Intervista all’Ambasciatore d’Italia in Guatemala Edoardo Pucci, all’Ambasciatore di Guatemala in Italia Alfredo Trinidad Velásquez ed all’attivista per i diritti umani guatemalteca Iduvina Hernandez Batres

Iduvina Hernández Batres è un’attivista per i diritti umani guatemalteca. Ha iniziato ha occuparsene nel 1975, quando era all’università. Laureata in Sociologia nel 1980 all’Università di San Carlos de Guatemala, nel 1984, quando assassinarono suo marito, Hernández Batres, ha deciso di andare in esilio in Messico, dove ha scoperto il giornalismo, attività che, da quel momento, ha continuato a svolgere perché, come dice, “è stata per me l’adrenalina, il motore della mia vita”. Questa stessa adrenalina la sta sostenendo anche nel suo attivismo pubblico, da quando ha iniziato a dedicarvisi. La paura del pericolo c’è sempre stata, ma non l’ha paralizzata anche perché, le molteplici attività che svolge quotidianamente, le danno poco tempo per pensarci, incluso il ruolo di ricercatrice nella SEDEM (Seguridad em Democracia, una ONG guatemalteca che si occupa dello studio della sicurezza nella democrazia in Guatemala), che ha fondato e dove attualmente è Direttore Esecutivo.
Edoardo Pucci è Ambasciatore d’Italia in Guatemala dal maggio 2016. Nato a Prato nel 1972, si è laureato in Scienze Politiche nel 1998 all’Università di Firenze. Entra in carriera diplomatica nel 2002 ed inizia il suo percorso professionale presso la Direzione Generale della Cooperazione allo Sviluppo e successivamente presso la Direzione Generale dei Paesi dell’Africa Sub-Sahariana del MAECI.
Nel 2004 viene assegnato all’Ambasciata d’Italia a Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) dove ricopre anche l’incarico di Capo Cancelleria Consolare.
Nel 2008 assume l’incarico di Primo Segretario all’Ambasciata a Washington, occupandosi dei rapporti commerciali bilaterali tra Italia e Stati Uniti.
Nel novembre 2012, rientrato a Roma, è assegnato all’Unità di Crisi della Farnesina.
E’ il più giovane Ambasciatore nella rete diplomatica italiana.
Alfredo Trinidad Velasquez è un Ambasciatore guatemalteco, laureato in urbanistica presso il Politecnico di Milano e specializzato in Scienze Politiche all’Università di Bologna con un Master in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Lovaina (Belgio).
Diplomatico di carriera con il grado di Ambasciatore plenipotenziario, è stato due volte viceministro degli Affari Esteri, occupandosi soprattutto d’integrazione Centroamericana e di cooperazione internazionale, anche nel campo della sicurezza. Profondo conoscitore dell’Italia, è stato capo delegazione del Guatemala nei negoziati per l’Accordo di Associazione Unione Europea – Centroamerica. Ambasciatore del Guatemala in Italia dal 2009, e Rappresentante Permanente presso la FAO e l’Ifad, il PMA, ICCROM, OIT UNICRI e l’IILA.
Si è fortemente impegnato nella promozione dell’America Latina in Italia e dell’Italia in America Latina, in particolare quando gli è stata affidata la Presidenza di turno dell’IILA, l’Istituto Italo Latino Americano con sede in Roma. Premiato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con l’Ordine della Stella della solidarietà italiana, attualmente si occupa di Cooperazione Internazionale presso il Ministero della Cultura dell’attuale Governo guatemalteco del Presidente Jimmy Morales.

 

Domanda 1): Ad oltre 20 anni dalla riappacificazione dopo la guerra civile, secondo lei, a che punto siamo, oggi, sul fronte del recupero della memoria, della riconciliazionesociale e della difesa dei diritti umani in Guatemala? Che bilancio ritiene si possa fare?

