Leone XIV porta la Croce che riconcilia l’umanità con il Padre

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“Ogni autorità risponde davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere” che non è quello di chi usa la forza e la violenza per imporsi. La potenza dell’amore si manifesta nel perdono.

A meno di un anno dalla sua elezione papa Leone ha celebrato oggi in San Pietro la liturgia della Passione del Signore e, più tardi, guidato la Via Crucis. Il rituale commemora il viaggio di Gesù al Golgota. Al Colosseo, luogo che simboleggia la persecuzione dei primi cristiani, compiendo un gesto simbolico ed eloquente, ha caricato la Croce lungo le 14 stazioni che ricordano il Calvario di Gesù.

Nella notte del Venerdì Santo il Colosseo si è illuminato dalla luce delle candele delle migliaia di persone presenti che hanno accompagnato il Santo Padre. Le meditazioni sono state realizzate in ricordo dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi ponendo particolare attenzione alla drammatica situazione in Medio Oriente.

A scriverle quest’anno è stato Padre Francesco Patton, già Custode di Terra Santa che vive nel Monte Nebo in Giordania. Il Francescano si è speso a favore di coloro che soffrono a causa dei conflitti e dell’instabilità in tutto il Medio Oriente. Un dolore che lo stesso Leone XIV ha denunciato in numerose occasioni sottolineando l’importanza della pace, della solidarietà e della fede all’inizio della Settimana Santa, non ultimo con i giornalisti a Castel Gandolfo, dove ha ribadito il suo appello per la fine della guerra in Medio Oriente e chiesto di “lavorare per la pace” senza ricorrere alle armi.

Il Pontefice descrive che la nostra vita cristiana prende in prestito le parole dall’apostolo Pietro: ci ricorda che siamo chiamati a «seguire le orme di Cristo, il quale chiamò amico il suo traditore e si offrì spontaneamente ai suoi crocifissori». Ancora il Poverello d’Assisi ci esorta a fissare lo sguardo su Gesù: “Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il Buon Pastore, che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce”.

Nelle 14 meditazioni che percorrono il Calvario di Gesù si riflettono i mali del mondo moderno. Come quella in cui San Francesco d’Assisi ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla.

Rito della Via Crucis presieduto da Papa Leone XIV - 03/04/2026
Rito della Via Crucis presieduto da Papa Leone XIV – 03/04/2026 (@Esma Cakir)
La parola croce produce in noi, secondo le parole di San Francesco, una reazione di rifiuto, piuttosto che di desiderio. È più facile che nasca in noi la tentazione di fuggirla, piuttosto che l’anelito di abbracciarla. La croce – si legge – era il supplizio più orrendo e doloroso, riservato agli  schiavi, ai criminali irrecuperabili e ai maledetti da Dio. “Eppure, l’hai abbracciata e portata sulle tue spalle, e poi ti sei lasciato portare da lei. Non perché fosse bella o attraente, ma per amore nostro. Sollevando il suo carico pesante, sapevi che risollevavi noi dal peso del male che ci schiaccia e ti caricavi del peccato che rovina la nostra esistenza”.

Si pone l’accento sulla Carità: l’uomo offre un sostegno al suo prossimo per la sua fragilità, in quelle cose in cui vorrebbe essere sostenuto: “Anche oggi ci sono tante persone che scelgono di fare qualcosa di buono per gli altri, in ogni parte del mondo. Ci sono migliaia di volontari – aggiunge papa Leone – che, in situazioni estreme, rischiano la vita per soccorrere chi ha bisogno di cibo, di istruzione, di cure mediche, di giustizia. Molti di loro non credono nemmeno in te, eppure – anche se inconsapevolmente – ti aiutano ancora a portare la croce e, mentre si prendono cura di altre persone in carne e ossa, stanno in realtà prendendosi cura di te”.

È una Via Crucis che guarda il mondo attuale che non dimentica le madri che vedono i propri figli arrestati, torturati, uccisi. Anche madri che vengono svegliate nel cuore della notte da una notizia straziante, che piangono i figli naufragati in viaggi disperati della speranza, in veglia in un ospedale mentre il figlio si sta spegnendo: “Ogni volta che non riconosciamo la dignità altrui si offusca la nostra di fronte a Gesù che viene spogliato dalla veste”.

Il Signore è inchiodato saldamente sulla croce come un malfattore. Sulla croce vediamo tutta la vanità dei potenti, tutta l’arroganza dei falsi amici. Ma il suo vero potere non è quello di chi ritiene disporre della vita altrui nel dare la morte, ma quello di chi realmente può vincere la morte dando la vita e può dare la vita anche accettando la morte. “Tu manifesti che il potere autentico non è quello di chi usa la forza e la violenza per imporsi, ma quello di chi è capace di prendere su di sé il male dell’umanità, il nostro, il mio; e annullarlo con la potenza dell’amore che si manifesta nel perdono”, ricordando che la carità non ha bisogno dell’apparente potenza degli eserciti, ma dell’apparente impotenza dell’amore, che si lascia inchiodare.

La Croce diventa l’asse attorno a cui ruotano la storia e l’intero universo, per non precipitare nell’inferno dell’incapacità di amare. Non sempre possiamo evitare le croci, ma possiamo scegliere come starci sopra. Non cercare soltanto di scendere dalle croci della vita, ma imparare a rimanerci con amore: “Da ora in poi sappiamo che lasciandoci attirare da te, alzando verso di te il nostro sguardo, ci troviamo davanti a Colui che ci riconcilia, che estingue il nostro debito, che ci introduce nel Santuario che è la vita stessa di Dio”.

Papa Leone ricorda che in questo Venerdì Santo la Via Crucis non è il cammino di chi vive in un mondo asetticamente devoto e di astratto raccoglimento, ma è l’esercizio di chi sa che la fede, la speranza e la carità sono da incarnare nel mondo reale, dove il credente è continuamente sfidato e continuamente deve fare proprio il modo di procedere di Gesù.

“Cristo – aggiunge il Pontefice – soffre ancora. Porto tutta questa sofferenza anche nelle mie preghiere”. Al termine di questa Via Crucis la preghiera di San Francesco ci invita a vivere la nostra vita come un cammino di progressivo coinvolgimento nella relazione di amore che unisce il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Fonte: RaiNews