VANESSA LEDEZMA: LA ‘VIA CRUCIS’ DEL POPOLO VENEZUELANO – di GIUSEPPE RUSCONI

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Intervista alla figlia maggiore di Antonio Ledezma, sindaco di Caracas, prigioniero politico da due anni nelle carceri militari, senza processo: “Mancano i medicinali, manca il latte, vi sono madri che danno in adozione i loro figli perché possano vivere, la gente –disperata -rovista nei cassonetti”: è l’immagine, cruda ma reale, del Venezuela oggi, 18 anni dopo l’ascesa al potere di Hugo Chavez, cui è succeduto 4 anni fa Nicolas Maduro: “I Governi reagiscano concretamente, altrimenti diventano complici del crimine”. Un libro di Marinellys Tremamunno sul crollo del chavismo.

Donne coraggiose che – private per assassinio o per prigione dei loro padri, mariti, figli – inalberano convinte e appassionate la fiaccola della libertà, della democrazia, dei diritti conculcati dai regimi dittatoriali nei loro Paesi. Ne troviamo ad esempio a Cuba: la vedova Ofelia e la figlia Rosa Maria di Oswaldo Payà, fondatore del ‘Movimiento cristiano de Liberacion’ (morto per un incidente in macchina molto sospetto, vedi anche gli articoli e le interviste sull’argomento in questo stesso blog www.rossoporpora.org ). Ne troviamo in Venezuela: da Lilian Tintori, battagliera moglie del leader dell’opposizione Leopoldo Lopez (prigioniero politico) a  Antonieta Lopez (madre di Leopoldo) a Maria Corina Machado (altra leader dell’opposizione, dichiarata decaduta da deputata, che non può lasciare il Paese) a Mitzy Capriles de Ledezma, sposa di Antonio Ledezma, sindaco di Caracas da due anni nel carcere militare di Ramo Verde (a nord della capitale) senza che sia mai stato avviato un processo. Qui a Roma, a margine di un Convegno sulla situazione in Venezuela promosso da Forza Italia e Popolari per l’Italia, abbiamo intervistato sabato 8 aprile la figlia maggiore di Antonio Ledezma, Vanessa…

Vanessa, prima di parlare della situazione in Venezuela, ci dica qualcosa della Sua storia personale…

Sono la figlia maggiore di Antonio Ledezma, sindaco di Caracas. Sono arrivata in Italia nel 2012 con mio marito e una figlia di sette mesi. Poi, tre anni fa è nata un’altra figlia. Sono venezuelana e italiana, perché un nonno era italiano, di Grottaminarda in Irpinia, emigrato in Venezuela nel Secondo dopoguerra. Siamo tre sorelle e un fratello.

Perché è venuta in Italia?

I miei genitori me l’hanno chiesto. Mio padre prevedeva che la situazione in Venezuela sarebbe andata peggiorando sempre più e non voleva che i suoi nipoti fossero costretti a soffrire. Perciò ci ha chiesto di trasferirci in Italia. Già nel 2012 la crisi economica infieriva e nei supermercati gli scaffali incominciavano a restare vuoti. Stava esplodendo anche la crisi energetica, la luce elettrica era già razionata e potevamo usufruirne solo per poche ore al giorno.

Suo padre Antonio era sindaco di Caracas da diversi anni…

E’ diventato sindaco, democraticamente, nel 2008. Nel 2009 ha dovuto ricorrere a uno sciopero della fame davanti all’Organizzazione degli Stati americani per protestare contro il sequestro da parte del Governo delle risorse per Caracas, città metropolitana. Tanto che i dipendenti comunali non potevano più essere pagati. Davanti allo sciopero della fame e alle proteste il Governo ha poi ceduto e restituito le somme destinate ai salari.

Da quando è venuta in Italia, è rientrata mai in Venezuela?

Tre volte, l’ultima volta un mese dopo l’arresto di mio padre avvenuto nel febbraio del 2015. Ho potuto così far conoscere la mia seconda figlia a mio padre, nel carcere militare di Ramo Verde. Le visite, di poche ore, erano ammesse dal giovedì alla domenica. E bisognava superare una serie di controlli, almeno sette. Perfino hanno fatto togliere il pannolino a mia figlia per controllare che non vi si nascondesse niente. In Venezuela sono restata una settimana. Poi sono rientrata in Italia e da allora non ho più visto mio padre.

