Sono passati 40 anni dalla promulgazione (22 maggio 1978) della legge 194, la legge che ha introdotto in Italia l’aborto e che ormai da tempo è considerata dall’opinione pubblica come abortista. Il mensile di apologetica cattolica “il Timone” (fondato nel 1999 da Giampaolo Barra e diretto da Riccardo Cascioli), nel suo numero di maggio 2018 non poteva certo ignorare l’anniversario, anche perché diversi casi recenti hanno riproposto con dolorosa forza alle coscienze il problema del valore della vita umana.
Nell’editoriale Riccardo Cascioli rievoca dapprima le parole forti pronunciate da papa Francesco al termine dell’udienza generale del 18 aprile (“L’unico padrone della vita, dall’inizio alla fine naturale, è Dio”) e osserva: “Ho avuto la grazia di essere presente in piazza San Pietro in quel momento e subito prima di accompagnare sull’uscio di Santa Marta Thomas Evans, il papà di Alfie, che stava per essere ricevuto dal Papa”. Continua Cascioli: “Quelle parole del Papa sono un giudizio che vale per tutti, in ogni situazione: vale certamente per i tanti Alfie e Vincent Lambert che ci sono negli ospedali e nelle case di cura soprattutto dei Paesi occidentali. Ma vale anche come giudizio sul nostro Paese che proprio in questo maggio ricorda i 40 anni della promulgazione della Legge 194 che ha legalizzato l’aborto”.
Proprio a proposito della 194 Cascioli evidenzia all’interno della rivista – in un’analisi molto approfondita – i danni anche sociali ed economici causati da detta legge, “a cominciare dai costi umani e materiali, dati dalla somma dei drammi individuali”. Ci sono milioni di donne che “soffrono di sindrome post-aborto”, con la conseguenza di “periodi di disturbi psichici, depressione, disturbi alimentari, tentativi di suicidio, che nell’insieme gravano pesantemente sul sistema assistenziale”. Per non parlare della grave incidenza sull’evoluzione demografica del Paese o, “per meglio dire, sulla crisi demografica causata dal crollo dei tassi di fecondità”. Conseguenze drammatiche ha anche il cambiamento di mentalità: “L’introduzione dell’aborto è l’apice di una cultura antinatalista (…) e influisce maggiormente sulle giovani generazioni, indotte dalla propaganda martellante e dal liquefarsi della famiglia a banalizzare sia il sesso sia la decisione di abortire”. La popolazione invecchia, diminuiscono quindi il gettito fiscale e i servizi offerti dallo Stato, diminuisce la propensione al risparmio (risparmiare per chi, se non si fanno più figli?) e così il numero delle imprese familiari. Ancora: l’invecchiamento produce anche un calo di competitività economica e di innovazione tecnologica. Poi, drammatico: “La mancanza di figli interrompe il processo di trasmissione della cultura”, cresce nel contempo “lo squilibrio tra popolazione autoctona e immigrati” con conseguenze catastrofiche sulla solidità del tessuto sociale. Conclude Cascioli citando madre Teresa di Calcutta: “Tante persone sono molto preoccupate per i bambini che nuoiono di fame, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla”.
Ci siamo dilungati sul tema, cercando di riproporre alcune delle riflessioni di Cascioli che oggi sono certo di grande e drammatica attualità. Ma “il Timone” di maggio 2018 è ricco come di consueto di approfondimenti su altri argomenti che suscitano domande non banali e che meritano di essere meditate. Nel “Primo Piano” Andrea Zambrano rievoca una sua esperienza particolare la notte del Venerdì Santo, quando ha accompagnato per Modena un’unità di strada della Comunità Papa Giovanni XXIII a pregare con le prostitute di strada. Nelle pagine successive vengono pubblicate le interviste che Giulia Tanel ha fatto a due ex-prostitute africane accolte e rigenerate dalla Comunità fondata da don Oreste Benzi.
Luigi Piras, Mauro Gagliardi, Paolo Berti, Aldo Maria Valli e Luisella Scrosati approfondiscono il tema della bilocazione che è al centro del ‘dossier’ dello stesso numero di maggio 2018. Luisella Scrosati rievoca in particolare la storia di suor Rita Montella, “sempre rimasta al monastero di Santa Croce sull’Arno, ma capace di compiere ‘missioni’ davvero straordinarie. Una delle quali in piazza San Pietro il 13 maggio 1981” ( pomeriggio dell’attentato di Alì Agca a Giovanni Paolo II).
Interessanti come sempre – insieme con le consuete rubriche – anche gli altri contributi, tra cui segnaliamo quello di Raffaella Frullone su James Mattson (“Due uomini non sono fatti per stare insieme: il vero amore per l’altro è l’amicizia nella fratellanza, non l’atto omoerotico”) e quello di Lorenzo Bertocchi sul comandante partigiano ‘bianco’ e ligure Aldo Gastaldi (il comandante Bisagno).
‘il Timone’ è venduto solo in abbonamento (inoltre si può trovare in 868 parrocchie italiane e in oltre 80 librerie, elenco completo sul sito www.iltimone.org). Per informazioni contattare [email protected] o il numero telefonico 02/69015059 . Da febbraio 2017 ‘Il Timone’ si può sfogliare online, a pagamento, su www.iltimone.org il primo di ogni mese.









