Cile: le prime “turbolenze” del governo di sinistra di Gabriel Boric

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Colloquio con Joaquín García–Huidobro, scrittore, professore dell’Istituto di filosofia presso l‘Universidad de los Andes e analista politico

Gabriel Boric è il più giovane presidente nella storia del Cile. A solo 36 anni l’ex leader studentesco ha entusiasmato diversi settori che lo vedono, non solo in America Latina, come la “nuova stella” della sinistra. Nonostante ci sia ottimismo per la gestione moderata dell’ex deputato cileno, è proprio la svolta a sinistra di un paese cresciuto economicamente sotto il capitalismo, a destare sui mercati nell’ultimo decennio alcuni timori.

Il nuovo presidente cileno ha sorpreso con i suoi discorsi attaccando senza ambiguità l’invasione russa in Ucraina con la promessa di difendere i diritti umani in qualsiasi parte del mondo.

A più di un mese dal suo insediamento il governo Boric ha dovuto affrontare, nonostante le forti critiche al suo mandato, la profonda crisi che sta attraversando il paese aggravata da un panorama economico interno e globale estremamente complicato e dalla ripresa dovuta all’impatto della pandemia di Covid-19. Tutto questo ha fatto presagire un inizio difficile.

Il giovane Boric non ha un’esperienza amministrativa forte, ma è pieno di entusiasmo, freschezza e innovazione. Tuttavia, gran parte dei problemi dell’esecutivo derivano dai suoi stessi errori, e non tanto dall’eredità del passato.

Gabriel Boric ha annunciato che il Cile voterà, come da promessa fatta in campagna elettorale, la nuova Costituzione il 4 settembre. Nonostante un recente sondaggio abbia segnato la vittoria del «no» alla nuova Magna Carta, il Presidente ha rassicurato che verrà modificato «il necessario» affinché la nuova Costituzione vada avanti.

Secondo gli analisti la nuova Costituzione potrebbe trovarsi di fronte a due gravi pericoli: il primo la nascita di un testo contraddittorio, radicale e stridente che condurrebbe l’esecutivo a una situazione di ingovernabilità; la seconda è che per lo stesso motivo, ma soprattutto a causa di una formazione situata più a sinistra dell’elettorato cileno nel suo insieme, potrebbe essere bocciata dagli elettori a settembre.

A circa due mesi di governo a farla da protagonista è stata la ministra cilena dell’Interno Izkia Siches, travolta da una polemica che ha poi dovuto smentire in parlamento riguardo la gestione irregolare della migrazione del precedente governo di Sebastián Piñera: “È stata effettuata una sorta di esercitazione di espulsione su un volo che sarebbe decollato e poi rientrato nel paese con tutti gli immigrati. È un atto gravissimo”. 

La stessa ministra nei suoi primi incontri istituzionali si è recata alla città di La Araucania, nel sud del paese, per incontrare una famiglia di una giovane indigena uccisa dalle forze di polizia nel 2018, ma al suo arrivo a riceverla c’erano posti di blocco, barricate e spari in aria: «Finché ci saranno prigionieri politici mapuche, non ci sarà dialogo». È una regione colpita dal conflitto tra lo Stato cileno e il popolo mapuche per la contesa delle terre ancestrali, una situazione pericolosa aggravata dal traffico di legname, di droga e da altri crimini. Un duro colpo sulla realtà cilena, viste le grandi aspettative sul giovane presidente di sinistra.

Anche la riforma del piano pensionistico sembra aver impensierito il parlamento che ha bloccato l’emendamento con una prima bocciatura definendolo “dannoso” e controproducente per un’inflazione che già si attesta a livelli record. Nonostante tutti avessero grandi aspettative da questo nuovo cambio di rotta, il caso Cile rimane un caso sconcertante: “È proprio come decollare con un aereo nonostante la turbolenza” – ha definito lo stesso presidente cileno Boric nel suo primo mese al ‘Palacio de la Moneda’, facendo fatica a nascondere un panorama che genera “ansia e incertezza”. Il nuovo presidente ha riconosciuto le difficoltà nel processo di insediamento, ma ha promesso di cambiare ‘rumbo’. Gli errori ministeriali e la perdita di controllo dell’agenda appaiono come le sfide principali.