Che notizie ha?

E’ un uomo forte, molto forte. E’ consapevole che si trova in un luogo pieno di persone rette e oneste e questo lo conforta. Sono passati più di due anni dal suo arresto. Dopo un anno c’è stata un’udienza preliminare in cui non ha avuto neppure la possibilità di capire le motivazioni delle accuse di cospirazione e di associazione a delinquere né di difendersi. Gli hanno minacciato 26 anni di carcere. Dopo più di due anni è ancora senza processo e senza condanna.

Come è avvenuto l’arresto?

Il 19 febbraio 2015 era nel suo ufficio, quando hanno fatto irruzione violenta (sfondando la porta di vetro) alcune decine di uomini incappucciati del Servizio bolivariano di intelligence (Sebin); l’hanno preso, bastonato, ammanettato, incappucciato e poi portato in una loro caserma. Il tutto è avvenuto senza neanche la presentazione dell’ordine di arresto. Maduro è poi apparso alla televisione, a reti unificate, e ha detto che mio padre era stato arrestato per “attentato alla pace, alla sicurezza del Paese e alla Costituzione”, come membro di una “cospirazione permanente”. In realtà mio padre giorni prima aveva solo firmato, con Leopoldo Lopez e Maria Corina Machado, un documento per una transizione democratica di governo: ma ciò è bastato come pretesto per scatenare la repressione di Maduro. Consideri che mio padre era la seconda persona più votata del Venezuela, eletto democraticamente -come già notato -sindaco di Caracas nel 2008 e riconfermato nel 2013. Oggi ha 62 anni ed è da quando ne aveva 13 che fa politica: è sempre stata la sua passione. E’ stato deputato, senatore, vicepresidente del Senato, governatore del distretto federale…

L’arresto di Suo padre è un po’ un simbolo di quello che accade oggi in Venezuela…

La situazione odierna ha le sue radici nella conquista del potere da parte di Chavez nel 1999. Mio padre ha sempre denunciato i mali del chavismo, contro le bugie presidenziali. Mio padre è in prigione, perché ha sempre tentato di smascherare la dittatura venezuelana.

E’ cambiato qualcosa dopo la fase terminale della malattia di Chavez, con il passaggio delle consegne a Maduro?

E’ andata sempre peggio. Negli Anni Novanta in Venezuela circolavano tanti soldi, perché era uno dei Paesi più ricchi dell’America latina grazie alle risorse petrolifere. Chavez ha utilizzato somme enormi per diffondere la sua ideologia socialista e populista. Il risultato è che oggi i poveri in Venezuela sono la grande maggioranza, perché i poveri sono restati poveri e le altre classi, media e alta, lo sono diventate.

Ci vuole fare qualche esempio di povertà venezuelana odierna?

Non ci sono medicine, neanche le più comuni e i malati non riescono più a curarsi. Si muore perché mancano le medicine. Ma il Governo rifiuta gli aiuti internazionali, sostenendo che di medicine non c’è bisogno: una tragica menzogna propalata solo per evitare che il mondo scopra la verità. Non possiamo inviare delle medicine, poiché le bloccano alla dogana, le rubano o le vendono al mercato nero. L’ìinflazione è vicina al mille per cento…

Da diverse immagini si notano comuni cittadini che sono costretti a rovistare nei cassonetti dell’immondizia…

A questo siamo arrivati! E’ molto choccante dover raccontare queste cose sul Venezuela, ma la realtà non si può nascondere. Per entrare in un supermercato si fanno ogni giorno delle lunghe file alla ricerca di quel che è rimasto, dato che ormai la maggior parte degli scaffali sono vuoti.

E i bambini come mangiano?

Molti sono denutriti. In molti casi non hanno neanche più il latte, tanto che ci sono madri che per disperazione danno i figli piccoli in adozione a chi può garantire loro almeno gli alimenti di base. Meglio l’adozione, dicono, che vederseli morire impotenti fra le braccia.