In realtà sono passati più di 20 anni dalla firma degli Accordi di Pace il che non ha significato necessariamente che abbiamo raggiunto la riconciliazione. Essa può essere soltanto il risultato della giustizia attraverso la conoscenza della verità e la ricostruzione della memoria. In Guatemala si vive ancora un forte movimento di negazione dei fatti vissuti, di recriminazione alle vittime della repressione, e di accusa e diffamazione – attraverso i mezzi d’informazione – nei confronti di chi cerca giustizia. L’esempio più significatico di quanto sia difficile in Guatemala una riconciliazione che passi attraverso la memoria e la justicia è l’omicidio del Vescovo Juan Gerardi Conedera due giorni dopo aver presentato il Rapporto sul recupero della memoria storica (“Guatemala: nunca mas”, n.d.r.), il 26 aprile del 1998. Abbiamo fatto dei passi avanti, sí. Ci sono casi importanti di giustizia di transizione che hanno ottenuto sentenza nei tribunali. Tuttavia, il potere delle forze che hanno posto in essere la repressione o che l’hanno finanziata e sostenuta, è ancora molto grande e ciò rende titanico lo sforzo per una giustizia che porti alla riconciliazione.
La firma degli Accordi di Pace, 20 anni fa, non ha significato automaticamente la riappacificazione della società guatemalteca, ma l´inizio di una nuova fase politica in cui tutte le posizioni, non fondate sulla violenza o sulle armi, potessero avere uguale dignità e concorrere a libere elezioni. Alcuni fattori sono stati sicuramente positivi: dopo la firma della pace non vi sono state in Guatemala né vendette né vittime di violenza politica; la libertà di espressione ha fatto notevoli passi in avanti; alcuni settori, come le comunità indigene organizzate, il settore femminile, o le organizzazioni dei diritti umani hanno rafforzato la propia incidenza. Purtroppo gli alti indici di povertà, in particolare nell´area rurale, e il conseguente aumento dei tassi di violenza causati dalla criminalità comune hanno inciso negativamente nella percezione negativa rispetto ai risultati del processo di pace.
Le posso dire che in Guatemala ancora non si è realizzata una vera Repubblica, ma che siamo nelle condizioni dell’encomienda spagnola (n.d.r. l’encomienda consisteva nella possibilità per i conquistatori coloni di avere assegnate delle terre in America Latina comprensive di indios-schiavi per lavorarle; gli indios-schiavi avevano l’obbligo – il c.d. requerimiento – di lavorare le terre dei coloni gratis, sotto il vincolo dell’evangelizzazione). Il 60% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Al momento stiamo sopravvivendo grazie alle rimesse dei guatemaltechi che vanno a lavorare fuori dal paese. Quel che chiamiamo “Stato” non dimostra ancora attenzione verso bambini e giovani mettendoli al centro delle sue politiche: ne è un esempio la morte di oltre 40 adolescenti in una casa di accoglienza statale (la Hogar Seguro, n.d.r.) a seguito di un incendio non domato, causato, l’8 marzo 2017, dagli stessi ragazzi ospiti per protestare contro gli abusi subiti nella casa. In Guatemala ci sono 5 diversi gruppi etnici maggioritari, che non si conoscono tra di loro: se non si supera l’encomienda non si può recuperare una convivenza armonica e serena né pensare allo sviluppo del paese. Abbiamo un tiepido inizio di coesione sociale, ma siamo ancora divisi. Concludendo le attuali condizione socioeconomiche del paese sono peggiori di quelle che hanno provocato il conflitto; la riconciliazione è una meta ancora lontana, ma obbligatoria per tutta la società: è questa la situazione dei Diritti Umani. 

 

Domanda 2): Incontrando molti membri di associazioni che lavorano per il recupero della memoria e per la difesa dei diritti umani, hanno testimoniato di percepire che le loro attività non siano gradite alle istituzioni. Cosa può dire al riguardo?

