CARDINALE PIETRO PAROLIN
Grande favorito della vigilia, il cardinale Segretario di Stato è stato bersagliato negli ultimi giorni prima del Conclave da una martellante campagna di delegittimazione, palese e sotterranea. E’ così che, provvisto solo di una flotta di galeoni, nulla ha potuto contro portaerei e sommergibili. Realisticamente ne ha preso atto già nella mattinata di giovedì 8 maggio, ritirando la propria candidatura e facendo confluire i propri voti sul cardinale Prevost, i cui sostenitori avevano dimostrato grande compattezza e determinazione. Il cardinale Parolin, di Schiavon (Vicenza) ha risposto all’invito del ‘Giornale di Vicenz’a di commentare l’elezione di Leone XIV, aggiungendo alla riflessione (che riproduciamo) anche una considerazione sul tifo dei conterranei (e non solo) in suo favore: «In riferimento alla ‘tifoseria’ dei vicentini in mio favore (umanamente comprensibile, penso), alla fine va superata secondo una logica diversa, di fede e di Chiesa». Ecco il commento, pubblicato il 10 maggio 2025.
. Ancora “fresco” della forte e coinvolgente esperienza del Conclave, rispondo volentieri alla richiesta del Giornale di Vicenza di scrivere un commento sull’elezione di Papa Leone XIV, il Card. Robert Francis Prevost, OSA.
Più che un commento è una breve testimonianza che mi permetto di offrire, a partire dalla gioia che in così breve tempo la Chiesa universale abbia ritrovato il suo Pastore, il Successore di Pietro, il Vescovo di Roma, dopo la malattia e la morte di Papa Francesco, che ha avuto la pazienza di tenermi come suo Segretario di Stato per quasi 12 anni.
Noi crediamo fermamente che, attraverso l’azione dei Cardinali elettori – anche attraverso la loro umanità – è lo Spirito Santo che sceglie l’uomo destinato a guidare la Chiesa. Si tratta, tecnicamente di un’elezione, ma ciò che avviene nella Cappella Sistina sotto lo sguardo di Cristo Giudice, rinnova quanto successe agli inizi della Chiesa quando si trattò di ricostituire il collegio apostolico dopo la dolorosa defezione di Giuda Iscariota. Allora gli Apostoli pregarono affinché il Signore, che conosce il cuore di tutti, mostrasse loro chi fosse il designato (cfr. Atti 12,25)
Questo mistero si è ripetuto nei giorni scorsi e noi siamo immensamente grati al Signore che non abbandona la Chiesa, la sua amata sposa, ma la provvede di Pastori secondo il suo cuore. E siamo immensamente grati a Papa Leone XIV per aver accettato la chiamata del Signore ad amarlo “più di costoro” e a seguirlo, per pascere le sue pecorelle e i suoi agnelli come Gesù chiese a Pietro nel brano evangelico che abbiamo letto domenica scorsa (21,15ss).
Credo di non rivelare nessun segreto, se scrivo che un lunghissimo e caloroso applauso è seguito a quell’“accetto” che lo rendeva il 267mo Papa della Chiesa Cattolica. Di lui mi ha colpito soprattutto la serenità che traspariva dal suo volto in momenti così intensi e, in un certo senso, “drammatici”, perché cambiano totalmente la vita di un uomo. Non ha mai perduto il suo sorriso mite, pur, immagino, nella viva consapevolezza dei non pochi e dei non semplici problemi che la Chiesa d’oggi si trova ad affrontare. Ne avevamo parlato a lungo durante le Congregazioni dei Cardinali precedenti il Conclave, dove ognuno dei partecipanti – Cardinali elettori e non elettori – hanno potuto presentare il volto del cattolicesimo nei rispettivi Paesi, la sfide che lo attendono, le prospettive di futuro.
E poiché la Chiesa, seguendo il suo Signore, è profondamente incarnata nella storia degli uomini e delle donne di ogni tempo e di ogni latitudine, il nuovo Papa ha ben presenti i problemi del mondo d’oggi, come ha dimostrato fin dalle sue prime parole sulla Loggia di San Pietro, riferendosi immediatamente alla pace “disarmata e disarmante”.
Questa serenità io l’ho sempre sperimentata nel Card. Prevost, che ebbi modo di conoscere all’inizio del mio servizio come Segretario di Stato per una questione spinosa che riguardava la Chiesa in Perù, dove egli era Vescovo della Diocesi di Chiclayo. Ho avuto poi la possibilità di collaborare direttamente con lui in questi due ultimi anni, dopo che Papa Francesco l’ha chiamato a Roma e l’ha messo a capo del Dicastero per i Vescovi. Ho potuto sperimentare in lui conoscenza delle situazioni e delle persone, pacatezza nell’argomentazione, equilibrio nella proposta delle soluzioni, rispetto, attenzione e amore per tutti.
Credo che Papa Leone XIV, oltre ovviamente che nella grazia del Signore, troverà nella sua grande esperienza di religioso e di pastore, come pure nell’esempio, nell’insegnamento e della spiritualità del grande padre Agostino – che egli ha citato nelle sue prime parole – le risorse per lo svolgimento efficace del ministero che il Signore gli ha affidato, a bene della Chiesa e dell’umanità intera.
Noi gli siamo vicini con il nostro affetto, la nostra obbedienza e la nostra preghiera.