A tutto questo si aggiunge il problema gravissimo della criminalità…

A Caracas – città che secondo le statistiche è ormai la più pericolosa nel mondo – e non solo si è costretti a rinchiudersi in macchina, a restare in casa dopo la chiusura dei negozi. Alle sei si è già tutti nel proprio appartamento. Non c’è più una vita normale. Si cerca di sopravvivere. Non si sa mai se, quando esci di casa, ci tornerai.

Ci sono ancora legami con la dittatura castrista?

Sì, ad esempio parte della Guardia nazionale è formata da cubani… si sente dall’accento…

Del resto abbiamo sentito raccontare l’ex-ministro Mario Mauro di quello che gli è capitato da parlamentare europeo nel 2010: giunto, insieme con il collega spagnolo Jaime Mayor Oreja, all’aeroporto di Caracas, vi è stato trattenuto per ore dato che si pretendeva dovessero essere sottoposti a interrogatorio. E i militari erano cubani…

Ci sono tanti cubani in Venezuela. Tutti sappiamo perché e non ci piace. I Castro hanno voluto esportare in Venezuela la drammatica situazione di Cuba. Tanti sostenevano che mai il Venezuela sarebbe diventato come Cuba, ma in realtà oggi Caracas è anche peggio dell’Avana.

In Occidente c’è (c’è stata?) una certa simpatia per il chavismo… Perché, secondo Lei?

Chavez ha voluto mostrare al mondo che lui aiutava i poveri, gli emarginati. E che aiutava i popoli dell’America latina. In realtà il popolo venezuelano non l’ha mai aiutato. Gli ha dato da mangiare quel che tanto che bastava per accontentarlo, ha creato università ma le ha anche riempite di cubani per l’indottrinamento. In realtà ha reso povero un Paese ricco.

Quale l’atteggiamento della Chiesa venezuelana verso il regime?

La Chiesa venezuelana è molto netta nella sua posizione. Basta leggere quanto scrive nell’Esortazione pastorale per l’inizio del 2017…

Riscriviamolo qui, perché è importante e sintetizza la realtà del Paese qual è: “L’attuale realtà venezuelana è estremamente critica. (…) stiamo vivendo situazioni drammatiche: la grave scarsità di medicine e cibo  – non avevamo mai visto tanti fratelli rovistare nella spazzatura alla ricerca di cibo! – il deterioramento estremo della sanità pubblica, l’alta denutrizione dei bambini, l’ideologizzazione dell’educazione, l’altissimo indice di inflazione con la conseguente perdita di potere d’acquisto, la corruzione generalizzata e impunita (…) l’odio e la violenza politica, gli elevati tassi di delinquenza e insicurezza, il pessimo funzionamento dei servizi pubblici, tracciano un oscuro panorama che si aggrava di giorno in giorno (…) Questa cultura di morte a cui siamo sottomessi configura uno stato di azioni e decisioni moralmente inaccettabili che squalifica eticamente chi lo provoca, mantiene o giustifica”. La causa “fondamentale” di tale situazione “è l’impegno del Governo a imporre il sistema totalitario definito nel ‘Plan Patria’ (noto come Socialismo del XXI secolo), nonostante il sistema socialista abbia fallito in tutti i Paesi in cui si è instaurato, lasciando una scia di dolore e povertà”.

E’ un pronunciamento talmente chiaro che non ha bisogno di ulteriori commenti. Voglio però ricordare che anche la Chiesa chiede che la Costituzione venga rispettata e si svolgano così le elezioni regionali più volte rinviate. E’ una condizione indispensabile per qualsiasi tipo di dialogo.

A tale ultimo proposito la Santa Sede, anzi personalmente papa Francesco, ha voluto promuovere il dialogo tra Governo e opposizione, con mediazione vaticana. Ma fin qui senza nessun risultato…

Il Governo ha inteso il dialogo come una possibilità di guadagnare tempo. Ed è per questo che l’opposizione non si è presentata, ponendo condizioni precise per l’avvio di un confronto serio. Del resto anche il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin (già nunzio a Caracas) – in una lettera che è stata divulgata dalla stessa opposizione e che ha fatto infuriare Maduro  e i suoi – ha auspicato l’apertura agli aiuti internazionali alimentari e sanitari, la fissazione di un calendario elettorale, la restituzione dei poteri propri del Parlamento, la liberazione dei prigionieri politici… Come si fa a dialogare, dico io, in un Paese in cui ci sono prigionieri politici? In un Paese democratico di prigionieri politici non ce ne sono.

