Il 1 ° maggio 2018 è stato eletto Juan Guaidó, in qualità di Presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela. L’appoggiano quattordici milioni di voti, in una Venezuela divisa.
Juan Gerardo Guaidó Márquez, nato il 28 luglio 1983. Si descrive nel suo account Twitter «Funzionario pubblico. Presidente della Assemblea Nazionale. Vice AN dall’Unità di Vargas. Ing. Industriale UCAB. Squali Pa ‘al di sopra e innamorato del Venezuela» Nel 2009, ha lanciato il sogno di creare Volontà Popolare, un partito nazionale con un gruppo di giovani e con Leopoldo Lopez.
Il suo discorso inaugurale come Presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela, il 1 ° maggio 2018, descrive la drammatica situazione famigliare, umana, ed economica «vedere le opportunità distrutte nel paese delle opportunità», sulla migrazione dei Venezuelani, «loro stanno facendo la strada dei Libertadores. Lasciano il paese perché hanno distrutto le opportunità, per avere saccheggiato le risorse del paese, hanno ipotecato il petrolio, ora vanno a saccheggiare le risorse minerarie, oltre ad aver massacrato gli aborigeni».
Per Guaidó, la strategia di Maduro è chiara, si tratta di un problema politico, è la rottura dell’ordine costituzionale, Maduro per questo blocca una soluzione politica, la soluzione elettorale. Ha detto: «Nicolas questo Parlamento non prenderà il tuo giuramento il 10 gennaio. La presidenza si vince con i voti, non sei legittimo, assumere la presidenza giurando davanti ai giudici, nominati a dito, protetto da quattro o cinque paesi, come un fantoccio.»
È già passato il 10 gennaio, abbiamo in Maduro un usurpatore. Ora, Guaidó invoca il sostegno del popolo, della comunità internazionale e dalle forze armate, poi convocherà le elezioni.
Con i suoi 35 anni, il suo agire centrato, non brama la presidenza, la sofferenza che la sua gente vive lo costringe a definire il ruolo dell‘Assemblea Nazionale, di fronte alla rottura dell’ordine costituzionale, è un organo articolatore, d’incontro, di unificazione di tutte le forze democratiche nel paese, dentro e fuori, «quel che siamo in grado di generare è l’unificazione, di tutti i partiti politici, di tutti i leader, unificare in modo costruttivo unire gli sforzi per essere dalla parte del popolo del Venezuela».
Pertanto, come ha promesso, autorizzerà gli aiuti umanitari, si comunicherà direttamente con i paesi disposti ad aiutare. Maduro, non vuole questo aiuto umanitario perché «è il suo business, Maduro è un dittatore». Ma ora, con le azioni legislative, che sono iniziativa dell’Assemblea Nazionale di fronte ad un atto di usurpazione, si esibirà il mandato dato loro dal popolo del Venezuela.
L’azione di «doblaje» attuato nei suoi confronti due giorni fa, quando è stato fermato, come segnala Leopoldo Lopez, tentano di mettergli le manette, lui si rifiuta, «Io sono il presidente dell’unica autorità legittima» risponde ai militari incappucciati. Juan Guaidó conversa con i suoi rapitori sull’ «amnistia che sarà proposta in cerca del reincontro, andrà a beneficio dei militari e contribuirà alla riconciliazione nazionale». I militari si sono tolti il cappuccio e hanno chiesto cosa stava succedendo e se era costituzionale. Juan Guaidó ha spiegato loro, poi hanno preso la decisione di liberarlo.
Per Leopoldo Lopez, c’è una fessura interna al governo dell’usurpatore, la fragilità è evidente.
Oggi, 15 gennaio, l’Assemblea nazionale ha approvato, ai sensi degli articoli 233, 333 e 350 della Costituzione del Venezuela, un accordo storico. Il Parlamento ha assunto i poteri, in sede ordinaria ha presentato il decreto per concedere l’Amnistia e Garanzie Costituzionali ai militari e civili che contribuiscano alla difesa della Costituzione. Come ha detto Juan Guaidó «amnistia, perdono, riconciliazione. Amnistia per riconciliare il popolo del Venezuela».
Il 23 gennaio si terrà una Manifestazione per la libertà in Venezuela.