CARDINALE MARCELLO SEMERARO
Da un’intervista di Giacomo Gambassi, apparsa su ‘Avvenire’ del 13 maggio 2025
(…) Poi è iniziato il Conclave. Quando abbiamo ritardato nella prima votazione, pensavo: “Chissà che cosa diranno fuori perché non arriva la fumata. Forse penseranno che stiamo litigando…” (NdR: in effetti chi era in Piazza aveva incominciato a pensare a ipotesi diverse, anche le più strampalate). In realtà si erano allungati i tempi per le operazioni di voto, essendo il primo giorno. La maggioranza che ha permesso l’elezione di Leone XIV si è creata passo dopo passo, gradualmente, non all’improvviso (NdR: si vede che comunque il cardinale Prevost era già partito con un numero non irrisorio di voti…). E ritengo tutto ciò un dono del Signore. Così come è stato un dono la docilità che ha portato a un certo momento a rinunciare quando si comprende che il vento soffia verso un’altra direzione. In breve è stata raggiunta la maggioranza necessaria. (NdR: il grassetto è nostro. Trasparente il riferimento alla rinuncia da parte del cardinale Parolin).
CARDINALE AGOSTINO MARCHETTO
Da un’intervista di Franca Giansoldati, apparsa su ‘Il Messaggero’ del 10 maggio 2025. Da notare che il card. Marchetto, diplomatico di lungo corso e vicentino, aveva rilasciato a Chiara Roverotto de ‘Il Giornale di Vicenza’ un’intervista pubblicata il 4 maggio 2025 dal titolo: “Agostino Marchetto: Il nuovo Papa sarà italiano e seguirà la via segnata da Francesco. Conclave breve”. Nell’intervista si leggeva anche che “Il cardinale Pietro Parolin sta benissimo” e che “io e Parolin siamo amici di lunga data. Ha una grande responsabilità”. Nell’occasione il cardinale Marchetto esprimeva la stessa previsione condivisa da fior di cardinali e da molti di noi, che ‘non abbiamo visto arrivare’ il cardinale Prevost (i cui sostenitori, lo ribadiamo, hanno saputo lavorare con grande discrezione).
. Non facendo parte degli elettori, non ero nella Sistina e non so nulla si quanto accaduto là dentro. Posso però dire che alla vigilia tutto faceva pensare che il Conclave si sarebbe concluso già giovedì benché il cardinale atteso non fosse quello che poi è stato effettivamente eletto. Tutto faceva ipotizzare che le cose andassero nella direzione di Parolin, anche se nella seconda rosa di candidati spiccava la figura di Prevost. Diciamo che è stata una sorpresa sia da una parte che dall’altra.
. Sin dall’inizio delle Congregazioni generali l’attenzione era andata alla figura del cardinale Parolin per ovvie ragioni: è una figura apprezzata a livello internazionale, un uomo di Stato, con tratti pastorali evidenti. Può darsi che quando si sono chiuse le porte della Sistina tanti elettori abbiano riflettuto, magari maturando dubbi, forse non erano convinti. E lo Spirito Santo ha certamente soffiato ed è uscita una figura buona con grandi esperienze di vita e missionarie. Il nostro Papa Leone XIV è un occidentale che ha vissuto a lungo nel Sud America: può essere apparso come una opzione ragionevole e i voti si sono orientati più facilmente.
. E’ per tutti un grande momento, si apre una nuova fase, Leone XIV farà bene. Certo forse avrei immaginato di vedere eletto il cardinale Pietro Parolin. Lo confesso: pensavo che ce la facesse, ma sono contento della scelta operata dallo Spirito Santo. E mi creda, non è una questione di quorum o di conteggi numerica, è davvero lo Spirito che soffia. Ho visto che Parolin era presente al fianco di Leone XIV sulla Logga in virtù del suo ruolo di presidente del Conclave. Aveva gli occhi sorridenti, ma lui sorride sempre. Tuttavia vi ho colto, non vorrei sbagliare, un velo. Ma, ripeto, è una mia impressione e posso sicuramente sbagliare.
ANDREA RICCARDI, FONDATORE DELLA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO
Da un’intervista di Salvatore Cannavò, apparsa su ‘Il Fatto Quotidiano’ del 12 maggio 2025
. Sentii che (NdR: Robert Francis Prevost) aveva avuto una discussione sugli agostiniani di Buenos Aires, quand’era generale del suo Ordine, e scherzava dicendo che “pensava che non mi avrebbe mai fatto vescovo”. Invece è andata diversamente. Penso che Bergoglio negli ultimi anni mesi della sua vita abbia avuto la percezione di una situazione difficile e di una eredità complessa, che avesse il timore di una reversibilità della sua opera, se non del rischio di un capovolgimento. Si era diffuso nel m ondo ecclesiastico e si è espresso nelle Congregazioni generali, che sono state anche severe sul Papa appena defunto, il timore della confusione nella Chiesa e che Francesco ne fosse la causa. Bergoglio può allora può aver pensato, con lucidità, a chi e come potesse continuare la sua missione. Bergoglio ha forse guardato a questa figura diversa da lui, che noi abbiamo visto con chiarezza come uomo sereno, pacato, non impulsivo.. (…) Un gruppo vicino a Bergoglio, secondo me ispirato anche da lui, anche se non ho le prove, ha avanzato il nome di Prevost, i latinoamericani si sono fidati, e poi gli americani, quasi tutti, non solo i progressisti, probabilmente hanno allargato l’area di consenso.






