, è un dovere che mi viene dal cuore. Lo amo. Amo questo e amo farlo perché́ il Signore così mi ha insegnato”. Egli non parlava di un astratto imperativo, un comando formale e vuoto, ma esprimeva il suo obbediente fervore per la carità̀ di Cristo, fonte ed esempio della nostra carità̀. L’esempio dato da Gesù̀, infatti, non può̀ essere imitato per convenienza, di malavoglia o con ipocrisia, ma solo per amore.
Davanti a un’umanità̀ in ginocchio per molti esempi di brutalità̀, Leone chiede di lasciarci servire dal Signore che è la condizione per servire come ha fatto Lui. «Se non ti lasci lavare», disse Gesù̀ a Pietro, «non avrai parte con me»: se non mi accogli come servo, non puoi credermi e seguirmi come Signore. Lavando la nostra carne, Gesù̀ purifica la nostra anima. In Lui, Dio ha dato esempio non di come si domina, ma di come si libera; di come si dona la vita, non di come la si distrugge. Cristo salvatore celebra la Pasqua dell’umanità̀, aprendo per tutti il passaggio dal peccato al perdono, dalla morte alla vita eterna: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”.
Il Papa ha concluso la sua omelia con un messaggio di incoraggiamento di fronte alle tribolazioni del mondo odierno: “Il Giovedì̀ Santo è perciò̀ giorno di ardente gratitudine e di fraternità autentica. L’adorazione eucaristica di questa sera, in ogni parrocchia e comunità̀, sia tempo per contemplare il gesto di Gesù̀, mettendoci in ginocchio come ha fatto Lui, e chiedendo la forza di imitarlo nel servizio, con lo stesso amore”.