Che cosa chiede Vanessa Ledezma all’Occidente e al resto del mondo?

Non bastano le dichiarazioni. Vogliamo solidarietà fatta di gesti concreti. In Venezuela la crisi umanitaria è spaventosa: la violazione dei diritti dell’uomo e delle regole democratiche è massiccia, la crisi economica durissima, si muore per fame o per mancanza di medicine. Come si fa ancora a fingere di non vedere? In questa Settimana Santa dobbiamo pregare tanto per il Venezuela e perché il mondo non resti sostanzialmente indifferente alla tragedia. Dobbiamo lottare perché ci sia un cambiamento radicale il più presto possibile. Non è una lotta di persone, ma di un popolo intero che chiede diritti e libertà. Tutti quei Governi che non prendono posizione con i fatti contro la dittatura di Maduro diventano suoi complici. E portano una grave corresponsabilità storica di quanto succede e succederà nel Paese.

Alma llanera” (anima della pianura) è un canto del 1914 che è divenuto una sorta di secondo inno nazionale del Venezuela. Celebre il ritornello che sprizza gioia di vivere e che abbiamo assaporato tante volte con il coro di Pablo Colino: Amo, lloro, canto, sueňo/con claveles de passion (bis)/Amo, lloro, río, sueňo/y le canto a Venezuela/con alma de trovador….

Ma forse oggi ai venezuelani non riesce più di cantarlo.

 

“VENEZUELA: IL CROLLO DI UNA RIVOLUZIONE”, UN LIBRO DI MARINELLYS TREMAMUNNO

L’autrice Marinellys Tremamunno.

 Per chi si vuole informare seriamente sugli avvenimenti venezuelani può essere utilissimo “Venezuela: il crollo di una rivoluzione” (ed. Arcoiris, Salerno), un libro di Marinellys Tremamunno, presentato mercoledì 5 aprile a Roma, presso la Fondazione Bettino Craxi. Chi è l’autrice? Giornalista italo-venezuelana (nipote di emigrati pugliesi degli Anni Cinquanta), nel 2003 – venticinquenne – ha fondato un giornale, Tras la Noticia, costretto a chiudere sei anni dopo a causa della censura chavista. Dal 2009 è in Italia, impegnata a fianco degli esuli venezuelani in una lotta difficile per sensibilizzare l’Italia e il resto d’Europa sulla catastrofe umanitaria che imperversa nel Paese latino-americano (in cui risiedono tra l’altro circa due milioni di persone di origine italiana). Lo fa con convinzione, verità e passione; da un paio d’anni informa sulla situazione venezuelana anche dalle colonne del quotidiano cattolico online “La Nuova Bussola Quotidiana”.

Introducendo la presentazione romana, Stefania Craxi ha denunciato la fatica di creare in Italia un movimento consistente di opinione pubblica contro la deriva dittatoriale chavista, oggi impersonata da Nicolas Maduro: ci sono ancora troppi “nostalgici delle rivoluzioni sinistre, che predicano Marx anche se vorrebbero vivere come Rockefeller”. Il presidente della commissione esteri della Camera dei deputati, Fabrizio Cicchitto, ha constatato il persistere in Italia di un ‘doppiopesismo’ nei confronti delle dittature di destra e di sinistra: contro le prime la mobilitazione è immediata, verso le seconde prevale invece una “sostanziale omertà”, come nel caso del Venezuela di Chavez e di Maduro. L’omologo del Senato, Pier Ferdinando Casini, ha evidenziato da parte sua come i ‘rivoluzionari di sinistra’, sbiadito il vessillo cubano dopo il ‘disgelo’ tra L’Avana e Washington, si rifugino ormai sotto le bandiere chaviste nella loro ricerca di un modello ideologico. Ambedue i politici italiani hanno fatto riferimento alla risoluzione riguardante la crisi in Venezuela, approvata recentemente dalle due Camere.