Coloro che, come me, lavorano per la difesa dei diritti umani sono stati stigmatizzati per questo. Invece di farci encomi per questo nostro lavoro, lo Stato contribuisce all’azione che lo denigra. Non gratifica la nostra attività e, in molti casi, riproduce le parole di aggressione con le quali si rivolgono a noi le persone che si oppongono al lavoro di difesa dei diritti umani ed a quello per la memoria e la giustizia. Hanno diffuso, attraverso i mezzi di comunicazione e nei social network, l’idea che chi cerca giustizia per l’omicidio o la sparizione di un familiare è una persona che cerca solo soldi, che non lavora e vuole vivere alle spalle degli altri.
Va innanzitutto sottolineato che in Guatemala sono poche le istituzioni che possono contare su una continuità che vada oltre il mandato dell’Esecutivo di turno (4 anni). Per questa ragione vi sono alcuni analisti che sono portati a pensare che esista una certa debolezza istituzionale congenita. In tale contesto è difficile poter dire che certe organizzazioni o le azioni in difesa dei diritti umani siano graditi o meno dalle autorità. Ci sono esempi di personalità riconosciute dalla società civile per il loro efficace lavoro a supporto dei diritti umani che hanno occupato, o stanno occupando, posti di una certa responsabilità istituzionale in Guatemala. Diverso è il caso di certe organizzazioni estremiste, non governative o partitiche, che attaccano ed accusano le associazioni che lavorano per i diritti umani o per la difesa della memoria storica, perché non hanno voluto accettare gli Accordi di pace.
Le Onlus fanno un lavoro molto importante sin dal terremoto del 1976. Ci sono alcune organizzazioni del settore economico e dei partiti politici che ritengono che le Onlus siano promotrici delle proteste soprattutto contro le società idroelettriche e del settore minerario. E, in effetti, ora, in parte è così: bisogna tener conto che da almeno 15 anni alcune Onlus sono coinvolte nel clientelismo politico ed altre nel riciclaggio.
Edgar Armando Gutiérrez Girón, un analista politico ed economista che è stato Ministro degli Esteri dal 2002 al 2004, aveva proposto all’ONU la giudizializzazione dei diritti sociali, economici e culturali, come sono i diritti civili, ma il progetto non si è mai concretizzato, per cui la difesa dei diritti umani non si sta realizzando come politica pubblica.
C’è da considerare che il Guatemala è un paese dove il narcotraffico dilaga, anche in aree turistiche come Tikal: dal grande capitale, all’esercito, alla polizia, al finanziamento dei partiti non c’è settore che non sia coinvolto nel narcotraffico o nelle mafie. Se non si paga il “pizzo” non si può vivere: finanche i conducenti di autobus devono pagarlo, se no li uccidono.
E’ stata approvata una legge di estensione del dominio, in base alla quale vengono confiscati beni al narcotraffico per poi essere messi all’asta: in diversi casi, però, tali beni vengono riacquisiti nel patrimonio dei narcotrafficanti.

 

Domanda 3): Molte di queste associazioni hanno riferito di essere finanziate dalla cooperazione internazionale e molto poco dallo Stato: come lo spiega?

Lo Stato in Guatemala non ha un programma che sostenga il lavoro delle organizzazioni della società civile. Alcune ricevono fondi dallo Stato e sono quelle che lavorano per la protezione delle donne e dei bambini vittime di violenza, ma gli aiuti sono sottoposti a condizione. Le organizzazioni che sono critiche nei confronti delle azioni dello Stato non ricevono fondi. Non c’è una politica di sviluppo dell’organizzazione sociale e civile in Guatemala. E la cosa peggiore è che sui mezzi di comunicazione e nei social network si diffonde l’idea che anche chi fa parte delle organizzazioni che ricevono appoggio internazionale è un perditempo o comunque non contribuisce allo sviluppo.
In una realtà come quella guatemalteca dove i problemi sociali principali sono la denutrizione cronica del 50% dei minori nelle aree rurali, la copertura ancora insufficiente della popolazione scolastica riguardo l´istruzione elementare e media, la necessità di copertura di medicinali di base negli ospedali pubblici, un tasso molto alto di disoccupazione o di occupazione informale della popolazione giovanile, si può pensare che lo Stato utilizzi le sue risorse su questi settori e problemi ritenuti prioritari. Il finanziamento della cooperazione internazionale alle organizzazioni di difesa dei diritti umani è sempre stato un elemento presente e positivo nella realtà della società civile guatemalteca, anche per preservare spazi di autonomia e di indipendenza nelle scelte da operare.
Perché chi ne fa parte viene visto da alcune istituzioni di governo e dell’ambito economico come un nemico, come qualcuno che vuole soltanto “mettere il naso” nei nostri affari e che, senza dubbio, non può aiutarci.
Occorrerebbe coinvolgere maggiormente le popolazioni sui benefici degli investimenti che vengono fatti in Guatemala: fare in modo che gli abitanti non ne siano sfruttati ma, ad esempio, siano soci delle imprese avviate sui nostri territori, come hanno chiesto le popolazioni Maya di El Quiché ad Enel Green Power per la centrale idroelettrica costruita a Palo Viejo.

 

Domanda 4): Durante la visita all’Archivio storico della Polizia Nazionale è stato detto che gli archivi dell’Esercito, riferiti al periodo della guerra civile, non sono ancora stati resi pubblici. L’Esercito aveva il controllo delle zone rurali, abitate quasi esclusivamente da i nativi indigeni, che sono stati l’80% delle vittime della guerra civile. L’impossibilità di accedere a questi archivi sembrerebbe causare un duplice danno al paese: rende più difficile completare la ricostruzione delle violazioni dei diritti in quel periodo, e non consente alle famiglie delle vittime o ai sopravvissuti di fare istanza di risarcimento allo stato. Cosa ne pensa?

