Francesco in Mongolia visita la piccola comunità cattolica nella “terra dei cieli eternamente azzurri”.

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Il paese asiatico di grande tradizione religiosa confina con la Cina e la Russia, uno dei pochi al mondo ad avere buone relazioni con il dragone cinese e il Taiwan.

“E’ una visita molto desiderata e sono felice di incontrare un popolo così nobile e saggio”. Sono le parole di Papa Francesco che all’Angelus ha parlato del suo 43° viaggio apostolico nel cuore dell’Asia, in Mongolia, che lo terrà impegnato dal 31 agosto fino al 4 settembre. Francesco incontrerà il suo “piccolo gregge”, quella periferia del mondo che gli sta molto a cuore, una chiesa piccola nei numeri “ma con una comunità grande nella carità e molto viva nella fede”.  

Un viaggio nella terra del fondatore, Gengis Khan, noto per tollerare persone diverse, nella capitale di Ulan Bator, tra le grandi steppe e le piccole Ger, tipiche tende con colonne di legno e pareti di feltro, simbolo della vita nomade della popolazione. Un popolo “appassionato”, “pacifico”, con una “vocazione al multilateralismo” e attento all’ambiente.

Francesco dopo poche settimane dal suo rientro dalla GMG a Lisbona, affronterà un viaggio lungo ma intenso in un paese che conta una popolazione di circa tre milioni e mezzo di abitanti di cui 1.500 sono cattolici locali battezzati, riuniti in otto parrocchie e una cappella, distribuiti su un vasto territorio di oltre un milione e mezzo di chilometri quadrati.

La visita ufficiale del Papa riveste una grande importanza per facilitare i rapporti bilaterali tra la Chiesa e il governo mongolo, indubbiamente importanti per l’organizzazione della missione apostolica ecclesiale in questo Paese in continuo sviluppo. Il motto del viaggio – “Sperare insieme” – esprime un doppio significato del viaggio, visita pastorale e visita di Stato, in cui si condivide la virtù cristiana della speranza e si richiede collaborazione. “Sto viaggiando nel cuore dell’Asia come fratello di tutti”.

https://www.youtube.com/watch?v=W-DRLqomrwI

Uno dei momenti salienti di questa quattro giorni intensa, è l’incontro ecumenico interreligioso al Teatro Hun, che avrà luogo il 3 settembre in un Paese che sta ricostruendo la sua identità dopo 70 anni di comunismo e la difficile transizione democratica.

La Sala stampa vaticana sottolinea: “La presenza del Santo Padre rappresenta per questa piccola porzione di popolo di Dio un segno di grande speranza e di incoraggiamento, e d’altra parte la Chiesa che è in Mongolia, con la sua piccolezza e marginalità, può offrire un segno di speranza per la Chiesa universale”.

Francesco è il primo Pontefice a visitare il Paese asiatico, a maggioranza buddista tibetana, dove nel 2022 la Chiesa ha celebrato il 30esimo anniversario della presenza cattolica nel paese dopo il crollo del comunismo. La Mongolia confina in questa cerniera asiatica tra la Cina e la Russia. Per molti la visita apostolica sarà molto seguita dalla Russia, che nell’era sovietica controllava molto la Mongolia, e dalla Cina, che cerca di esercitare la sua influenza attraverso “Belt and Road Initiative”.

Francesco ha cercato sempre di mantenere un atteggiamento diplomatico con i due Paesi. Ha inviato in Russia un rappresentante per cercare di raggiungere un accordo di pace con l’Ucraina e mantiene relazioni equilibrate con la Cina, nonostante l’accordo del 2018 per la nomina dei vescovi non fu rispettato. La Mongolia è un paese di grande tradizione religiosa e uno dei pochi al mondo a mantenere buone relazioni con la Cina e il Taiwan.

C’è molta curiosità, interesse e attesa da parte della popolazione mongola a maggioranza non cristiana. “Il vescovo di Roma è molto apprezzato per il suo impegno sui terreni della pace, dell’armonia e del dialogo – lo afferma in un’intervista il Card. Giorgio Marengo, vescovo di Ulan Bator, in Mongolia- è riconosciuto come un leader di fama mondiale, requisito essenziale per un incontro all’insegna dell’amicizia, della bellezza e dell’arricchimento reciproco”.

Il cardinale Giorgio Marengo, missionario italiano in Mongolia, sottolinea che il dialogo con persone di altre religioni è una costante per la piccola comunità cattolica. Auspica che la visita del papa possa migliorare la conoscenza della Chiesa e della fede in un Paese dove Cristo è così poco conosciuto. “Ci vuole molta preghiera per i cattolici mongoli e i loro pastori affinché trovino illuminazione e forza evangelizzatrice attraverso la presenza e la parola di Papa Francesco. La giovane Chiesa missionaria ha bisogno di crescere nella fiducia sostenuta dalla forza rinnovatrice dello Spirito Santo nella “terra dei cieli eternamente azzurri”.

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