La Colombia sceglie il cambiamento: il primo presidente “populista” nella storia del paese

0
665
Il voto del ballottaggio il 19 giugno per decidere il Presidente della Colombia: in gioco ci sono il modello economico, l’integrità democratica del Paese e i mezzi di sussistenza di milioni di cittadini. Intervista a Pedro Viveros, analista politico.

Circa 39 milioni di colombiani andranno a votare al ballottaggio questo 19 giugno per scegliere come presidente (2022-2026) tra due alternative politicamente diverse: il candidato di sinistra Gustavo Petro, ex- guerrigliero del M-19, in politica da più di 30 anni (nostalgico Chavista che  decise di scambiare le armi per il voto) e che al primo turno ha ottenuto circa 8,5 milioni di voti, e Rodolfo Hernández, soprannominato l’antisistema, il Trump colombiano (nel 2004 ha vissuto il dramma di sua figlia Juliana, prima rapita e poi uccisa dalla guerriglia dell’ELN) e che sorprendentemente al primo turno ha avuto circa 5,9 milioni di voti.

La tornata elettorale si preannuncia come uno dei momenti più significativi nella storia del paese: in gioco ci sono il modello economico, la sua integrità democratica e i mezzi di sussistenza di milioni di colombiani. La mancanza di un centro democratico nella politica del Continente, che ha spinto milioni di latinoamericani alla povertà e a subire la violazione dei diritti umani, migrazione forzata, persecuzioni ed esilio nel nome della “democrazia”, fa avanzare, però, le posizioni più estreme. Si avverte una forte sensazione di disagio nella regione dove il pensiero comune dubita da sempre delle economie che sembrano essere costruite principalmente per servire le élite.

Petro e Hernández promettono per i prossimi anni un cambiamento radicale nella società colombiana. Non hanno quasi niente in comune, se non la manifestazione tangibile del voto «antisistema» e della “rottura” con la politica tradizionale. Gli oustsider della politica colombiana sono pronti a salire sul palazzo presidenziale di Nariño scommettendo su percorsi nuovi e sconosciuti i cui progetti hanno per ora entusiasmato la maggioranza dei colombiani al primo turno.

Il nuovo presidente si troverà nel mezzo di una profonda polarizzazione dovuta oltre che al malcontento sociale derivato dalla disuguaglianza e dalla povertà, anche alla lacerazione causata dalla pandemia, nonché dall’insicurezza nelle città e dalla violenza nelle aree rurali dove operano gruppi armati illegali dediti al traffico di droga.

Secondo gli analisti l’85% dei colombiani sono pessimisti, come negli anni ’90, periodo segnato dal conflitto armato, e pensano che il paese abbia intrapreso una strada sbagliata. La richiesta di cambiamento di rotta e di alternanza è tanta. I risultati del primo turno in Colombia cambiano gli equilibri di potere, hanno inferto un duro colpo alla classe politica conservatrice del paese, che dovrà ora adattarsi a un ruolo diverso e inevitabilmente sminuito.

Gli analisti affermano che Petro è passato dall’essere quasi “sicuro presidente” ad avere difficoltà a vincere contro Rodolfo Hernández, l’imprenditore edile di 77 anni ed ex sindaco di Bucaramanga, che potrebbe beneficiare dell’elettorato di Federico Gutiérrez, il candidato di destra arrivato terzo, ribaltando lo scenario politico. Hernandez, dal canto suo, ha dichiarato che non accetterà l’appoggio di «politici», partiti o macchine politiche che sono state artefici dell’obsoleto passato, ma vuole i voti di tutti coloro vogliano sostenerlo, indipendentemente dal colore di appartenenza.

Vincendo al secondo turno Petro invece diventerebbe il primo presidente di sinistra nella storia della Colombia, una pietra miliare per un paese governato a lungo da una classe dirigente di centro destra. La sua vittoria rifletterebbe uno spostamento a sinistra in tutta l’America Latina, che chiede agli Stati Uniti un riadattamento delle relazioni, un approccio diverso verso la guerra alla droga e la rivalutazione di un accordo commerciale bilaterale che potrebbe portare a uno scontro con Washington.