Il silenzio per quanto riguarda il rilascio di informazioni da parte dei militari è stata una parte molto importante nell’impunità che si ha nei casi di violazione dei diritti umani. I documenti che si conoscono sono, come nel caso dell’Archivio Storico della Polizia Nazionale, il prodotto della casualità e non perché esista l’intenzione di farli   conoscere. Altri provengono da archivi declassificati di altri paesi come gli Stati Uniti. La politica ufficiale in Guatemala è quella di mantenere segreta tutta la sua attività senza permettere l’accesso ai documenti che potrebbero contribuire ad acclarare molte situazioni gravi di violazioni dei diritti umani.
La ricostruzione della documentazione archivistica relativa al conflitto armato interno in Guatemala evidentemente è una questione complessa. Nonostante tale complessità, la documentazione disponibile ha consentito alle istanze giudiziarie competenti, in particolare il Ministerio Publico e la Corte Suprema di Giustizia, di realizzare processi contro esponenti delle forze armate per alcuni fatti (come il caso del villaggio di Dos Erres) che si sono conclusi con la condanna di alcuni responsabili diretti. Inoltre, vi sono state anche sentenze della Corte Interamericana dei Diritti Umani.
Gli Archivi dell’Esercito mi risultano aperti soltanto per una parte. C´è da tener in conto che il denominato Archivio Storico della Polizia è stato scoperto nella Caserma Centrale della Polizia Militare Mobile.
Non credo, poi, che oggi l’esercito sia forte come un tempo: lo dimostra il fatto che sono in carcere gli ultimi 2 Ministri della Difesa, (Manuel Lopez Ambrosio del Governo di Alvaro Colom Caballeros, ed Ulises Anzueto del Governo di Otto Perez Molina), e che il Generale Bendedicto Lucas García, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito all’epoca del Presidente della Repubblica, Fernando Romeo Lucas-Garcìa (1978), è stato messo a suo tempo sotto accusa per i cadaveri la base militare di Coban. Inoltre, sono in corso processi a militari per le violenze perpetrate contro la popolazione durante la guerra civile.

 

Domanda 5): Oltre il 65% della popolazione del Guatemala è costituita da popolazioni originarie (indigene), ma pochi accedono ad importanti ruoli politici. Como valuta l’esperienza degli “alcaldes comunitarios” – una specie di ente territoriale parallelo a quello degli “Alcaldes Municipales” e meramente consultivo? Ritiene che possano soddisfare le istanze di rappresentanza pubblica della popolazione indigena?

Le basi del razzismo in Guatemala sono ancora vive. Questo impedisce che ci siano possibilità reali di partecipazione equa dei popoli indigeni. Per esempio, nell’attuale processo di discussione delle riforme costituzionali al sistema della giustizia, è stata proposta una riforma che intendeva riconoscere il pluralismo giuridico per dare ufficialità al sistema della giustizia dei popoli indigeni. La pressione da parte del forte settore economico ed i gruppi conservatori è stata così grande che la proposta ha dovuto essere ritirata dal tavolo di discussione. Non è stato possibile fare in modo che ci fosse una volontà politica reale di garantire la participazione dei popoli indigeni con una vera rappresentanza, né di riconoscere legalmente il funzionamento dei loro sistemi di gestione della giustizia e di soluzione dei conflitti, come pure di consultarli previamente in casi di decisioni che possano avere ripercussioni sui loro territorii. è la forma più concreta di rendere evidente in politica le basi del sistema di razzismo che prevale nel paese.
L’esperienza è sicuramente positiva in quanto da voce alla popolazione indigena. E’ necessario adesso che gli alcaldes comunitarios possano trovare sinergie con gli alcaldes municipales eletti democraticamente per rispondere alle esigenze di tutta la popolazione guatemalteca che necessita di unione per affrontare le difficili sfide dello sviluppo sociale e economico. Tale sfida potrà essere affrontata con il sostegno di alcuni membri dell’attuale Governo Morales che sono di origine indigena quali ad esempio la Ministra del Lavoro, Aura Leticia Teleguario.
Probabilmente no, queste formule sono insufficienti per costituire strumenti di rappresentanza piena delle popolazioni originarie, ma ritengo si debba intervenire alla radice del problema: il Guatemala deve dotarsi di partiti politici veri, mentre, al momento, abbiamo soltanto imprese elettorali. La popolazione, però, sta prendendo coscienza ed alcuni fatti importanti lo dimostrano: ad esempio, l’ex Presidente Otto Perez Molina e la ex Vicepresidente Roxana Baldetti, accusati di associazione a delinquere e frode fiscale, sono stati costretti a dimettersi dalle pressioni che gli hanno fatto i cittadini guatemaltechi scendendo in piazza a protestare contro di loro per ben 19 sabati consecutivi. Alla fine si sono dimessi e sono stati arrestati. Tutto questo sarebbe stato impensabile fino a qualche anno fa.