Dopo la testimonianza di Vanessa Ledezma (vedi l’intervista più sopra), l’Autrice ha rilevato tra l’altro che “nel fallimento del sistema imposto negli ultimi diciotto anni  c’è la risposta del perché il Venezuela si sia trasformato dal Paese che accoglieva tutti al Paese dell’esodo di massa”. Si calcola  che il 7% della popolazione abbia abbandonato il Paese negli ultimi anni. Certamente “capire il Venezuela vi farà capire anche l’America latina di oggi”.

Il libro di Marinellys Tremamunno, dopo la prefazione di Riccardo Cascioli (direttore de “La Nuova Bussola Quotidiana”) e una multiforme dedica (tra l’altro “principalmente al Venezuela, questo Paese con profumo di donna che si rialzerà con dignità”), presenta un’interessante serie di interviste. Al politologo Leonardo Morlino sulla “qualità della democrazia in Venezuela”. Al direttore del quotidiano “El Nacional”  Miguel Enrique Otero (esule in Spagna per aver ripreso la notizia sul narcotraffico in cui è implicato pesantemente l’entourage di Maduro). A ecclesiastici cattolici: dal presidente di Caritas America Latina, il vescovo José Luis Azuaje Ayala a un altro vescovo venezuelano, mons. Freddy Jesus Fuenmayor Suarez. Anche all’arcivescovo ora cardinale Baltazar Enrique Porras Cardoso. L’Autrice riproduce poi altri due documenti molto interessanti: la lettera aperta dell’ex-ambasciatore venezuelano presso le Nazioni Unite Milos Alcalay e l’Esortazione pastorale della Conferenza episcopale venezuelana del gennaio 2017.

Buona parte del volume è dedicata alla ripresa di articoli pubblicati su “La Nuova Bussola Quotidiana” (2015-17), spesso concernenti prese di posizioni e iniziative della Chiesa cattolica venezuelana (l’unica istituzione coerentemente impegnata nella difesa strenua dei diritti umani, della democrazia e nel cercare di alleviare la crisi umanitaria) e della Santa Sede (qui l’Autrice ha osservato che la Santa Sede “ha commesso errori che poco ci hanno aiutato in questa situazione”). E’ noto che molti cattolici venezuelani hanno giudicato la volontà di dialogo politico espressa da papa Francesco come una sorta di ‘tradimento’ e di possibilità graziosamente e ingiustamente offerta a Maduro di prendere tempo: l’indignazione è sfociata anche in alcune vignette, diffusissime, in cui Jorge Mario Bergoglio è sospettato di essere insensibile al grido di dolore del Paese reale. A proposito di vignette: il libro ne contiene 33 del giovane artista Fernando Pinilla, eccezionale nel ridare attraverso una satira pungente la triste quotidianità venezuelana. Marinellys Tremanunno dedica infine alcune pagine ai gravi disagi economici che oggi devono affrontare gli italo-venezuelani, sia ancora residenti nel Paese che tornati in Italia (problemi nel ricevere la pensione e nella copertura sanitaria).

L’intervista a Vanessa Ledezma appare integralmente solo su www.rossoporpora.org

Acerca del Autor

Giuseppe Rusconi

Nato a Bellinzona (Canton Ticino, Svizzera), Giuseppe Rusconi si è laureato nel 1973 presso l’Università cattolica di Milano con una tesi in storia contemporanea. Docente di letteratura italiana fino al 1988 (anche dieci anni a Roma), è stato a Berna come giornalista parlamentare per sette anni. Tornato a Roma nel 1996 per una ricerca negli archivi vaticani, si è poi occupato del mensile cattolico “il Consulente RE”, di cui è stato direttore. Nel 2013 ha aperto il blog www.rossoporpora.org, che tratta soprattutto argomenti relativi al mondo cattolico, anche con interviste a molte personalità. Collabora regolarmente con il mensile cattolico “Inside the Vatican’ e con il quotidiano “Giornale del Popolo’ di Lugano.

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