 

Domanda 6): Secondo dati ufficiali ogni mese 60 donne guatemalteche vengono aggredite sessualmente o muoiono a causa di abusi. Le risulta che ci siano progetti pubblici o ministeriali che si stiano facendo carico di questo che continua ad essere un problema molto importante per il paese?

Dal punto di vista giudiziale, con la Legge contro il femminicidio ed altre forme di violenza contro le donne, ci sono le basi legali per procedere nei confronti dei crimini di genere. Senza dubbio, però, non ci sono iniziative reali di educazione per il cambiamento di cultura in una società saturata anche dal maschilismo e dalla presenza di pubblicità che utilizzano la donna come oggetto. Gli stessi operatori della   giustizia o la polizia non si attivano quando c’è l’aggressione di una donna sulla base di un approccio di genere. La società tollera e, in alcune occasioni, applaude questo tipo di condotte violente.
E’ stata recentemente approvata dal Congresso la legge sul femminicidio che rappresenta una novità importante per il Guatemala nel settore della difesa delle donne. Non bisogna dimenticare, inoltre, che negli ultimi mesi, grazie all’azione della Fiscal General Thelma Aldana, sono state aperte dal Ministerio Publico “fiscalie” specializzate che gestiscono dossier per la difesa delle donne contro abusi e violenze.
Sia presso il Ministero degli Interni che presso il Ministero della Cultura ci sono presidi per il monitoraggio e la repressione di questo terribile fenomeno. Il problema, nei fatti, è preso in considerazione più di quanto non si creda: ci sono anche moltissime Associazioni di donne che si battono contro questa piaga sociale. Molte donne guatemalteche sono sole, con molti figli da mantenere perché i loro uomini, spesso, vanno a lavorare fuori dal paese e poi non tornano. Questo le rende vulnerabili agli abusi.

 

Domanda 7): Se non mi sbaglio, alle celebrazioni che si sono svolte il 24 ed il 26 aprile 2017 in memoria della morte di Mons. Gerardi, nella parrocchia dove è stato pastore e nella Cattedrale della capitale guatemalteca, non erano presenti istituzioni, ma molti cittadini e diversi rappresentanti delle associazioni che si battono per i diritti umani. Semplice mancanza di attenzione?

Se la domanda si riferisce alla poca presenza nel corso delle attività, credo che questo abbia a che vedere anche con la poca diffusione che ha avuto ed alla scarsa mobilitazione della chiesa stessa per la commemorazione.
Alla domanda non è stata fornita risposta.

 

No, credo che sia mancanza di attenzione. I settori che hanno reagito alla pubblicazione del “Guatemala Mai più: recupero di memoria storica “(REHMI – Relazione dall’Ufficio Diritti Umani dell’Arcivescovado), presentato il 24 aprile 1998, ci sono ancora.
La base della relazione è di preservare la memoria storica della violenza politica e della gravi violazioni dei diritti umani degli individui e delle comunità indigene durante questi trentasei anni di lotta fratricida che ha prodotto una polarizzazione sociale senza limiti. Il 26 aprile 1998 c’è stato l’omicidio dell’Arcivescovo Juan Gerardi. Anche il processo giudiziario dei militari indiziati è stato molto confuso.
Penso che gli stesi settori si sentono minacciati di nuovo dai processi di cambiamento che si stanno avviando in tutti i settori della società guatemalteca.

 

Domanda 8): Esistono progetti in corso o in via di approvazione presso il MAECI che, nell’ambito della Cooperazione, siano destinati al Guatemala e che lei possa illustrarci?

L’Italia sta principalmente appoggiando il Guatemala in tre settori: la Giustizia-Diritti Umani, l’Agricoltura e la Cultura. Il nostro Paese, con risorse umane e finanziarie, sostiene da anni la CICIG (Comisión Internacional contra la Impunidad en Guatemala, ONU – n.d.r.) e le competenti autorità guatemalteche, quali la Corte Suprema di Giustizia e Ministerio Publico, in progetti di lotta alla corruzione e all’impunità. Recentemente è stato firmato un accordo con il sistema delle Nazioni Unite operante in Guatemala per un Programma di diffusione della cultura della legalità che sarà indirizzato, con la collaborazione dei locali Ministeri dell’Educazione e dell’Interno, a favore degli studenti guatemaltechi delle scuole superiori e delle università. Tale progetto si inserisce idealmente nel solco delle iniziative che lo Stato italiano opera nella formazione e assistenza ai funzionari guatemaltechi e di altri Paesi dell’area centroamericana in settori quali la confisca dei beni alle reti criminali e la lotta al riciclaggio di denaro.
Nel settore della Giustizia e della Difesa dei Diritti Umani sta, inoltre, per iniziare la seconda fase del Progetto “Minores y Justicia” che il MAECI, in collaborazione con l’Istituto Italo Latino Americano (IILA), sta realizzando in favore delle istanze statali guatemalteche operanti nel settore di Giustizia Minorile per aiutare e dare formazione ai minori in conflitto con la legge e non considerarli come una generazione “senza speranza e futuro”.
Nel comparto agricolo l’Italia da anni è leader nel sostegno economico alle piccole cooperative di produttori guatemaltechi di caffè per migliorare la qualità del prodotto nel rispetto dell’Ambiente e delle questioni di genere.
L’Italia sta, infine, negoziando un credito di aiuto in favore del Ministero della Cultura per la protezione ed il restauro di alcuni edifici in Antigua Guatemala considerati patrimonio mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Tale programma prevede, inoltre, di aiutare le popolazioni autoctone a creare circuiti turistici sostenibili per uno sviluppo economico e sociale dei comuni intorno ad Antigua Guatemala.    
Effettivamente sin dal 2013 è iniziato il negoziato di un Credito d’aiuto per un Programma di rivitalizzazione del Patrimonio Culturale, Naturale ed Antropologico per lo sviluppo sostenibile dell’Ecoregione Sacatepéquez: obiettivo generale è contribuire al miglioramento della qualità della vita degli abitanti della ecoregione Sacatepequez attraverso la promozione di uno sviluppo sostenibile incentrato sulla valorizzazione di un patrimonio culturale, naturale e antropologico eccezionale.  Obiettivo specifico è il recupero e rafforzamento dell’identità culturale della ecoregione Sacatepequez attraverso la rivitalizzazione innovativa in settori chiave della cultura guatemalteca, come la sua storia, le sue tradizioni, le arti ed i mestieri. Il Programma si fonda, quindi, su 3 componenti: la rivitalizzazione del patrimonio storico, artistico e architettonico della ecoregione Sacatepequez; il rafforzamento e la promozione dello sviluppo sostenibile e dell’imprenditorialità locale nel settore culturale nella ecoregione; rafforzamento istituzionale tramite la promozione della partecipazione attiva delle organizzazioni della società civile.

 

Simona Bottoni e l’Ambasciatore Alfredo Trinidad Velázquez nella sede del Ministero di Cultura. Guatemala
Palacio Nacional de la Cultura. Guatemala
Ministero di Cultura – Guatemala
Ministero di Cultura – Guatemala
Cerimonia Maya
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Simona Bottoni
Simona Bottoni vive e lavora a Roma. E’ laureata in giurisprudenza e Specialista in Diritto Civile; ed abilitata alla professione di avvocato. E’ latinoamericanista con un Master in Alti Studi latinoamericani organizzato dalla Sapienza di Roma e conseguito presso l’IILA. Dal 2011 collabora con l’Istituto di Alti Studi e Scienze Ausiliarie (IsaG) dov’è inserita nel Programma di Ricerca “America Latina”. E’ giornalista iscritta all’Ordine dal 2008 e pubblica articoli di politica interna ed estera sui quotidiani “Europa”, “L’Occidentale” e “FareItaliaMag”; come pure sui periodici “Peace Reporter”, “E” (il mensile di Emergency), “Charta Minuta” e “Geopolitica”, la rivista dell’IsaG. Il suo interesse principale è il Brasile ed il mondo lusofono. Parla portoghese brasiliano, francese ed inglese.

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